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Legge sul fine vita, il Veneto ci riprova. La spinta di Zaia

(agf)

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Nella regione amministrata dal centrodestra il nuovo tentativo dopo il no del 2024. Domani il voto in Consiglio regionale. I precedenti delle regioni rosse mentre il Parlamento non decide
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Sempre più regioni si muovono sul fine vita, anche quelle di centrodestra. Con la legge del Parlamento che è ferma, e non certo per la pausa estiva, nelle amministrazioni locali si continuano a valutare le richieste delle persone che chiedono il suicidio assistito e si lavora su provvedimenti normativi. In Lombardia un uomo si è da poco iniettato il farmaco letale all’interno di una struttura sanitaria pubblica, evidentemente grazie al ruolo attivo della Regione che gli ha assicurato l’assistenza, in Veneto potrebbe essere approvata a breve una legge che detta regole organizzative a partire dalla sentenza della Corte Costituzionale che nel 2019, decidendo sul caso dj Fabo, aprì al suicidio assistito nel nostro Paese.

Ad avere già una legge sono tre Regioni, che sono partite dalla proposta di legge di iniziativa popolare elaborata dall’associazione Coscioni: la Toscana, che si è mossa per prima, la Sardegna e dal luglio scorso l’Emilia-Romagna. La novità di questi giorni è il Veneto. I…

Sempre più regioni si muovono sul fine vita, anche quelle di centrodestra. Con la legge del Parlamento che è ferma, e non certo per la pausa estiva, nelle amministrazioni locali si continuano a valutare le richieste delle persone che chiedono il suicidio assistito e si lavora su provvedimenti normativi. In Lombardia un uomo si è da poco iniettato il farmaco letale all’interno di una struttura sanitaria pubblica, evidentemente grazie al ruolo attivo della Regione che gli ha assicurato l’assistenza, in Veneto potrebbe essere approvata a breve una legge che detta regole organizzative a partire dalla sentenza della Corte Costituzionale che nel 2019, decidendo sul caso dj Fabo, aprì al suicidio assistito nel nostro Paese.

Ad avere già una legge sono tre Regioni, che sono partite dalla proposta di legge di iniziativa popolare elaborata dall’associazione Coscioni: la Toscana, che si è mossa per prima, la Sardegna e dal luglio scorso l’Emilia-Romagna. La novità di questi giorni è il Veneto. Il 16 gennaio del 2024 poteva essere la prima realtà locale ad approvare un testo, ma l’aula la bocciò. Fu decisiva l’astensione della consigliera del Pd Anna Maria Bigon. Adesso potrebbe essere arrivata la volta buona, come si augura Luca Zaia, che allora era presidente della Giunta e oggi del Consiglio regionale. Martedì il testo arriverà in aula e verranno discussi i vari emendamenti. Il Veneto potrebbe diventare la prima realtà governata dal centrodestra ad approvare una legge. Lo stesso Zaia ha ricordato, come già avevano fatto le altre Regioni, che la norma locale non introduce il suicidio assistito in Veneto, perché a renderlo possibile è la sentenza della Corte Costituzionale, che ha previsto la non punibilità del medico che assiste una persona che si procura la morte quando ci sono quattro condizioni: malattia irreversibile, sofferenza fisica o psicologica insopportabile, dipendenza da un trattamento vitale (anche farmacologico), capacità di esprimere il proprio volere. La Regione invece dà indicazioni sui tempi di risposta da parte delle Asl, sulle commissioni che valutano le richieste dei cittadini (anche se pure su quelle ci sono disposizioni della Consulta), sul pagamento dei farmaci (molto economici) e così via. “Considero profondamente improprio immaginare che una materia simile possa essere affrontata facendo calcoli di consenso, cercando di intercettare questa o quella sensibilità dell’elettorato o, peggio ancora, trasformando la sofferenza delle persone in uno strumento di posizionamento politico. Ci sono momenti nei quali la politica deve avere la forza di rinunciare alla politica”, ha scritto Zaia in una lettera aperta.

In quasi tutte le Regioni è in corso la raccolta firme dell’associazione Coscioni oppure ci sono già progetti di legge depositati in aula. Succede ad esempio in Campania, dove il presidente Roberto Fico ha detto di essere “convinto che sia necessario dotarsi di una legge, nel solco delle indicazioni fornite dalla Corte costituzionale”. Anche il presidente della Puglia Antonio Decaro si è detto favorevole a una legge regionale e si starebbe già lavorando su una bozza in consiglio regionale.

E così gli amministratori locali sono molto più avanti di quelli nazionale. “In Parlamento è tutto fermo, nonostante i grandi proclami di Forza Italia, che aveva promesso di arrivare in fondo. – dice Alfredo Bazoli del Pd, che aveva presentato un suo testo, che poi è quello che il partito aveva elaborato a inizio legislatura, in alternativa a quello del centrodestra, affossato dagli emendamenti – A questo punto è pressoché certo che entro la fine della legislatura non si riuscirà a fare nulla. Quindi raggiungeremo gli otto anni senza risposta alla Corte Costituzionale, che aveva chiesto alle Camere di fare una norma sul fine vita. Questa è una grave e chiara responsabilità del centrodestra, sono loro che si sono messi di traverso”.

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