La passerella per Futuro nazionale a Cernobbio indispone il governo
di Lorenzo De CiccoLa presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, durante un sopralluogo a Policoro (Matera)
ROMA – «Non andategli dietro», è l’ordine di Antonio Tajani allo stato maggiore azzurro. Chat e chiamate ai fedelissimi nelle ultime ore, per segnare un cambio di linea: Vannacci adesso va ignorato, perché a forza di inseguirlo, FI si è ritrovata dove non voleva. Dietro. Almeno stando ai sondaggi.
Il vicepremier azzurro, parlando con i dirigenti del partito, si è detto parecchio irritato (eufemismo) per l’ultima vetrina offerta all’ex generale, il forum di Cernobbio. Una passerella che cruccia in realtà pure gli alleati di Fratelli d’Italia. Giorgia Meloni avrebbe dovuto spedire un filmato l’altro ieri, invece niente: disdetta. Formalmente – questa almeno è la versione fornita da Palazzo Chigi – solo per complicati incastri d’agenda, visto che la presidente del consiglio venerdì si è messa in viaggio per Bari, dove in serata ha comiziato per celebrare il “governo più longevo” della Repubblica, il suo. Qualche colonnello della fiamma però, a taccuini chiusi, ammette che l’invito all’e…
ROMA – «Non andategli dietro», è l’ordine di Antonio Tajani allo stato maggiore azzurro. Chat e chiamate ai fedelissimi nelle ultime ore, per segnare un cambio di linea: Vannacci adesso va ignorato, perché a forza di inseguirlo, FI si è ritrovata dove non voleva. Dietro. Almeno stando ai sondaggi.
Il vicepremier azzurro, parlando con i dirigenti del partito, si è detto parecchio irritato (eufemismo) per l’ultima vetrina offerta all’ex generale, il forum di Cernobbio. Una passerella che cruccia in realtà pure gli alleati di Fratelli d’Italia. Giorgia Meloni avrebbe dovuto spedire un filmato l’altro ieri, invece niente: disdetta. Formalmente – questa almeno è la versione fornita da Palazzo Chigi – solo per complicati incastri d’agenda, visto che la presidente del consiglio venerdì si è messa in viaggio per Bari, dove in serata ha comiziato per celebrare il “governo più longevo” della Repubblica, il suo. Qualche colonnello della fiamma però, a taccuini chiusi, ammette che l’invito all’ex parà non ha certo stimolato la leader a presenziare, sia pure in formato video. Il forfait è stato più facile da annunciare.
Bastava ascoltare le parole del Guardasigilli Carlo Nordio ieri a Cernobbio per comprendere che aria tiri, al governo, rispetto all’ex militare: «Una persona che parla bene di Putin non può essere un alleato di questo governo e tanto meno può godere delle mie simpatie». E ancora: «Il programma di Vannacci è molto estremista. Credo che la sua strategia sia quella oggettivamente di indebolire il centrodestra».
Sul palco del porto di Bari, Meloni non ha mai nominato il capo di Futuro nazionale. Ma le stoccate non sono mancate, se pur indirette, dalle “ricette facili” (e dunque bugiarde) per l’immigrazione al femminicidio che “esiste eccome”. La premier è convinta che a ridosso delle urne scatterà l’effetto voto utile, a destra. Ma il primo test, tra un paio di settimane, non promette bene. Il 27 e 28 settembre si vota per le suppletive alla Camera di Reggio Calabria. Al posto del neo-sindaco Francesco Cannizzaro, il centrodestra, col placet di Marina Berlusconi, ha messo in pista il tesoriere Fabio Roscioli, romano. Vannacci schiera l’ex capogruppo azzurro in Regione, Domenico Giannetta. L’ultimo sondaggio, riservatissimo, arrivato in queste ore a Forza Italia dà l’avversario di centrosinistra, Frank Benedetto, sopra di un punto. Proprio per l’effetto Vannacci. Allarme rosso, che suona fino ai palazzi romani. Perché una clamorosa debacle in un fortino del centrodestra dimostrerebbe che la coalizione non può vincere senza l’ex militare. Narrazione che Meloni vuole scongiurare, a tutti i costi.
La premier ha già avvisato i suoi, dal palco dell’altro ieri: «Dovete fare meglio e di più». Sguardi preoccupati dei parlamentari, arrivati in massa sul molo, con gare “di pullman” tra i segretari provinciali, corsa a chi portava più militanti, con tanto di magliette in colori diversi a seconda della città, per far capire alla leader chi arrivava da dove. Se Meloni ha messo i suoi, o almeno alcuni, sul chi va là è perché sottotraccia già ragiona sulle liste per le prossime Politiche, confida di riuscire a fissarle per maggio, insieme alle comunali nelle grandi città, dove la coalizione di maggioranza arranca e non trova nomi d’impatto. Ed è convinta che Tajani, molto più di Salvini, possa convergere facilmente su questa opzione.
La premier crede davvero che alla fine le preferenze passeranno, nella nuova legge elettorale. Se così fosse, ammettono anche dalla sua cerchia, potrebbero finire in lista europarlamentari, sindaci uscenti, come quello de L’Aquila, consiglieri regionali con cospicui bottini di voti. Più qualche big che nel ’22 non era stato candidato: si sa della sorella Arianna Meloni, ma vengono dati per probabili anche Matteo Zoppas, presidente dell’Ice, e il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, ormai più vicino ai Fratelli che ai leghisti tendenza Salvini.
Per molti uscenti è una doccia gelata, anche perché in caso di sconfitta, passasse il Melonellum, i posti considerati sicuri alla Camera sono appena 90, più 45 al Senato. Molto meno degli attuali.
Oltre alla strategia sulle liste, che per adesso rimane coperta, Meloni ha già fatto capire un cambio di strategia comunicativa, con la visita di ieri a Policoro, cittadina del Materano colpita da una tromba d’aria. Visita a sorpresa. La prima di parecchie altre, trapela dallo staff: visto che la campagna elettorale è già iniziata, comincia pure il tour della premier per lo Stivale. Inseguendo Vannacci, senza nominarlo. Per ora.