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Al raduno neonazi superblindato fan e dirigenti di Futuro nazionale

Pietramurata, manifestazione sindacati contro evento "Ritorno a Camelot"

 

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A Dro, in provincia di Trento, la tre giorni convocata dalle teste rasate Slogan per la remigrazione e contro l’Europa
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DRO (TRENTO) – Se è vero che gli agenti obbediscono agli ordini, allora il mondo al contrario è già tra noi: la privacy e la serenità dei neonazisti arrivati da mezza Europa a Pietramurata, frazione di Dro, tutelata con grande solerzia dalle forze di polizia. Qui i precedenti penali, o far parte di organizzazioni sospettate di terrorismo come Blood & Honor, non sembra contare molto, i decreti sicurezza sono virtualmente sospesi: l’importante è che i giornalisti non si avvicinino troppo all’hotel che ha messo a disposizione la propria tensostruttura per le oltre 300 teste rasate — la maggioranza: ma ci sono anche donne, anzi famiglie — radunate per la loro tre giorni denominata “Camelot”.

Arrivano furgoni e camper tedeschi, anche targhe inglesi, la strada che porta all’albergo è pubblica ma passano solo “loro”, coloro riconosciuti dalla sicurezza degli skinhead. Tutti gli altri a distanza, guai a fotografare. «Questione di ordine pubblico», garantisce un agente. «Ognuno dovrà tener…

DRO (TRENTO) – Se è vero che gli agenti obbediscono agli ordini, allora il mondo al contrario è già tra noi: la privacy e la serenità dei neonazisti arrivati da mezza Europa a Pietramurata, frazione di Dro, tutelata con grande solerzia dalle forze di polizia. Qui i precedenti penali, o far parte di organizzazioni sospettate di terrorismo come Blood & Honor, non sembra contare molto, i decreti sicurezza sono virtualmente sospesi: l’importante è che i giornalisti non si avvicinino troppo all’hotel che ha messo a disposizione la propria tensostruttura per le oltre 300 teste rasate — la maggioranza: ma ci sono anche donne, anzi famiglie — radunate per la loro tre giorni denominata “Camelot”.

Arrivano furgoni e camper tedeschi, anche targhe inglesi, la strada che porta all’albergo è pubblica ma passano solo “loro”, coloro riconosciuti dalla sicurezza degli skinhead. Tutti gli altri a distanza, guai a fotografare. «Questione di ordine pubblico», garantisce un agente. «Ognuno dovrà tenere un comportamento decoroso che rimarchi la differenza antropologica che ci contraddistingue dai nostri detrattori», intimano nelle loro chat i camerati.

Le camionette della polizia sono sparse in varie frazioni di Dro, lì dove sono alloggiati i naziskin: si muovono assieme per le vie del paese, gruppi di 20-30 persone, quasi tutti in maglietta nera («Oggi è il giorno dei ragazzi in nero!», scrivevano nelle loro comunicazioni interne). L’operazione identitaria, che poi è anche una prova di forza, di legittimazione sul territorio, è guidata dal Fronte Veneto Skinheads e la parola d’ordine è una: “remigrazione”. C’è anche chi esibisce una maglietta, lui e il figlio che neanche avrà dieci anni, con su scritto “accettiamoli tutti” e un tridente che colpisce una barca di migranti. I neonazi sono dentro il comitato che ha cercato di presentare la propria proposta di legge in Parlamento nei mesi scorsi, e che ha organizzato varie manifestazioni, anche a Roma, al grido di “musulmano pezzo di m....”.

C’è grande fermento nell’estrema destra continentale: l’Afd in Germania è il primo partito in molte aree del Paese, in Italia tra FdI e Futuro nazionale le coperture ideologiche ci sono tutte. E così si racconta che Piero Puschiavo, il fondatore dei veneti, oggi politico vicentino in doppiopetto con la fiamma di Giorgia Meloni, stia invece guardando con attenzione a Fn. La storia del gruppo veneto — e chissà se sono menzionate anche le violenze di strada contro migranti e “diversi” — è pubblicata da Passaggio al bosco, la casa editrice difesa a spada tratta da Roberto Vannacci quando scattarono le polemiche per la sua presenza alla fiera del libro di Roma. «“Ritorno a Camelot” è una grande festa patriottica e identitaria europea con bravi ragazzi, bella musica e buona birra, un luogo di pace, armonia e fratellanza. Io passerò a salutare vecchi amici e camerati, come già in altre piacevoli edizioni», promette Roberto Jonghi Lavarini, detto anche il “Barone nero”, ex missino e FdI oggi con Fn. «Voi siete i propri nemici, voi siete il male, incarnate il male», è il sobrio giudizio di Emilio Giuliana, guida di Fn in Trentino, nei confronti dei sindacati e delle associazioni che giovedì avevano organizzato il corteo antifascista. «I vostri strepitii, il vostro bramare d’odio, la vostra bile non farà altro che soffocarvi», è la promessa (o la minaccia?) del vannacciano trentino via social. Anche Joe Formaggio, un altro ex consigliere regionale FdI passato con il generale pensione, ha promesso di esserci.

Il titolo della conferenza in programma ieri pomeriggio era “Superdemocrazie e persecuzione ideologica. Contrastare la repressione contro i nazionalisti europei ai tempi di Schengen”. Le destre radicali che guidano l’agenda pubblica in mezzo mondo, ma il vittimismo rimane il marchio di fabbrica.

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