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“Meloni ha fallito”, a Cernobbio le proposte del centrosinistra per far ripartire il Paese

(ansa)

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I leader dell’opposizione al Forum Teha. Schlein: “Basta disfattismo sull’Europa”. Renzi, il più applaudito: “Il centrosinistra con contratto alla tedesca manda a casa governo. Elezioni a maggio”
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CERNOBBIO – Circondati da un’aura di enorme diffidenza. Relegati, come da tradizione, nel primo panel dell’ultimo giorno utile, i leader dell’opposizione a Giorgia Meloni - che al mondo economico e finanziario riunito a Villa d’Este piace, nonostante tutto - si accomodano in uno dei saloni affacciati sul lago di Como per provare a dimostrare di essere una squadra: non solo coesa, soprattutto capace di governare l’Italia. A dispetto delle defezioni: per il secondo anno consecutivo Giuseppe Conte ha preferito collegarsi da remoto. Dei mancati inviti: al segretario di Sinistra italiana, Nicola Fratoianni, non è mai arrivato. Delle assenze annunciate, come quella di Carlo Calenda in polemica con gli organizzatori del forum Teha per lo spazio eccessivo riservato a Roberto Vannacci.

Le imprese promuovono il governo

Che l’impresa non sia semplice si capisce subito. Sin dalle prime battute, quando il direttore del Corriere, Luciano Fontana, snocciola i dati del sondaggio promosso tra gli ospi…

CERNOBBIO – Circondati da un’aura di enorme diffidenza. Relegati, come da tradizione, nel primo panel dell’ultimo giorno utile, i leader dell’opposizione a Giorgia Meloni - che al mondo economico e finanziario riunito a Villa d’Este piace, nonostante tutto - si accomodano in uno dei saloni affacciati sul lago di Como per provare a dimostrare di essere una squadra: non solo coesa, soprattutto capace di governare l’Italia. A dispetto delle defezioni: per il secondo anno consecutivo Giuseppe Conte ha preferito collegarsi da remoto. Dei mancati inviti: al segretario di Sinistra italiana, Nicola Fratoianni, non è mai arrivato. Delle assenze annunciate, come quella di Carlo Calenda in polemica con gli organizzatori del forum Teha per lo spazio eccessivo riservato a Roberto Vannacci.

Le imprese promuovono il governo

Che l’impresa non sia semplice si capisce subito. Sin dalle prime battute, quando il direttore del Corriere, Luciano Fontana, snocciola i dati del sondaggio promosso tra gli ospiti di Cernobbio: in sintesi, oltre il 68% delle imprese promuove l’operato dell’esecutivo, mentre crolla il gradimento per le forze progressiste, bocciate dall’83% dei presenti. Numeri che gelano i quattro leader del centrosinistra. Ridimensionati però con ironia dal vero mattatore del dibattito, Matteo Renzi, non per caso il più applaudito da una platea tradizionalmente conservatrice: “Sono venuto qui tante volte, anche da presidente del Consiglio, da queste parti i sondaggi sono sempre positivi per il governo e punitivi per le opposizioni. Ma basta uscire fuori da questa villa per vedere cosa pensano gli italiani. Il vero sondaggio andrebbe fatto al supermercato”.

La denuncia: “Meloni ha fallito”

Ed è lì che sono dolori, punta il dito il campo largo. Nella pancia del paese ribolle il malcontento per “i fallimenti di Meloni, che in quattro anni non ha fatto nulla”, anzi di più: “Ha peggiorato le condizioni di vita delle persone”, è il giudizio unanime. “Abbiamo l’energia più cara d’Europa, il record di pressione fiscale, sei milioni di italiani in povertà assoluta e altrettanti che rinunciano alle cure, il finanziamento in sanità sotto la media europea, l’inflazione in rialzo e la produzione industriale in calo mentre i costi della produzione sono cresciuti del 7%, ma di cosa stiamo parlando?”, protesta il coportavoce di Avs Angelo Bonelli: “Per qualcuno va bene così, ma noi siamo convinti che vinceremo le elezioni, andremo a governare e costruiremo insieme a voi un'Italia migliore”, l’auspicio che tuttavia, a queste latitudini, sembra quasi una minaccia.

Il contratto alla tedesca

I leader delle opposizioni chiedono una cosa soltanto alla platea: di essere ascoltati “senza pregiudizi ideologici”, misurati sulle proposte concrete. Pronte a confluire in un programma comune “su cui ci stiamo già confrontando”. Con una raccomandazione: “Se ci mettiamo d'accordo su dei punti precisi con un contratto alla tedesca”, scandisce Renzi, “non soltanto mandiamo a casa Meloni, Urso e Salvini ma possiamo dare all'Europa l'idea di un'Italia protagonista, non che semplicemente si limita a galleggiare". A patto, però, di ampliare il perimetro dell’attuale alleanza: “Il centrosinistra è qualcosa di più del campo largo”, avverte il leader di Iv. “Per vincere le elezioni serve anche Casa riformista, per intercettare il consenso di chi ha questa sensibilità qui. Dopodiché, c’è tutto un dibattito sulle primarie, ma non dipende da noi, si deciderà quando il centrodestra avrà stabilito la data del voto, su cui stanno litigando. A maggio ci sono le elezioni a Roma, Napoli, Milano, Bologna, Palermo, praticamente in mezza Italia, sarebbe logico fare un election day, anche per evitare una campagna elettorale estiva”.

Conte: no al riarmo, sì alla difesa europea

E allora eccole le ricetta del centrosinistra per far ripartire il Paese. Senza nascondere le diverse sfumature, specie sulla politica estera, che però ci sono anche dall’altra parte. E’ Conte a ribadirlo: "Le nostre posizioni sono molto chiare, ci troviamo tutti sul fatto che l'Europa non si avvantaggia con l'escalation militare che sta drenando moltissime risorse", insiste il capo del M5S. "Alcuni comparti sono stati avvantaggiati, altri no, e gli impegni militari sono stati scritti irresponsabilmente, Meloni lo sa che non possiamo spendere il 5% di bilancio negli armamenti. In Europa si deve andare verso una vera difesa comune". Dopodiché “su politiche del lavoro, ambientali e sulla legge sul conflitto d'interessi stiamo già lavorando insieme”, precisa. “E sono più determinato che mai a creare un fondo sovrano nazionale di sviluppo per finalità di pubblico interesse, dove allocare asset importanti, cespiti che non sono usati dallo Stato, in cui possono confluire anche i risparmi privati, conclude Conte. Mettere giù un programma, è il sottinteso, non sarà complicato.

Le proposte di Schlein sull’energia

Lo dice chiaro anche Elly Schlein, cui tocca fare la sintesi, iniziando con un appello: “Basta disfattismo sull’Europa che è il miglior antidoto per non finire schiacciati da questo smantellamento del multilateralismo e del diritto internazionale. "Bisogna superare l'unanimità, perché così non si riesce a governare neanche un condominio, figurarsi una comunità che tiene insieme 27 Paesi diversi. In undici, la scorsa settimana hanno firmato per abolirla, ma il governo Meloni si è rifiutato, l’unico fra i fondatori dell’Ue”, denuncia la segretaria del Pd. Che ribadisce: “No alla corsa al riarmo dei singoli Stati, sì a una vera difesa comune europea”. Per poi illustrare la sua ricetta per "rimettere in moto il Paese, a partire da una strategia per la crescita che per noi ha tre nodi fondamentali”, anticipato ieri sul sito di Repubblica. Da finanziare con i 14 miliardi di flessibilità sull’energia concessa da Bruxelles. Primo: “Accelerare la decarbonizzazione” per abbattere il costo delle bollette. Secondo: “Investire 2 miliardi sul conto termico, sostituiamo le caldaie a metano con le pompe di calore, e tre miliardi sul piano casa per l'efficientamento delle case popolari”. Tre: “Quattro miliardi mettiamoli invece a sostenere le imprese nell'elettrificazione dei processi industriali a media e bassa temperatura”. Quattro: “Mettiamo 3 miliardi sul trasporto pubblico di massa, le metropolitane, l'elettrificazione anche delle reti degli autobus nel trasporto pubblico locale". Qiuinto: "Ci vogliono 2 miliardi per sostenere lo sviluppo delle reti dell'accumulo delle batterie e delle colonie di ricarica perché su questo siamo molto indietro". Senza dimenticare di “accelerare lo sviluppo della potenza rinnovabile sui nostri territori". Misure concrete che “il governo avrebbe potuto fare e in quattro anni non ha fatto”, conclude Schlein. Chiaro il messaggio: dateci fiducia e ci penseremo noi.

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