CERNOBBIO – Al mattino «me ne frego» per l’esposto alla procura militare, al pomeriggio – qui a Cernobbio – addirittura «il gergo marxiano dell’esercito industriale di riserva». Che camaleonte in tutte le sfumature del nero, questo ex generale Roberto Vannacci, che sbarca ieri sulle rive del Lago di Como per illustrare proprio stamattina, di fronte alla platea del Forum Teha di Cernobbio, le sue tesi sull’Europa «diversa, un’Europa che non veda nelle nazioni sovrane un problema ma anzi un talento, qualcosa da esaltare. Che sia una piattaforma di collaborazione e non una cattedra che impartisce direttive e regolamenti».
Muro di telecamere e microfoni, telefonini branditi sotto il generalesco naso per non perdere una paro…
CERNOBBIO – Al mattino «me ne frego» per l’esposto alla procura militare, al pomeriggio – qui a Cernobbio – addirittura «il gergo marxiano dell’esercito industriale di riserva». Che camaleonte in tutte le sfumature del nero, questo ex generale Roberto Vannacci, che sbarca ieri sulle rive del Lago di Como per illustrare proprio stamattina, di fronte alla platea del Forum Teha di Cernobbio, le sue tesi sull’Europa «diversa, un’Europa che non veda nelle nazioni sovrane un problema ma anzi un talento, qualcosa da esaltare. Che sia una piattaforma di collaborazione e non una cattedra che impartisce direttive e regolamenti».
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Muro di telecamere e microfoni, telefonini branditi sotto il generalesco naso per non perdere una parola, anziani accademici statunitensi stupiti dalla ressa e politici italiani insofferenti, il Vannacci da sbarco sul lago si gode – come al solito, più del solito – il suo ruolo di guastatore. Questa volta a far scattare il cortocircuito basta la sua presenza di fronte alla compassata platea di Cernobbio: gran maggioranza di uomini over 50 ad alto – alcuni altissimo – reddito: imprenditori, politici, gente di finanza, professori. Insomma, le celebri “elites”, pure parecchio globaliste, che Vannacci spera di ammaliare, anche se a parole è lontano mille miglia da loro. Per ora la sua presenza ha avuto più che altro effetti respingenti: sparito all’ultimo momento il videomessaggio inaugurale di Giorgia Meloni, annunciata proprio ieri la defezione di Giuseppe Conte dal panel domenicale dedicato alle opposizioni, già messa agli atti la defezione del leader di Azione Carlo Calenda. Ma sono assenze che al generale diventato politico non dispiacciono, anzi. Deve essere un prezzo adeguato da pagare anche per Valerio De Molli, il gran capo di Teha che organizza il Forum di Cernobbio. «Invitare interlocutori diversi e, talvolta, anche molto distanti tra loro non è per legittimare le loro posizioni, ma per ascoltarle e consentire a tutti di confrontarsi con esse», dice, dribblando il tema dello “sdoganamento” del pensiero di estrema destra.
Come affronterà Vannacci il pubblico di Cernobbio? «Come al primo lancio», folgoreggia lui, assicurando comunque che ha sempre il doppio paracadute. E se il confronto con Mario Monti – europeista convintissimo, presidente del Consiglio tecnico, bocconiano in ogni fibra, uno humor tagliente che emerge dalla corazza professorale, dovesse andare male, Vannacci ha già la soluzione: «Monti non viene da professore, non può bocciarmi, sarà un confronto». Un assaggio del metodo e del merito – sorriso candido e pensieri nerissimi – non si nega nemmeno nelle anteprime. Cosa dirà ad esempio il leader di Futuro nazionale alle imprese che hanno bisogno di immigrati che lavorino? «Ma ci mancherebbe», che lavorino pure, «la mia perplessità è che questi migranti entrino poi a far parte del popolo italiano. Sono due cose diverse: il lavoro è una prestazione che viene ricambiata con un salario, non con la cittadinanza. Una prestazione temporanea al termine della quale l’immigrato può tranquillamente ritornare presso il suo Paese di origine». E poi l’associazione tra immigrazione irregolare e salari fermi: «C’è anche la presenza di una massa rilevante di immigrati e soprattutto di immigrati clandestini che poi lavorano al nero e che ha creato quella che in gergo marxiano si chiama l’esercito industriale di riserva del padrone, che abbassa i salari ed elimina i diritti dei lavoratori. Un problema per le nostre imprese ed un problema anche per i nostri lavoratori che hanno salari estremamente bassi», dice come se i braccianti che raccolgono pomodori sotto il sole nei campi pugliesi avessero un’influenza sulle retribuzioni dei metalmeccanici. Ne sentiremo altre, questa mattina, da Vannacci e anche da Jordan Bardella, il leader del Rassemblement National francese che vuole portare Marine Le Pen all’Eliseo. E ne sentiremo altre anche fuori da queste mura dorate.