“La legge elettorale anti-Vannacci mossa della disperazione”. Barricate dell’opposizione
di Serena RiformatoLe opposizioni durante la conferenza stampa al Senato sugli emendamenti alla legge elettorale
ROMA – Lo stravolgimento più netto – il ballottaggio – rimane in standby. Alla fine, l’emendamento sul doppio turno è solo uno, a firma dell’ex presidente di Palazzo Madama e oggi senatore meloniano Marcello Pera. Introdurrebbe la sfida a due tra i contendenti che abbiano raggiunto il 38% dei voti. Se una coalizione arriva al 48%, invece, vince subito il premio. È stato depositato non in commissione Affari costituzionali, ma in aula. È il segno del tentennamento, di una riflessione politica ancora in corso: la maggioranza prende tempo fino al 9 settembre, quando sarà l’assemblea a ritoccare il Melonellum. Un’incertezza che ha portato Forza Italia a non presentare la sua proposta di modifica sul tema, seppure gli uffici tecnici l’avessero già scritta. «Preferiamo privilegiare le soluzioni condivise», spiega la capogruppo azzurra al Senato Stefania Craxi. Dietro, ci sono dubbi (tecnici e politici) diffusi all’interno di tutti i partiti della maggioranza. E il veto irremovibile della Leg…
ROMA – Lo stravolgimento più netto – il ballottaggio – rimane in standby. Alla fine, l’emendamento sul doppio turno è solo uno, a firma dell’ex presidente di Palazzo Madama e oggi senatore meloniano Marcello Pera. Introdurrebbe la sfida a due tra i contendenti che abbiano raggiunto il 38% dei voti. Se una coalizione arriva al 48%, invece, vince subito il premio. È stato depositato non in commissione Affari costituzionali, ma in aula. È il segno del tentennamento, di una riflessione politica ancora in corso: la maggioranza prende tempo fino al 9 settembre, quando sarà l’assemblea a ritoccare il Melonellum. Un’incertezza che ha portato Forza Italia a non presentare la sua proposta di modifica sul tema, seppure gli uffici tecnici l’avessero già scritta. «Preferiamo privilegiare le soluzioni condivise», spiega la capogruppo azzurra al Senato Stefania Craxi. Dietro, ci sono dubbi (tecnici e politici) diffusi all’interno di tutti i partiti della maggioranza. E il veto irremovibile della Lega che vi vede l’assist finale all’ascesa di Roberto Vannacci. «Meloni legge i sondaggi del giorno e prova a costruirsi una legge elettorale su misura», attacca la leader Pd Elly Schlein. Il doppio turno, aggiunge la leader, «è una mossa disperata che renderebbe questa pessima legge ancor più incostituzionale». E infatti, le minoranze si preparano alla battaglia.
In totale, ieri, le forze politiche hanno presentato 697 emendamenti. Circa 650, però, sono firmati dalle opposizioni, una sassaiola ostruzionista. In commissione Affari costituzionali sarà un esercizio formale. La maggioranza si prepara a farli decadere quasi tutti, per andare in aula senza mandato al relatore. Tre sono le modifiche certe sottoscritte da tutto il centrodestra e pronte a essere votate dall’assemblea. Due sono correttivi ultra-tecnici. La terza è il frutto di un faticosissimo accordo sulle preferenze: l’elettore troverà sulla scheda i capilista bloccati senza equilibrio di genere, e sotto una lista di sei nomi con la possibilità di sceglierne tre con le crocette. L’alternanza uomo-donna entra in gioco solo dal secondo nome dell’elenco. Il baco è evidente: solo il primo candidato è blindato, gli altri devono guadagnarsi il seggio preferenza dopo preferenza. «Una clava sulla rappresentanza femminile», la definisce la capogruppo di Avs alla Camera Luana Zanella. «Una presa in giro», aggiunge Raffaella Paita, presidente dei senatori di Iv. Nonché una mina di nuovo a rischio esplosione quando il testo, a Montecitorio, dovrà riaffrontare le forche caudine del voto segreto.
Non a caso è uno dei punti su cui le opposizioni coordinano l’attacco. Pd, M5S, Avs e Iv hanno presentato otto emendamenti unitari. C’è una significativa novità, rispetto alla strategia messa in campo a Montecitorio: tra le proposte condivise, questa volta, c’è anche la reintroduzione delle preferenze. Libere, com’è per le Europee: due nomi da scrivere sulla scheda. Rispettando l’alternanza uomo-donna 50 a 50 tra i capilista. «Per la destra la legge elettorale cambia ogni volta che cambiano i sondaggi», commenta il capogruppo Pd Francesco Boccia in conferenza stampa al Senato. «Noi abbiamo provato a rendere neutrali le regole pensando al Paese». Per il collega M5S Luca Pirondini, «Meloni pensa solo a imbullonare i fedelissimi. Magari ci ritroveremo nelle liste gente come Santanchè, Delmastro o lo stesso Caroccia, il prestanome della Camorra che hanno protetto con il loro voto in Parlamento». Una battaglia unitaria pronta ad arrivare in piazza: per il 15 settembre – quand’è previsto il via libera al Senato – il segretario di +Europa Riccardo Magi ha indetto un sit-in. L’invito è aperto agli altri leader dell’opposizione.