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Cosa ha fatto davvero il governo Meloni per la giustizia

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Guerra alle toghe ma il referendum sulla separazione delle carriere è stato un fiasco
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Coesi nell’indebolire la lotta contro colletti bianchi e amministratori infedeli. Ma con la vittoria del no soffiano venti di tempesta. La bocciatura della riforma sulla giustizia scuote il governo e lascia tuttora divisioni e strappi tra lo stop dei meloniani che temono il contraccolpo di altre norme anti-giudici, e il pressing da rivalsa di Forza Italia che, su prescrizione e responsabilità civile, non intende mollare. Su tutto, resta il fallimento più grave, il buco nero trasversalmente riconosciuto: il dramma carceri.

Sul terreno dell’offensiva all’“invadenza intollerabile” delle toghe, parole di Giorgia Meloni, l’esecutivo incide con freni e paletti: l’abolizione dell’abuso d’ufficio, l’attenuazione del traffico di influenze, la stretta sulle intercettazioni cosiddette “a strascico”, il bavaglio alle Procure e alla stampa. La marcia si infrange solo contro i 15 milioni di no, la stangata delle urne. Cade il progetto di presentarsi alle Politiche con lo scalpo dei magistrati. Ma i…

Coesi nell’indebolire la lotta contro colletti bianchi e amministratori infedeli. Ma con la vittoria del no soffiano venti di tempesta. La bocciatura della riforma sulla giustizia scuote il governo e lascia tuttora divisioni e strappi tra lo stop dei meloniani che temono il contraccolpo di altre norme anti-giudici, e il pressing da rivalsa di Forza Italia che, su prescrizione e responsabilità civile, non intende mollare. Su tutto, resta il fallimento più grave, il buco nero trasversalmente riconosciuto: il dramma carceri.

Sul terreno dell’offensiva all’“invadenza intollerabile” delle toghe, parole di Giorgia Meloni, l’esecutivo incide con freni e paletti: l’abolizione dell’abuso d’ufficio, l’attenuazione del traffico di influenze, la stretta sulle intercettazioni cosiddette “a strascico”, il bavaglio alle Procure e alla stampa. La marcia si infrange solo contro i 15 milioni di no, la stangata delle urne. Cade il progetto di presentarsi alle Politiche con lo scalpo dei magistrati. Ma il governo ha fatto in tempo a indebolire i pm e separare le carriere con la riforma sulla Corte dei Conti: i cui magistrati in lotta chiedono lumi alla Consulta. E mentre è espugnata la Scuola della magistratura (per la prima volta, a guidare c’è un prof amico dei meloniani), le mani si allungano anche sul Consiglio di Stato. Dove da mesi è congelata una nomina ai vertici per uno scontro anomalo. Su cui ha acceso un faro perfino il Quirinale.

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