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Meloni e l’avanzata di Vannacci: “Evitiamo che arrivi al 15%”. Sicurezza, nuovi annunci

Giorgia Meloni

 

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La premier agli alleati: sul secondo turno decideremo solo all’ultimo. Alla festa sui 4 anni di governo novità anche sulle tasse
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ROMA – L’apertura di Giorgia Meloni c’è, ma è ancora avvolta da una coltre spessa di dubbi e calcoli politici. E così la premier, ricevendo l’altro ieri sera i leader della coalizione di governo - i due vicepremier, Matteo Salvini e Antonio Tajani, più il leader di Noi Moderati - per fare un punto sulle amministrative, ma soprattutto per fermare la giostra di proposte e contro-proposte sulla legge elettorale, dopo quattr’ore di discussione ha dovuto prendere atto che non è l’ora del gong. Vale soprattutto per l’idea di resuscitare il ballottaggio. La presidente del Consiglio è consapevole che con la creatura di Roberto Vannacci, Futuro Nazionale, ormai all’8%, sopra Forza Italia e sempre più staccata dalla Lega, il secondo turno può essere l’unico modo per tentare di acciuffare una maggioranza nella prossima legislatura. Ma nel chiuso del summit valuta anche lo scenario opposto. Non solo gli eventuali benefici, ma anche i possibili (e salati) costi. Con considerazioni così, raccontano…

ROMA – L’apertura di Giorgia Meloni c’è, ma è ancora avvolta da una coltre spessa di dubbi e calcoli politici. E così la premier, ricevendo l’altro ieri sera i leader della coalizione di governo - i due vicepremier, Matteo Salvini e Antonio Tajani, più il leader di Noi Moderati - per fare un punto sulle amministrative, ma soprattutto per fermare la giostra di proposte e contro-proposte sulla legge elettorale, dopo quattr’ore di discussione ha dovuto prendere atto che non è l’ora del gong. Vale soprattutto per l’idea di resuscitare il ballottaggio. La presidente del Consiglio è consapevole che con la creatura di Roberto Vannacci, Futuro Nazionale, ormai all’8%, sopra Forza Italia e sempre più staccata dalla Lega, il secondo turno può essere l’unico modo per tentare di acciuffare una maggioranza nella prossima legislatura. Ma nel chiuso del summit valuta anche lo scenario opposto. Non solo gli eventuali benefici, ma anche i possibili (e salati) costi. Con considerazioni così, raccontano diverse fonti a conoscenza del vertice: con il ballottaggio si affievolisce il richiamo del voto utile per il centrodestra tradizionale. Vannacci insomma rischierebbe di «cannibalizzare» non solo il Carroccio, ma pure gli altri partiti della coalizione. Arrivando «in doppia cifra» o addirittura «al 15%», sono mozziconi di ragionamenti ripetuti nel corso del vertice.

Dunque che fare? Dopo attente riflessioni, la premier ha accettato che fosse il solo Marcello Pera a presentare un emendamento per il ballottaggio. «A titolo personale», trapela da FdI. Una proposta che sarà messa ai voti peraltro solo in Aula tra una settimana, non subito in commissione (dunque non avrà il parere del governo, che si terrà le mani libere). Il motivo della mossa l’ha spiegato la stessa Meloni agli alleati: «Intanto presentiamo l’emendamento di Pera, poi si decide all’ultimo» se conviene o no. Pure Tajani alla fine si è sfilato: se non siamo tutti d’accordo, FI non presenterà un suo emendamento, non si espone. E la Lega di certo d’accordo non era, temendo di essere la più esposta al rischio di “sdoganare” Vannacci al primo turno.

A proposito dell’ex generale: la premier continua a lavorare al discorso che terrà venerdì al porto di Bari. È la festa di FdI per il governo «più longevo» della Repubblica. Sarebbe dovuta durare due giorni, invece alla fine sarà formato minimal: un paio d’ore, praticamente monopolizzate da Meloni. Dai fedelissimi allora trapela: ci sarà un annuncio sulla sicurezza. E poi certo le tasse, gli aiuti al ceto medio. Ma è la concorrenza a destra di Fn a crucciare i “Fratelli”, perché Vannacci soffia sulla delusione di un pezzo di elettorato proprio sull’ordine pubblico e l’immigrazione, cioè i cavalli di battaglia di FdI, in teoria. Un malcontento che si allunga pure sulle amministrative, visto che i sedicenti «futuristi» vogliono presentare candidati autonomi in tutte le grandi città al voto nel ‘27. Anche per questo Meloni non ha ancora deciso quando proporre le elezioni comunali. Vorrebbe le Politiche l’11 aprile dell’anno prossimo. Ma da qualche tempo sia dalla Lega che da pezzi di FdI le suggeriscono un election day a maggio, insieme alla tornata nazionale. Per giocare la carta del voto utile su tutti i tavoli insieme.

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