Migranti, i dublinanti che Berlino rimanda in Italia in silenzio: il caso della famiglia ivoriana
di Alessandra ZinitiPapà, mamma, due bambini piccoli e uno in arrivo. Li ha notati in piena notte una volontaria, seduti per terra, davanti alla questura di Piacenza. Dublinanti, approdati in Italia ben prima del 12 giugno (data dell’entrata in vigore delle nuove norme europee), passati in Germania e ora rimandati indietro senza tanti complimenti. Un foglio di via e l’ordine di ritornarsene in Italia pena il rimpatrio in Costa d’Avorio. Arrivati in piena notte a Piacenza, non si sa neanche come, senza sapere cosa fare né dove andare. Rimasti accampati per giorni su un marciapiede fino a quando un privato benefattore prima, il mondo del volontariato insieme ai servizi sociali del Comune poi e infine la prefettura non ha trovato una sistemazione a questo nucleo familiare, avanguardia di quella che ha tutta l’aria di essere una pattuglia neanche tanto contenuta di quell’ondata di dublinanti di ritorno che si teme considerando che, prima la Germania e poi altri sei Paesi europei, hanno annunciato l’intenzion…
Papà, mamma, due bambini piccoli e uno in arrivo. Li ha notati in piena notte una volontaria, seduti per terra, davanti alla questura di Piacenza. Dublinanti, approdati in Italia ben prima del 12 giugno (data dell’entrata in vigore delle nuove norme europee), passati in Germania e ora rimandati indietro senza tanti complimenti. Un foglio di via e l’ordine di ritornarsene in Italia pena il rimpatrio in Costa d’Avorio. Arrivati in piena notte a Piacenza, non si sa neanche come, senza sapere cosa fare né dove andare. Rimasti accampati per giorni su un marciapiede fino a quando un privato benefattore prima, il mondo del volontariato insieme ai servizi sociali del Comune poi e infine la prefettura non ha trovato una sistemazione a questo nucleo familiare, avanguardia di quella che ha tutta l’aria di essere una pattuglia neanche tanto contenuta di quell’ondata di dublinanti di ritorno che si teme considerando che, prima la Germania e poi altri sei Paesi europei, hanno annunciato l’intenzione di far valere le regole del nuovo Patto Ue asilo e immigrazione e riprendere i trasferimenti in Italia dei migranti approdati in Italia (chiamata a gestirne le richieste di asilo) e poi allontanatisi verso altri Stati. Solo che Roma intende accettare solo i trasferimenti di persone arrivate dopo il 12 giugno, tre casi, secondo le ultime stime del ministro dell’Interno Piantedosi che, proprio entro la settimana, si confronterà sul tema con il suo omologo Dobrindt.
La storia della famiglia ivoriana arrivata a Piacenza (il cui status di Dublinanti è stato verificato dalla questura) racconta però un’altra storia: quella di un flusso sommerso di dublinanti di ritorno, non annunciato ufficialmente, non gestito dalle forze di polizia, migranti arrivati nei mesi o negli anni scorsi che adesso ricevono il foglio di via e a cui viene ordinato di tornare in Italia. In bus, in treno, senza una destinazione definita, senza che nessuno sia pronto ad accoglierli. Soprattutto dalla Germania.
Come racconta l’assessora alla solidarietà e all’inclusione sociale del Comune di Piacenza Nicoletta Corvi. “Sono stata chiamata per cercare una sistemazione a questa famiglia di ivoriani giunta in piena notte a Piacenza. La giovane mamma incinta, i due bimbi piccoli. Da quel che abbiamo ricostruito, sono stati mandati indietro dalla Germania alcuni giorni fa. Prima erano stati accolti in un centro nel Sud Italia, poi da lì si erano spostati in Germania dove ci hanno raccontato che erano pure stati inseriti in un progetto. Adesso invece li hanno rimandati qui. E non sono mica i soli. Anche ieri, sempre dalla Germania, è arrivato un ragazzo e un altro piccolo nucleo familiare. Ad agosto abbiamo avuto diversi arrivi di immigrati dalla Germania e pensiamo sia solo l’inizio”.
Il primo tetto alla famiglia ivoriana di dublinanti lo ha dato una anonima benefattrice che, dopo aver fatto inutilmente il giro di tutte le associazioni e le case famiglia, ha pagato loro una notte in albergo. Adesso si è mossa la prefettura e papà, mamma e i due bimbi sono stati sistemati provvisoriamente in un piccolo appartamento destinato a centro di accoglienza.
Una storia che accende i riflettori su un fenomeno che di certo non riguarda solo Piacenza e che nei prossimi mesi potrebbe mettere in difficoltà piccoli e grandi Comuni. “Qui serve che qualcuno ci dica cosa fare con questi dublinanti. Non abbiamo strutture per l’emergenza e non abbiamo neanche risorse e soprattutto se arrivano interi nuclei familiari con bambini riuscire a trovare un posto in accoglienza – spiega l’assessore alla solidarietà di Piacenza Nicoletta Corvi – Davanti a flussi di rientro di dublinanti non programmabili, senza che sia definita una destinazione, è necessario che a Roma si pongano il problema dell’accoglienza e della gestione di queste persone”.
Una questione che finora il ministro Piantedosi ha minimizzato. Nella sua recente audizione al Comitato Schengen, Piantedosi – nel ribadire che l’Italia prenderà indietro solo persone arrivate dopo l’entrata in vigore del Patto – ha detto di aver ricevuto solo tre richieste di trasferimenti e, di queste, solo una persona si sarebbe presentata”. Ma quello che attende l’Italia, con tutta probabilità, è il rientro sommerso di centinaia di persone approdate molto prima, ora espulse dai Paesi in cui si erano stabiliti, e spinte in silenzio a tornarsene in Italia per evitare il rimpatrio coatto nei Paesi d’origine.