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Soglie e liste, cambia la riforma della legge elettorale

Urne aperte in Liguria

 

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Dal premio di maggioranza, alle preferenze, la norma anti frammentazione: ecco i punti principali del Melonellum
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Chiusi i termini degli emendamenti, la legge elettorale voluta dalla maggioranza approderà in Aula al Senato il 9 novembre. Dal premio di maggioranza, alle preferenze, la norma anti frammentazione: ecco i punti principali del Melonellum.

La proposta di secondo turno oltre il 38%

Il Melonellum è un sistema proporzionale con premio di maggioranza. In base al testo approvato dalla Camera, vince un bonus di 70 deputati e 35 senatori la coalizione che arriva prima, superando il 42% dei consensi. A Palazzo Madama un emendamento a prima firma del senatore di Fratelli d’Italia Marcello Pera propone l’introduzione del ballottaggio.

Funzionerebbe così: una coalizione può ottenere il premio di maggioranza al primo turno solo se raggiunge il 48% dei consensi. Sotto questa soglia, se due contendenti hanno superato il 38%, viene previsto un secondo turno. Senza apparentamenti successivi: le coalizioni non possono allargarsi formalmente ad altri partiti esclusi dall’alleanza al primo turno. Se nessu…

Chiusi i termini degli emendamenti, la legge elettorale voluta dalla maggioranza approderà in Aula al Senato il 9 novembre. Dal premio di maggioranza, alle preferenze, la norma anti frammentazione: ecco i punti principali del Melonellum.

La proposta di secondo turno oltre il 38%

Il Melonellum è un sistema proporzionale con premio di maggioranza. In base al testo approvato dalla Camera, vince un bonus di 70 deputati e 35 senatori la coalizione che arriva prima, superando il 42% dei consensi. A Palazzo Madama un emendamento a prima firma del senatore di Fratelli d’Italia Marcello Pera propone l’introduzione del ballottaggio.

Funzionerebbe così: una coalizione può ottenere il premio di maggioranza al primo turno solo se raggiunge il 48% dei consensi. Sotto questa soglia, se due contendenti hanno superato il 38%, viene previsto un secondo turno. Senza apparentamenti successivi: le coalizioni non possono allargarsi formalmente ad altri partiti esclusi dall’alleanza al primo turno. Se nessuna coalizione raggiunge il 38%, la suddivisione dei seggi è proporzionale: nessuno vince il bottino extra di parlamentari e ciascun partito ottiene un numero di eletti proporzionale ai suoi voti. Il ballottaggio non viene previsto anche in un secondo caso: vince il premio di maggioranza la coalizione che ottiene almeno il 42% dei consensi in entrambe le Camere, se la seconda classificata si ferma sotto il 38%.

Capilista bloccati, poi crocette su tre nomi

Al momento, la riforma prevede solo liste bloccate: bloccati gli elenchi dei singoli collegi, bloccato il listone di parlamentari extra - 70 deputati e 35 senatori - che guadagnerebbe la coalizione vincente. Vuol dire, in sostanza, che l’elettore può scegliere sulla scheda solo il partito. I nomi dei candidati sarebbero appannaggio delle segreterie. La maggioranza ha provato a inserire le preferenze alla Camera, senza successo: l’emendamento, nel voto segreto, è stato bocciato dai “franchi tiratori”. Ora ci riprova al Senato, dove il voto sarà palese. Dopo una lunga trattativa, l’emendamento è stato firmato da tutta la coalizione. Prevede una forma di preferenze “soft”. Cosa vuol dire? L’elettore si trova sulla scheda, per ogni forza politica, un capolista bloccato. È il nome del candidato che passerà di sicuro se il partito ottiene un certo numero di voti. Sotto il candidato blindato, c’è una lista di altri sei nomi prestampati. Tra questi, il cittadino ne potrà indicare tre con le crocette. Non viene prevista l’alternanza di genere tra i candidati blindati. L’unico correttivo: se il capolista è un uomo, la seconda dev’essere una donna. Costretta però a giocarsi la partita delle preferenze, senza alcuna garanzia.

Cancellati i voti dei partiti sotto l’1 o il 2%

Il centrodestra si prepara a rivedere una modifica introdotta nel Melonellum alla Camera per volontà di FI. È la cosiddetta norma “anti-cespugli” o “anti-frammentazione”: i voti delle liste che non raggiungono il 3% vengono “cestinati” e non contribuiscono all’assegnazione del premio di maggioranza. Con un’eccezione: il miglior perdente della coalizione. Ovvero la lista che abbia ottenuto il miglior risultato sotto il 3%. Facciamo un esempio: la coalizione X raggiunge, in totale, il 42% dei voti. Ma uno dei partiti che ne fanno parte arriva al 2,9% e un altro si ferma al 2%. Il primo può essere recuperato come miglior perdente. Il secondo, invece, non viene proprio conteggiato. Il totale della coalizione a quel punto sarebbe il 40%. Il paradosso nel meccanismo: a vincere potrebbe essere una coalizione che ha preso meno voti dell’altra, penalizzata dall’eliminazione dei “più piccoli”. Al Senato, due emendamenti di FdI puntano a correggere la misura: il primo abbassa la soglia dal 3% al 2%, il secondo la porta all’1%. Così com’era già previsto nel Rosatellum e nella prima versione del Melonellum.

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