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Lattuca: “Fare presto le primarie e le proposte. Priorità a casa e salari”

Il sindaco di Cesena Enzo Lattuca

 

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Il sindaco dem di Cesena: “Non c’è alternativa, meglio convocarle il prima possibile con regole condivise. Le vorrei anche per scegliere i candidati alle Camere”
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Enzo Lattuca, sindaco pd di Cesena, le primarie del centrosinistra vanno fatte?

«Se l’intenzione dei leader di Pd e M5s è quella di farle, e non c’è alternativa, allora lo si dica, si fissi la data prima possibile e si facciano: non possiamo perdere altro tempo».

Non vede spazi per scegliere la figura di un federatore, un terzo nome?

«Percepisco che non c’è la volontà. Né probabilmente c’è in giro questa figura: uno cioè che potrebbe essere visto come il leader di tutti».

Le primarie non rischiano però di lasciare degli strascichi?

«Perciò vanno fatte prima possibile, togliendo di mezzo la questione. Con regole condivise, che garantiscano dai dubbi sulla validità, dentro un contesto trasparente per tutti».

Pensa che siano ancora popolari tra gli eletto…

Enzo Lattuca, sindaco pd di Cesena, le primarie del centrosinistra vanno fatte?

«Se l’intenzione dei leader di Pd e M5s è quella di farle, e non c’è alternativa, allora lo si dica, si fissi la data prima possibile e si facciano: non possiamo perdere altro tempo».

Non vede spazi per scegliere la figura di un federatore, un terzo nome?

«Percepisco che non c’è la volontà. Né probabilmente c’è in giro questa figura: uno cioè che potrebbe essere visto come il leader di tutti».

Le primarie non rischiano però di lasciare degli strascichi?

«Perciò vanno fatte prima possibile, togliendo di mezzo la questione. Con regole condivise, che garantiscano dai dubbi sulla validità, dentro un contesto trasparente per tutti».

Pensa che siano ancora popolari tra gli elettori?

«Io porrei agli elettori anche dei quesiti di contenuto. Cosa chiedono esattamente? Magari non su opzioni binarie, sì o no, ma sulle priorità concrete del programma».

Per conferire alle primarie un valore aggiuntivo?

«Se dobbiamo farle proviamo ad andare oltre la pur importante scelta del leader. Altrimenti ci autolimitiamo, e finiamo per discutere soltanto di una sola cosa: un dibattito che dura da troppi mesi e che, lo ricordiamo, è stato innescato da Giuseppe Conte all’indomani della vittoria al referendum».

Molti sostengono che bisogna parlare soltanto delle cose da fare.

«Ma è quello che stiamo già facendo. Elly Schlein non parla mai di primarie, ma delle cose che non vanno, delle mancanze del governo e delle riforme che vorremmo fare”.

Ma è un messaggio che arriva a chi non va più a votare?

«Quando parliamo di sanità, casa, lavoro, redditi e dell’erosione del potere d’acquisto, ci rivolgiamo a milioni di persone. Altro che pseudocultura woke».

Cosa vede dal suo osservatorio di sindaco?

«Da tempo nei Comuni vediamo arrivare i nuovi poveri: persone che lavorano e che però fanno una gran fatica ad arrivare alla fine del mese».

Anche in una città come Cesena?

«Fino a dieci anni fa una famiglia con due stipendi da operaio poteva togliersi qualche soddisfazione, oggi sopravvive. Se poi si emigra dal Sud la differenza la fa la casa: quella lasciata giù non si riesce ad affittarla, o se la si vende non si prende una cifra sufficiente per comprarne una altrettanto grande al Nord. Gli affitti sono esplosivi a Milano o Bologna, ma sono un problema anche a Cesena».

La questione sociale è al primo posto?

«Gli stipendi non consentono quello che consentivano nel recente passato: questa è la questione principale di cui dovremmo occuparci».

Lei è per la patrimoniale?

«Io sono per un fisco più equo. Continuare a pensare che il lavoro tassato fino al 43 per cento e le rendite dal 20 in giù non siano sostenibili per la democrazia. La questione delle disuguaglianze è mondiale. Non è possibile che le big seven degli Usa abbiano dei ricavati che superano il Pil degli Stati europei avanzati».

Che governo Meloni è stato negli ultimi quattro anni?

«Di galleggiamento».

Cioè?

«Lei sa dirmi le riforme fatte?»,

Ma la destra resta forte nei sondaggi.

«Perciò bisogna partire subito. Le elezioni si vincono col tempismo. Quindi togliamo i rumori di fondo e suoniamo la nostra musica».

Non siamo già in campagna elettorale?

«Il governo lo è, in maniera permanente, da mesi. Noi dobbiamo giocare in attacco. Ho visto campagne locali vinte perché si era partiti in gran anticipo, e perse elezioni credute vinte perché la partenza è stata tardiva».

Lei nel 2013 entrò in Parlamento grazie alle primarie.

«Furono una risposta alla legge Calderoli, poi dichiarata incostituzionale. Era un modo per dire: noi siamo contrari a votare il partito senza sapere minimamente chi si sta candidando».

Sono ancora una buona idea?

«Dipende dalla prossima legge elettorale. Se prevederà liste bloccate allora sarebbe un fatto di democrazia offrire ai cittadini la possibilità di scegliere i parlamentari del proprio campo».

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