ROMA – Non è la nascita della “doppia Lega”, ma qualcosa che ci si avvicina. O meglio: è il massimo che Matteo Salvini è disposto a concedere al fronte “nordista” che pretende da mesi più autonomia rispetto al partito nazional-sovranista, ormai surclassato, almeno nei sondaggi, da Futuro nazionale di Vannacci. Dopo giornate di contatti sottotraccia con i governatori del Settentrione, il vicepremier ha fissato il vertice finale. Sarà una resa dei conti o il giorno del grande compromesso? Si vedrà. Tutti convocati, intanto, per venerdì nel quartier generale di via Bellerio. Gli invitati? Il pugnace presidente della Lombardia, Attilio Fontana, il collega del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, il veneto Alberto Stefani insieme al presidente del consiglio regionale (ed ex “Doge”) Luca Zaia. Più il ministro Giancarlo Giorgetti e il vicesegretario, Claudio Durigon.
Cosa offre sul serio Salvini? Secondo più fonti, il segretario aprirà formalmente alla proposta della “associazione de…
ROMA – Non è la nascita della “doppia Lega”, ma qualcosa che ci si avvicina. O meglio: è il massimo che Matteo Salvini è disposto a concedere al fronte “nordista” che pretende da mesi più autonomia rispetto al partito nazional-sovranista, ormai surclassato, almeno nei sondaggi, da Futuro nazionale di Vannacci. Dopo giornate di contatti sottotraccia con i governatori del Settentrione, il vicepremier ha fissato il vertice finale. Sarà una resa dei conti o il giorno del grande compromesso? Si vedrà. Tutti convocati, intanto, per venerdì nel quartier generale di via Bellerio. Gli invitati? Il pugnace presidente della Lombardia, Attilio Fontana, il collega del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, il veneto Alberto Stefani insieme al presidente del consiglio regionale (ed ex “Doge”) Luca Zaia. Più il ministro Giancarlo Giorgetti e il vicesegretario, Claudio Durigon.
Cosa offre sul serio Salvini? Secondo più fonti, il segretario aprirà formalmente alla proposta della “associazione del Nord”. L’idea, anticipata da Repubblica, che da settimane caldeggia lo stesso Fontana, con Fedriga e Zaia, più il capogruppo in Senato (e segretario della Lombardia) Massimiliano Romeo. Seconda novità: a questa corrente nordista, Salvini proporrà di affiancare un’altra “associazione del Sud”. A presiederla sarebbe proprio Durigon, che è già nel board dei vicesegretari e che da anni svolge questa funzione nel Carroccio: il luogotenente del leader dal Lazio in giù.
Nello schema che ha in mente il vicepremier - e che è già stato illustrato informalmente ad alcuni esponenti dell’ala settentrionale - non ci sarebbe così bisogno di stravolgere lo statuto. Il partito resterebbe uno. E sarebbe Salvini a decidere le liste alle Politiche. Ma ai nordisti verrebbe concessa una sorta di ristrutturazione (soft) del partito. Basterà? Tra i fedelissimi del leader c’è chi spera che sia la volta buona per archiviare i malumori, scongiurando fragorose bizze sul prato di Pontida. Non solo: se passasse l’operazione, c’è aria di vendetta nei confronti di Romeo, che potrebbe rischiare il posto da capogruppo a Palazzo Madama.
In attesa di capire se sarà tregua o no, c’è maretta subito fuori dalla Lega. Un gruppo di ex parlamentari e segretari provinciali del Settentrione, guidato da Gianluca Pini, chiede il controllo del vecchio simbolo (con lo spadone di Alberto da Giussano) della Lega Nord. Hanno creato un comitato per chiedere un congresso del cartello originario, ormai una “bad company” costruita nel 2017 per pagare i 49 milioni che il Carroccio deve restituire allo Stato. I salviniani replicano a brutto muso: «Coloro che hanno rischiato di uccidere la Lega si rifanno vivi in cerca di poltrone. Chi ha patteggiato per corruzione è disposto anche a farsi interamente carico dei 49 milioni di debiti?». Pure Fontana ha preso le distanze.