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Zingaretti: “Italia ostaggio di bugie e propaganda. Con loro decrescita infelice”

Nicola Zingaretti 

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Il capodelegazione dei dem in Europa: “Prima diciamo agli italiani cosa vogliamo fare, i nomi vengono dopo L’importante è non ripetere gli errori del passato”
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ROMA – Onorevole Nicola Zingaretti, Meloni ha festeggiato 1.413 giorni di governo: quanto conta la longevità e quanto invece ciò che lascia al Paese?

«Mentre Meloni parlava a Bari dei suoi presunti successi, in Puglia arrivavano 2.500 lettere di licenziamento ai lavoratori dell’indotto Ilva. Ecco, io credo che questa vicenda, drammatica per migliaia di famiglie, sia la sintesi perfetta della tragedia che sta vivendo l’Italia, ostaggio di una macchina della propaganda lontana dalla realtà e dalla vita vera delle persone».

La premier sostiene che la durata sia già di per sé un successo politico. Oltre all’Ilva, però, non ha portato a casa una sola riforma e il Paese, tra caro vita e caro benzina, si è impoverito: confonde stabilità con immobilismo?

«La durata è certo un primato, ma anche i risultati disastrosi lo sono. Sei milioni di italiani che rinunciano alle cure e altrettanti in povertà assoluta, stipendi scesi del 6% e bollette più costose d’Europa che massacrano famiglie e impre…

ROMA – Onorevole Nicola Zingaretti, Meloni ha festeggiato 1.413 giorni di governo: quanto conta la longevità e quanto invece ciò che lascia al Paese?

«Mentre Meloni parlava a Bari dei suoi presunti successi, in Puglia arrivavano 2.500 lettere di licenziamento ai lavoratori dell’indotto Ilva. Ecco, io credo che questa vicenda, drammatica per migliaia di famiglie, sia la sintesi perfetta della tragedia che sta vivendo l’Italia, ostaggio di una macchina della propaganda lontana dalla realtà e dalla vita vera delle persone».

La premier sostiene che la durata sia già di per sé un successo politico. Oltre all’Ilva, però, non ha portato a casa una sola riforma e il Paese, tra caro vita e caro benzina, si è impoverito: confonde stabilità con immobilismo?

«La durata è certo un primato, ma anche i risultati disastrosi lo sono. Sei milioni di italiani che rinunciano alle cure e altrettanti in povertà assoluta, stipendi scesi del 6% e bollette più costose d’Europa che massacrano famiglie e imprese. Siamo primi per debito e ultimi per spesa in sanità, il Pil è in calo da quattro anni consecutivi malgrado gli investimenti garantiti da noi con il Pnrr. Non so se chiamarlo immobilismo, di sicuro l’Italia altri quattro anni così non li regge. Grazie a Meloni siamo entrati nell’era della decrescita infelice».

Se dovesse indicare una cosa positiva e una negativa tra quelle fatte, quali sceglierebbe?

«Il dato positivo è che ha reso chiaro il bluff di cosa è davvero la destra nazionalista: cavalca i problemi ma non li risolve. Quello negativo è l’uso sistematico delle bugie che ha mortificato la sostanza e la credibilità delle istituzioni. Lei non è mai stata la presidente del Consiglio, solo una capofazione».

Eppure fra i risultati ha elencato spread giù e conti in ordine, mentre il governo giallorosso li avrebbe sfasciati con il superbonus. E pure di aver aumentato l’occupazione, voi al contrario i lavoratori sul divano...

«Se è per questo si vanta pure di aver tagliato le tasse quando invece l’Istat, agenzia governativa, ha misurato una pressione fiscale ai massimi da 15 anni. E di aver registrato il record di occupazione femminile, dimenticando che resta 13 punti sotto la media europea. Di cosa stiamo parlando? Ancora bugie, sempre mezze verità».

Tuttavia dice il vero quando ricorda che i tre governi più longevi sono tutti di centrodestra. Dipende dal fatto che il centrosinistra è incapace di costruire coalizioni solide e di guidare il Paese?

«Non c’è dubbio che noi nella nostra storia abbiamo pagato la sottovalutazione del tema dell’unità. Personalmente ne ho fatto una ragione identitaria. Ma la longevità senza spirito di servizio, idee, passione e lealtà ai valori costituzionali si trasforma in agonia per l’Italia. E poi, se vogliamo fare dei bilanci, noi in due anni di Conte2 abbiamo ottenuto 260 miliardi dall’Europa, loro in quattro i dazi di Trump».

Salvini e Tajani non erano alla festa, si sono solo videocollegati: è soltanto un dettaglio organizzativo o il segno che sotto la strombazzata compattezza covano crepe?

«È l’ennesima dimostrazione che a tenerli insieme è solo la gestione del potere. Nient’altro. Si è perso il conto delle liti, dei dispetti, dei ricatti fra di loro. Si sono ritrovati d’accordo soltanto sulle poltrone, come arraffarne il più possibile. Hanno trasformato la cosa pubblica in qualcosa da depredare».

Ma se è così, come mai Meloni non cala nel consenso? Non sarà perché le opposizioni non sono mai riuscite a metterla in difficoltà, né a costruire un’alternativa credibile?

«Dopo le politiche del 2022 partivamo da una situazione terribile, lacerati e sospettosi l’un con l’altro, e non c’è dubbio che parte del problema è stato quello. Ma abbiamo imparato la lezione: la strada intrapresa, anche se complicata, è quella giusta. Le difficoltà ci sono, ma vanno superate per andare avanti insieme. Ma dobbiamo fare in fretta».

Intanto la destra dice: “Noi duriamo, voi litigate”. Come si fa a ribaltare questo racconto, visto che la coalizione progressista ancora non esiste e ogni volta che ci provate spuntano divisioni, veti e guerre sulla leadership?

«Dobbiamo voltare pagina, usare l’unità già conquistata sui territori per avanzare una proposta di sviluppo per il Paese su capitoli chiari, alternativi ai fallimenti della destra: crescita, uguaglianza e libertà. Gli italiani hanno difeso la Costituzione, ora traduciamola in un programma che metta al centro un’idea di Europa diversa da quella dei nazionalisti».

E qui viene il bello: prima il programma o prima le primarie per scegliere il candidato premier? Sul punto Meloni vi ha sbertucciato.

«L’ho sempre detto e lo ripeto. I nomi vengono dopo. Prima diciamo agli italiani cosa vogliamo fare. È il momento delle scelte. L’importante è non ripetere gli errori del passato».

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