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Vannacci debutta a Cernobbio: “Voglio un’Europa diversa”. Monti: “Fascista la sua retorica”

Mario Monti con Roberto Vannacci alla cinquantaduesima edizione del Forum Ambrosetti The European House Ambrosetti 

 (agf)

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Al Forum Ambrosetti va in scena la sfida tra l’ex premier e il fondatore di Futuro nazionale. L’eurodeputato rivendica il suo no all’incremento della spesa militare: “La Russia non attaccherà il continente”. Il senatore a vita: “In lei la ricostruzione dello spirito del Ventennio”
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CERNOBBIO (COMO) – L’incursore Vannacci non conquista Cernobbio, il solitamente paludato Mario Monti fa esplodere la platea con il suo allarme sul fascismo. Sarà insomma l’effetto “mondo al contrario” caro proprio al generale che si è fatto politico, ma la sua presenza al Forum Teha sul Lago di Como — annunciata e vivisezionata da un paio di giorni — tradisce molte aspettative della vigilia e assomiglia anzi a una nemesi.

Un applauso tiepido, il minimo sindacale, dalla sala pienissima dove accademici, imprenditori e manager si affollano sulle seggioline dorate, anche se qualche isolato entusiasta si spella le mani; un’ovazione per Monti, che squarcia il velo del linguaggio in apparenza ragionevole di Vannacci: «Oramai sono vecchio - dice il professore - ma combatterò fino all’ultima mia energia il suo tentativo di ricostruzione della retorica del fascismo».

Dipenderà forse anche dal format scelto. Prima il generale, meno disinvolto del solito, che legge dal computer un intervento che …

CERNOBBIO (COMO) – L’incursore Vannacci non conquista Cernobbio, il solitamente paludato Mario Monti fa esplodere la platea con il suo allarme sul fascismo. Sarà insomma l’effetto “mondo al contrario” caro proprio al generale che si è fatto politico, ma la sua presenza al Forum Teha sul Lago di Como — annunciata e vivisezionata da un paio di giorni — tradisce molte aspettative della vigilia e assomiglia anzi a una nemesi.

Un applauso tiepido, il minimo sindacale, dalla sala pienissima dove accademici, imprenditori e manager si affollano sulle seggioline dorate, anche se qualche isolato entusiasta si spella le mani; un’ovazione per Monti, che squarcia il velo del linguaggio in apparenza ragionevole di Vannacci: «Oramai sono vecchio - dice il professore - ma combatterò fino all’ultima mia energia il suo tentativo di ricostruzione della retorica del fascismo».

Dipenderà forse anche dal format scelto. Prima il generale, meno disinvolto del solito, che legge dal computer un intervento che vorrebbe essere tarato sulla platea, ma finisce inevitabilmente nel vannaccismo, con tanto di «rampa di lancio», «io incursore» e strizzate d’occhio al repertorio classico. C’è il tasso di fertilità europeo all’1,41%, c’è la necessità di «cambiare la questione europea. E cambiarla profondamente», anche se al di là delle enunciazioni di principio non si va. E poi, ovviamente, la minimizzazione del pericolo russo, «che non ritengo sia una minaccia imminente nei confronti dell’Europa». Sarebbero argomenti in qualche caso destinati a incontrare simpatie anche nella sala di Villa d’Este, ma immersi in un discorso dove tornano pure le battutine e battutacce su «fluidità», sul «maschio e femmina» e il richiamo a D’Annunzio.

Ma se Vannacci fa Vannacci, è proprio il professore che nella sua vita ha ricoperto una carica istituzionale dopo l’altra, da commissario europeo alla Concorrenza a presidente del Consiglio — un moderato non certo ascrivibile alla sinistra — a cambiare tono al confronto. Monti parte dall’Europa, ma arriva presto al cuore politico del discorso del generale. Cita Camus, «amo troppo il mio Paese per essere nazionalista», ricorda François Mitterrand e il suo ultimo ammonimento al Parlamento europeo, «le nationalisme, c’est la guerre», e contesta l’idea che populisti e nazionalisti finiscano davvero per difendere gli interessi del popolo e della nazione in nome dei quali parlano.

Poi abbandona il registro professorale. Prende di mira il programma di Futuro Nazionale e Lorenzo Gasperini, indicato come uno degli ispiratori del progetto vannacciano, ricordando un suo delirante intervento contro i giovani che durante il Covid sceglievano di vaccinarsi. La sala ride. Il professore, ormai, si è preso la scena.

Ed è a quel punto che arriva l’affondo. Monti spiega che vede nel discorso di Vannacci il ritorno di un meccanismo che parte dall’orgoglio nazionale, lo trasforma nel sentimento di non essere abbastanza rispettati dagli altri e infine promette riscatto a un Paese che si sente vittima. Il «complesso di Calimero», lo chiama, che sostituisce alla concretezza delle politiche pubbliche una narrazione fondata sulla frustrazione e sulla ricerca di un nemico. Da qui la parola che fino a quel momento aleggiava nella sala e che l’ex premier pronuncia: fascismo. Monti parla di «retorica del fascismo», di un linguaggio che ripropone «lo spirito e il metodo» di quella tradizione politica senza necessariamente riprodurne in forma materiale il partito. E promette appunto di usare contro questo tentativo le sue «ultimissime energie». La platea lo interrompe con gli applausi. Nel mondo al contrario di Cernobbio l’incursore è Mario Monti, ma per Vannacci quella di ieri non è certo una sconfitta. Userà anche questa fredda accoglienza per coltivare la sua immagine antisistema, si appunterà al petto la medaglia di rinnegato dalle elites della finanza e dell’imprenditoria.

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