ROMA – Il blocco di Schengen imposto dall’Italia per chi arriva dalla Spagna scade oggi. E il governo di Giorgia Meloni è seriamente tentato di prorogarlo. Così, almeno, ha lasciato intendere nelle ultime ore Matteo Piantedosi. Spiegando che la situazione di Ceuta non è tranquilla, anzi, «è tutt’altro che migliorata». Sostenendo che tra i cinque e i diecimila migranti sono ancora presenti nell’exclave spagnola. La maggior parte di loro non sono ancora identificati e questa circostanza aumenta il rischio di potenziali infiltrazioni oltreconfine (anche se, va sempre ricordato, la libera circolazione non coinvolge in ogni caso quel lembo di terra geograficamente appartenente al Marocco). L’insieme di queste valutazioni farebbe dunque propendere per la conferma della misura per un altro mese, quindi fino al termine di settembre.
ROMA – Il blocco di Schengen imposto dall’Italia per chi arriva dalla Spagna scade oggi. E il governo di Giorgia Meloni è seriamente tentato di prorogarlo. Così, almeno, ha lasciato intendere nelle ultime ore Matteo Piantedosi. Spiegando che la situazione di Ceuta non è tranquilla, anzi, «è tutt’altro che migliorata». Sostenendo che tra i cinque e i diecimila migranti sono ancora presenti nell’exclave spagnola. La maggior parte di loro non sono ancora identificati e questa circostanza aumenta il rischio di potenziali infiltrazioni oltreconfine (anche se, va sempre ricordato, la libera circolazione non coinvolge in ogni caso quel lembo di terra geograficamente appartenente al Marocco). L’insieme di queste valutazioni farebbe dunque propendere per la conferma della misura per un altro mese, quindi fino al termine di settembre.
È una decisione soprattutto politica, questo non sfugge a nessuno. Ma l’esecutivo italiano continua a giustificare la linea assunta con ragioni di sicurezza. Ad esempio, questo almeno sostiene il governo italiano, sarebbero stati gli stessi 007 di Madrid a far sapere di recente che il buio sull’identità di molti dei migranti presenti a Ceuta rappresenta una potenziale minaccia terroristica. C’è chi potrebbe approfittare di questa confusione per entrare in Italia attraverso la “porta” spagnola. «C’è qualche notizia dell’intelligence spagnola — ha detto il titolare del Viminale — che ha lanciato un allarme anche di possibili soggetti entrati con una caratterizzazione jihadista».
Anche i media spagnoli hanno ricevuto segnali che vanno nella direzione di una proroga imposta da Meloni. L’altro ieri, il sito del quotidiano La Vanguardia ha parlato di un rinnovo valido almeno per un altro mese. La decisione definitiva sarà assunta oggi, dopo «attenta valutazione» e in seguito ad alcuni contatti — probabilmente telefonici o comunque in video-collegamento — tra Meloni, Piantedosi e il ministro degli Esteri Antonio Tajani.
E d’altra parte, sembra inevitabile che l’ultima scelta ricada sulla presidente del Consiglio, perché l’eventuale conferma della misura avrebbe l’effetto di complicare ulteriormente i rapporti tra Palazzo Chigi e l’esecutivo guidato da Pedro Sanchez. Con un effetto non irrilevante: ulteriori controlli rafforzati ai viaggiatori italiani che atterrano negli aeroporti spagnoli. Questo “filtro” scade infatti il 7 settembre, ma per reazione Sanchez finirebbe per annunciare il rinnovo. Anche così, d’altra parte, lascia intendere l’atto d’accusa del ministro degli Esteri Manuel Albares. Lo spagnolo ha definito la mossa dell’esecutivo di Meloni dopo i fatti dello scorso Ferragosto un «affronto ingiustificato e ingiustificabile alla dignità degli spagnoli», motivato solo da ragioni elettorali. E ha aggiunto: «Roma era perfettamente a conoscenza del sistema di “doppia filtrazione” in vigore a Ceuta e Melilla che garantisce la piena sicurezza dell’area Schengen».
E dunque, a schiaffo si risponderà con un nuovo schiaffo. Se dovesse finire con un muro contro muro, non resterà che attendere l’11 settembre: quel giorno, Piantedosi ospiterà una riunione del Med5 con i colleghi dei governi mediterranei. Tra loro, il ministro dell’Interno di Sanchez. Un faccia a faccia a quel punto obbligato per provare a sbloccare lo stallo.