✕

“Stabilità prima riforma il meglio deve venire”.Meloni celebra il record

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni partecipa alla festa di Fratelli d’Italia per celebrare il “Governo più longevo della storia del paese”, Bari 04/09/2026  
Un’ora d’intervento dal palco di Bari per celebrare i quattro anni al governo. Dalla premier nessun annuncio in vista dell’ultimo scorcio di legislatura, solo la rivendicazione dei risultati centrati. I due vice collegati da remoto
3 minuti di lettura

BARI – Un’ora secca di discorso. Annunci scarni, perché il piatto piange, citofonare Giorgetti. Meno applausi del passato, meno coretti. Frecciate oblique a Vannacci, mai citato. E, novità vera, una batteria di frasi così: «Dobbiamo fare meglio», «pedalare di più sulla sicurezza», «le risposte non bastano», «sbagliamo come tutti».

All’ora del tramonto, Giorgia Meloni comizia al porto di Bari, circondata da traghetti. In teoria è la festa per il “governo più longevo” della Repubblica, 1.413 giorni, uno più di Berlusconi. Nei fatti, è lo starter della campagna per le Politiche del ’27.

La premier cala a Bari in aereo, seconda classe con volo di linea (i colonnelli di FdI le cedono la prima, ma rifiuta). L’ascoltano circa 4mila militanti. Tutti simpatizzanti, arrivati con i pullman. A differenza della leader, molti non chiudono all’alleanza con Vannacci. Anche se prevalgono i no.

Le difficoltà e gli errori

La premier ammette, a più riprese, che qualcosa si è inceppato. Ma quasi sempre…

BARI – Un’ora secca di discorso. Annunci scarni, perché il piatto piange, citofonare Giorgetti. Meno applausi del passato, meno coretti. Frecciate oblique a Vannacci, mai citato. E, novità vera, una batteria di frasi così: «Dobbiamo fare meglio», «pedalare di più sulla sicurezza», «le risposte non bastano», «sbagliamo come tutti».

All’ora del tramonto, Giorgia Meloni comizia al porto di Bari, circondata da traghetti. In teoria è la festa per il “governo più longevo” della Repubblica, 1.413 giorni, uno più di Berlusconi. Nei fatti, è lo starter della campagna per le Politiche del ’27.

La premier cala a Bari in aereo, seconda classe con volo di linea (i colonnelli di FdI le cedono la prima, ma rifiuta). L’ascoltano circa 4mila militanti. Tutti simpatizzanti, arrivati con i pullman. A differenza della leader, molti non chiudono all’alleanza con Vannacci. Anche se prevalgono i no.

Le difficoltà e gli errori

La premier ammette, a più riprese, che qualcosa si è inceppato. Ma quasi sempre la colpa viene messa sul conto di altri, dai giudici alla sinistra che governava prima. Però Meloni riconosce che «su alcune materie la discontinuità non si vede. Sbagliamo come tutti, ma non è facile. A volte mi sembra di nuotare nella colla, ma non mollerò mai». Strigliata ai colonnelli di FdI: «Ai nostri dirigenti dico: dobbiamo fare di più e meglio. Continuo a credere che le pagine più belle debbano ancora venire».

La stabilità, sostiene, «non è un vezzo, ma uno scudo, prima ai tavoli internazionali, gli altri leader si chiedevano: e mo’ questo quanto dura?». Il governo più stabile, però, «non è per forza il più capace», dice Meloni, difficile darle torto. «Ma ha avuto più tempo per essere giudicato e quel giudizio sono i milioni di italiani ancora dalla nostra parte». Un consenso, sostiene, «più alto di quello del primo giorno al governo».

I sondaggi dicono ormai il contrario. E Meloni in realtà ne sembra consapevole, quando infatti raffredda l’aria di giubilo: «Non sono qui a festeggiare, sento il peso della responsabilità, ma sono in pace con la coscienza». Quattro anni filati al governo però sarebbero una «conquista da lasciare agli italiani». Anche se il premierato promesso è rimasto in un cassetto. Meloni non lo cita, ma difende la sua legge elettorale: «Governi scelti dai cittadini, niente ribaltoni di palazzo come vorrebbe il Pd».

L’economia

Annunci veri, pochi. I vantaggi di una «Zes unica su tutto il territorio nazionale», di cui aveva già parlato. Sulla benzina, niente più tagli lineari al prezzo, solo «aiuti mirati» per le fasce deboli. Poi «aumenteremo la quota di petrolio che si può estrarre in Italia, ma non siamo negazionisti del cambiamento climatico». Come risultato, rivendica il calo dello spread – parametro che dall’opposizione criticava – e il taglio dell’Irpef, anche se nel complesso la pressione fiscale è aumentata. I salari? «Sono cresciuti», ma «nessuno di noi pensa che sia tutto sistemato».

Immigrazione e sicurezza

Ammissioni e punzecchiate al generale (innominato). «Il problema non è risolto, ma abbiamo protetto i confini», senza ricordare la vecchia promessa del blocco navale. «Gli sbarchi sono diminuiti del 60%». E a proposito di Vannacci e remigrazione: «Chi vi propone soluzioni semplici, non vi dice la verità». Ma lo segue nella crociata contro la presunta “islamizzazione”: «Tolleranza zero per i fondamentalisti». Dice Meloni: «So che sulla sicurezza, la nostra stella polare, ci si aspetta di più».

Risfodera una proposta, sul caso del gioielliere Roggero: nessun risarcimento per chi viene aggredito mentre delinque. Altra frecciata a Vannacci: il femminicidio «esiste eccome». Pochissimo sulla difesa, ma sostiene che sia necessario investire, anche se «ha un costo» come consenso. Mai menzionata Kiev, come nella brochure, «ma non è un risultato del governo», smorza i toni Guido Crosetto. Altro assente nel discorso, Trump, mentre sui social Meloni retwitta le felicitazioni per il “record” di qualche leader estero, dall’indiano Modi al capo della Nato Rutte.

Sanità

Il grande tarlo. «Ma secondo voi le liste d’attesa le ha create Meloni?». Ancora «troppe prestazioni» non vengono erogate in tempi accettabili, ammette, pur sostenendo che la spesa sanitaria abbia toccato livelli record. In rapporto al Pil è calata, ma pazienza. Le giustificazioni per gli inciampi sono tante. Meloni si produce in un elenco sterminato di sciagure che avrebbero caratterizzato, più dei predecessori, il suo mandato, dal ciclone Harry al terremoto, a Hormuz. Elenca pure un mucchio di “riforme” che il suo governo avrebbe fatto, ma sono quelle minori, tipo il tax credit del cinema. La giustizia? Quasi un inciso. L’autonomia, desaparecida.

Le opposizioni e gli alleati

Se Vannacci è citato indirettamente (del resto che alla fine della legislatura sia destinato a restare un avversario è tutto ancora da capire), il centrosinistra no. Meloni fa capire di voler polarizzare lo scontro con i progressisti, «sinistra caviale e Ztl», che sarebbe «l’opposizione più duratura della storia della Repubblica». Maramaldeggia sul woke. E sui patemi del campo largo. «Non sono d’accordo neanche sulle primarie, usano l’antifascismo come arma di distrazione, dipingono i nostri elettori come bifolchi con la clava, una puntata di Quark». Magari, fa capire, seguissero l’esempio della sua amica socialista danese (e anti-immigrazione) Mette Frederiksen. O di Edi Rama.

E gli alleati di centrodestra? Ridotti a comparse. L’unico presente è Maurizio Lupi; Antonio Tajani (da remoto) rivendica: «Questo è governo è in continuità con Berlusconi». Matteo Salvini si collega da un autogrill, ma la connessione s’impalla, parla a scatti proprio mentre vorrebbe discettare di alta velocità.

Leggi i commenti