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La lettera di Elly Schlein: “Energia e clima sono la stessa battaglia, ecco le proposte del Pd”

(agf)
Cinque idee “per cambiare rotta e proteggere davvero le famiglie e le imprese italiane” da parte della segretaria Dem
3 minuti di lettura

Siamo nel pieno di una crisi climatica che incide già profondamente sulle nostre vite, sulla nostra salute e quella del pianeta.

Nell'estate più calda di sempre abbiamo visto famiglie chiuse in casa per il caldo, ospedali sotto pressione, la sicurezza dei lavoratori ancora più fragile, campi bruciati dalla siccità, danni enormi da eventi estremi, e le immagini del Nepal devastato.

Le stime in Europa parlano di 35.000 morti premature per le ondate di calore, e di una perdita di 180 miliardi, l'1% del PIL europeo.

Il 12 agosto scorso il nuovo premier inglese Andy Burnham ha convocato una riunione d'emergenza sul clima, mentre il governo italiano continua a ignorare la portata della crisi e preferisce autocelebrarsi per la propria durata.

Da sei mesi la cr…

Siamo nel pieno di una crisi climatica che incide già profondamente sulle nostre vite, sulla nostra salute e quella del pianeta.

Nell'estate più calda di sempre abbiamo visto famiglie chiuse in casa per il caldo, ospedali sotto pressione, la sicurezza dei lavoratori ancora più fragile, campi bruciati dalla siccità, danni enormi da eventi estremi, e le immagini del Nepal devastato.

Le stime in Europa parlano di 35.000 morti premature per le ondate di calore, e di una perdita di 180 miliardi, l'1% del PIL europeo.

Il 12 agosto scorso il nuovo premier inglese Andy Burnham ha convocato una riunione d'emergenza sul clima, mentre il governo italiano continua a ignorare la portata della crisi e preferisce autocelebrarsi per la propria durata.

Da sei mesi la crisi dello Stretto di Hormuz sta provocando un forte aumento della quotazione del petrolio e ha più che raddoppiato quella del gas.

I prezzi alla pompa della benzina e del diesel sono saliti ai massimi storici e la bolletta energetica delle famiglie e delle imprese è aumentata, secondo alcune stime, di quasi 12 miliardi di euro.

Di fronte a questo disastro, la risposta del governo Meloni è stata totalmente inadeguata, con un susseguirsi di debolissime misure tampone, fino all'ultima mini-proroga del taglio dell'accisa sul gasolio che scadrà il prossimo 10 settembre.

Il nostro Paese è tra quelli maggiormente colpiti dalla crisi climatica ed energetica perché il Mediterraneo è una delle aree più vulnerabili del pianeta rispetto al riscaldamento globale e l'Italia è fortemente dipendente dal gas e dal petrolio che importiamo dall'estero.

Ogni tensione internazionale si scarica subito sulle bollette delle famiglie e sui costi di chi ha un negozio, un laboratorio, una fabbrica.

Mai come oggi è chiaro il legame tra clima, energia e geopolitica.

Ridurre i nostri consumi di gas e petrolio è la via maestra non solo per abbattere le emissioni di Co2 ma anche per tagliare i costi delle bollette e aumentare la nostra autonomia strategica.

A giugno la Commissione europea ha previsto per gli Stati membri la possibilità di usare fino allo 0,6 per cento del PIL in tre anni, in deroga ai vincoli di bilancio, per investimenti che accelerino la transizione energetica e ci liberino dalla dipendenza dai combustibili fossili.

È una finestra temporanea da usare al meglio per costruire soluzioni durature, capaci di cambiare davvero il modello energetico del Paese e la vita delle persone.

Per l'Italia, questi spazi di flessibilità si traducono in circa 14 miliardi di euro di investimenti da finanziare entro il 2028.

Come Pd avanziamo oggi al governo una proposta di utilizzo di queste risorse, da concentrare su poche, importanti misure di carattere strutturale.

Il primo intervento è lo stanziamento di 2 miliardi per raddoppiare la dotazione di risorse del Conto Termico, il contributo a fondo perduto a favore dei privati, delle pubbliche amministrazioni e del terzo settore per la sostituzione degli impianti di climatizzazione a combustibili fossili con pompe di calore elettriche.

Aiuterebbe a ridurre la povertà energetica che colpisce il 9% delle famiglie italiane.

La seconda proposta è ampliare di 3 miliardi le risorse destinate dal Piano Casa per l'Edilizia Residenziale Pubblica (ERP), consentendo la riqualificazione energetica di 100 mila case popolari, dove vivono le famiglie più esposte al caro bollette, spesso costrette a scegliere tra riscaldare la casa e pagare le altre spese.

Terzo punto: stanziare 4 miliardi per incentivare le imprese nell'elettrificazione dei processi industriali a bassa e media temperatura, aiutandole a ridurre i consumi di gas naturale (e sostenendo la filiera delle pompe di calore industriali, di cui l'Italia è il primo produttore in Europa).

Quarta misura: 3 miliardi per rifinanziare il Fondo unico per il potenziamento delle reti metropolitane e del trasporto rapido di massa e per l'acquisto di autobus elettrici, con l'obiettivo di rendere il sistema di trasporto pubblico nelle nostre città più moderno e meno inquinante.

Quinta misura: 2 miliardi per l'efficientamento delle reti elettriche, lo sviluppo di sistemi di batteria e accumulo e delle colonnine di ricarica.

Per sfruttare pienamente gli investimenti in eolico e fotovoltaico e per accelerare l'elettrificazione del parco auto.

A queste misure andrebbe associata immediatamente una riduzione della tassazione dell'energia elettrica, sollecitata anche dalla Commissione europea, perché è assurdo che sia tassata più del gas.

La nostra proposta è ambiziosa ma pienamente fattibile, anche perché in molti casi fa leva su strumenti già esistenti.

Per attuarla servono volontà politica e la capacità di guardare oltre l'emergenza.

Mentre altri Paesi europei si muovono con una visione di lungo periodo, l'Italia rischia di restare ferma, con un governo che di clima non parla e di energia si occupa solo per tamponare la situazione immediata.

Il tempo per cambiare rotta e proteggere davvero le famiglie e le imprese italiane c'è ancora, ma bisogna fare in fretta e noi ci siamo.

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