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Tensioni FdI su Vannacci. Il generale: sono nervosi

Il caso Cirielli svela la crepa di chi tra i meloniani vorrebbe dialogo. Ma Donzelli: “Nessuno vuole allearsi con Fn”. E Tajani chiude
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ROMA – Apocalittici da una parte, integrati dall’altra. I mugugni, dentro Fratelli d’Italia, serpeggiano attorno al tema delle alleanze. Da una parte il sondaggio di BidiMedia che registra il sorpasso di Futuro nazionale, stimato all’8%, non soltanto sulla Lega, ma anche su Forza Italia. Dall’altra, l’apertura a Roberto Vannacci del viceministro agli Esteri Edmondo Cirielli porta alla luce la crepa nel partito che prepara la prova di forza del 4 settembre, quando a Bari celebrerà il primato di longevità del governo Meloni. Via della Scrofa è intervenuta per bollare quella di Cirielli, ex militare, come posizione a titolo personale, ma più d’uno pensa che una riflessione vada fatta.

La linea è ribadita dal responsabile organizzazione del partito, Giovanni Donzelli: «Non c’è una sola persona di FdI che vuole allearsi con chi vota contro il governo Meloni, il tema non si pone». Parole che scoraggiano altre fughe in avanti. Ma le preoccupazioni emergono tra chi tra i Fratelli guarda agli …

ROMA – Apocalittici da una parte, integrati dall’altra. I mugugni, dentro Fratelli d’Italia, serpeggiano attorno al tema delle alleanze. Da una parte il sondaggio di BidiMedia che registra il sorpasso di Futuro nazionale, stimato all’8%, non soltanto sulla Lega, ma anche su Forza Italia. Dall’altra, l’apertura a Roberto Vannacci del viceministro agli Esteri Edmondo Cirielli porta alla luce la crepa nel partito che prepara la prova di forza del 4 settembre, quando a Bari celebrerà il primato di longevità del governo Meloni. Via della Scrofa è intervenuta per bollare quella di Cirielli, ex militare, come posizione a titolo personale, ma più d’uno pensa che una riflessione vada fatta.

La linea è ribadita dal responsabile organizzazione del partito, Giovanni Donzelli: «Non c’è una sola persona di FdI che vuole allearsi con chi vota contro il governo Meloni, il tema non si pone». Parole che scoraggiano altre fughe in avanti. Ma le preoccupazioni emergono tra chi tra i Fratelli guarda agli effetti della legge elettorale in discussione in Parlamento e al rischio che la coalizione non raggiunga il premio di maggioranza alle prossime elezioni.

I più allarmati, gli apocalittici, vedono la possibilità che Fn rosicchi consensi anche a FdI (che nel sondaggio segna un -0,8%) dopo aver ridimensionato significativamente la Lega di Matteo Salvini. Il mondo militare, in cui da sempre FdI pesca elettori, guarda alle posizioni del generale con curiosità. La sicurezza è un nervo scoperto. Più di un parlamentare, a microfoni spenti, si dice preoccupato dai contraccolpi di una linea netta di chiusura. E riconosce che l’apertura di Cirelli non è del tutto campata in aria. Lo ha detto, giovedì sera, l’eurodeputata Antonella Sberna: «Il dibattito è aperto. Le alleanze si costruiranno nel tempo». Salvo dopo un’ora allinearsi al partito sul no al generale.

Non sono dello stesso avviso gli integrati, che attribuiscono l’uscita di Cirielli a un mal di pancia per beghe locali nel partito campano. E guardano al traguardo del prossimo 4 settembre e considerano tanto più «controproducente» il dibattito su Vannacci a pochi giorni dal Meloni Day. Un appuntamento che ieri il coordinatore di FdI in Puglia e sottosegretario, Marcello Gemmato, ha presentato, assicurando la presenza di tutti i ministri, i sottosegretari e i parlamentari di FdI, ma anche dei partiti alleati «anche per rappresentare l’unità del centrodestra».

Lui, il generale, soffia sul fuoco. «Come al solito, tutti parlano di noi ma non con noi . Ne emerge un certo nervosismo in casa FdI: si contraddicono a vicenda. Forse è una tecnica per disorientare il nemico?». Di certo, il centrodestra e Vannacci restano nemici e avversari in Calabria, dove è ai nastri di partenza la campagna per le suppletive alla Camera di fine settembre e Fn punta sull’ex capogruppo di Forza Italia in consiglio regionale, Domenico Giannetta.

Tra i forzisti - non solo in Calabria - la tensione è alta. E il segretario Antonio Tajani chiude a qualunque ipotesi di dialogo: «Vannacci è un rappresentante dell’opposizione, vota sempre contro il governo, sostiene di fatto la sinistra contro il centrodestra e quindi è lui che si è posto fuori». E il sondaggio? «È solo una rilevazione, altre dicono il contrario».

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