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Melonellum, emendamento opposizione per preferenze libere. Schlein: ballottaggio mossa disperata

(ansa)

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Scaduto il termine per la presentazione delle proposte di modifica in commissione: solo tre sono firmate da tutto il centrodestra
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Nuovo giro di modifiche per il Melonellum. Oggi in commissione Affari costituzionali è scaduto il termine per la presentazione degli emendamenti. Solo tre sono firmati da tutto il centrodestra. Il primo è il travagliato testo sulle preferenze, questa volta sottoscritto da tutti i partiti della coalizione (mentre così non era stato alla Camera): l’elettore troverà sulla scheda i capilista bloccati senza equilibrio di genere, sotto una lista di sei nomi e la possibilità di sceglierne tre con le crocette. Altri due sono correttivi tecnici: uno per ricalcolare i seggi se al Senato una coalizione dovesse andare oltre i 113 seggi; l’altro ridefinisce i collegi di Bolzano, Merano e Bressanone.

Poi ci sono le proposte firmate dai singoli parlamentari. Tra queste c'è la più dirompente per l’impianto della legge: il ballottaggio. Prova a introdurlo un emendamento a firma dell’ex presidente del Senato Marcello Pera. Il meccanismo assegna il premio al primo turno solo se una coalizione supera la …

Nuovo giro di modifiche per il Melonellum. Oggi in commissione Affari costituzionali è scaduto il termine per la presentazione degli emendamenti. Solo tre sono firmati da tutto il centrodestra. Il primo è il travagliato testo sulle preferenze, questa volta sottoscritto da tutti i partiti della coalizione (mentre così non era stato alla Camera): l’elettore troverà sulla scheda i capilista bloccati senza equilibrio di genere, sotto una lista di sei nomi e la possibilità di sceglierne tre con le crocette. Altri due sono correttivi tecnici: uno per ricalcolare i seggi se al Senato una coalizione dovesse andare oltre i 113 seggi; l’altro ridefinisce i collegi di Bolzano, Merano e Bressanone.

Poi ci sono le proposte firmate dai singoli parlamentari. Tra queste c'è la più dirompente per l’impianto della legge: il ballottaggio. Prova a introdurlo un emendamento a firma dell’ex presidente del Senato Marcello Pera. Il meccanismo assegna il premio al primo turno solo se una coalizione supera la soglia del 48 per cento dei voti in entrambe le Camere. Diversamente, si va al secondo turno, senza apparentamenti, tra i contendenti che abbiano superato il 38 per cento. Se ce n’è solo una che supera la soglia e arriva al 42 vince il bottino extra di parlamentari senza ballottaggio. “Una mossa disperata che renderebbe questa pessima legge ancor più incostituzionale”, attacca la segretaria Pd Elly Schlein. “È vergognoso questo atteggiamento proprietario delle istituzioni, per cui Meloni legge i sondaggi del giorno e prova a costruirsi una legge elettorale su misura. Con le altre opposizioni faremo muro, e continueremo a parlare noi dei problemi veri degli italiani, che lei ha completamente dimenticato”.

Forza Italia, invece, alla fine ha rinunciato a presentare il suo emendamento sul doppio turno. “Per privilegiare le soluzioni condivise”, dice la capogruppo azzurra al Senato Stefania Craxi. Dietro, però, ci sono dubbi diffusi in tutte le forze politiche della maggioranza. E il veto netto della Lega. “È un tema aperto”, riassume diplomaticamente il presidente della commissione Affari costituzionali di Palazzo Madama Andrea De Priamo.

Gli emendamenti delle opposizioni

Le opposizioni contrattaccano compatte. E firmano otto emendamenti unitari che vanno in direzione opposta alle misure della destra. A differenza di Montecitorio, le minoranze hanno sottoscritto insieme anche un testo che propone di introdurre le preferenze libere: due nomi da scrivere sulla scheda, alternanza di genere tra i capilista al 50 e 50. E poi ancora, tra le proposte: stop all'obbligo di indicazione del candidato premier e innalzamento al 45% della soglia oltre la quale si ottiene il premio di maggioranza con l'abbassamento a 210 e a 105 del numero massimo di deputati e senatori per chi vince.

“Dagli emendamenti di maggioranza si capisce che per la destra la legge elettorale cambia secondo i sondaggi”, commenta il capogruppo dem al Senato Francesco Boccia in conferenza stampa a Palazzo Madama. Al suo fianco il collega M5S Luca Pirondini: “Meloni pensa solo a imbullonare i fedelissimi. Magari ci ritroveremo nelle liste gente come Santanchè, Delmastro o lo stesso Caroccia, il prestanome della Camorra che hanno di fatto protetto con il loro voto in Parlamento”. La capogruppo di Italia viva Raffaella Paita rivendica, tra i punti richiesti dal suo partito, la proposta sulle preferenze con “piena parità di genere”, ovvero “un rapporto fra uomini e donne esattamente al 50%”. La maggioranza, al contrario, chiosa Luana Zanella di Avs, abbatte “una vera e propria clava sulla rappresentanza femminile in parlamento”.

Perché l’alternanza di genere non viene rispettata

Nella scelta dei candidati blindati non c’è nessun obbligo di equilibrio tra i sessi. Ufficiosamente, nelle scorse settimane, era filtrata l’ipotesi di imporre che i capilista di ciascun sesso non potessero essere più del 60% e meno del 40%. Ma alla fine la soluzione non è passata: al tavolo della trattativa si sono opposti sia i delegati della Lega che quelli di FI. Qual è dunque la micro-modifica pensata per addolcire le potenziali “franche tiratrici”? Se il capolista è uomo, il secondo nome in lista dev’essere quello di una donna. E viceversa. L’effetto però è quasi nullo: solo il primo è blindato, dal secondo in poi i candidati nuotano nel mare aperto delle preferenze. Dicono a destra: le quote di genere 60-40 varranno nel listone del premio. Ma anche questo incide poco. Per capirlo serve un esempio. Poniamo che FI ottenga nel listone del premio 20 candidati per la Camera. Sono obbligati a candidarsi come capilista. Se si rispettano le quote, saranno al massimo 12 uomini e minimo 8 donne. Ma i collegi, per Montecitorio, sono 49. Sui restanti non c’è vincolo. Nulla impedirebbe di mettere nei posti più sicuri 41 uomini e solo 8 donne.

La norma anti-cespugli

La maggioranza ha presentato un ventaglio di emendamenti per correggere la cosiddetta norma “anti-cespugli” introdotta a Montecitorio: prevede che i voti dei partiti sotto il 3% non vengano calcolati nel totale delle coalizioni, fatta eccezione per il “miglior perdente”. Sono state depositate più proposte di modifica per rivedere la misura: una per abolirla, una per abbassare la soglia al 2 e l’altra all’1%.

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