ROMA – «È il momento che intervenga lo Stato». Il ministro per la Pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo, senatore di Forza Italia tra gli azzurri più vicini alla famiglia Berlusconi, chiede a Fratelli d’Italia e Lega di approvare con “urgenza” la legge sul fine vita impantanata al Senato.
Quale messaggio arriva al Parlamento dal Veneto, prima regione di centrodestra ad aver approvato il testo sul fine vita?
«Interpreto queste iniziative legislative regionali da un lato con un po’ di rammarico e dall’altro con soddisfazione. Rammarico perché è evidente che avere Regioni che si esprimono su questo tema significa che c’è un ritardo dello Stato centrale e io credo che una materia di questo tipo necessiti un intervento statale».
ROMA – «È il momento che intervenga lo Stato». Il ministro per la Pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo, senatore di Forza Italia tra gli azzurri più vicini alla famiglia Berlusconi, chiede a Fratelli d’Italia e Lega di approvare con “urgenza” la legge sul fine vita impantanata al Senato.
Quale messaggio arriva al Parlamento dal Veneto, prima regione di centrodestra ad aver approvato il testo sul fine vita?
«Interpreto queste iniziative legislative regionali da un lato con un po’ di rammarico e dall’altro con soddisfazione. Rammarico perché è evidente che avere Regioni che si esprimono su questo tema significa che c’è un ritardo dello Stato centrale e io credo che una materia di questo tipo necessiti un intervento statale».
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E perché soddisfazione?
«Perché non solo nelle regioni di centrosinistra ma anche in quelle guidate dal centrodestra inizia a consolidarsi l’idea che il fine vita è un tema che non deve essere affrontato con steccati ideologici ma deve scuotere le coscienze di chi ha il dovere di esprimersi».
Senza una legge nazionale non si crea un divario tra regioni?
«Per questo dobbiamo intervenire come Parlamento. Non possiamo costringere i cittadini a studiare la legislazione di una Regione per decidere dove andare. È un ritardo che deve essere recuperato. Comprendo ma non giustifico questa lentezza del legislatore nell’intervenire. Un po’ più di senso di urgenza la politica dovrebbe acquisirlo».
Il ministro Adolfo Urso di Fratelli d’Italia sostiene che il fine vita non rientra nel programma di governo e il segretario della Lega Matteo Salvini glissa dicendo che preferisce occuparsi della vita. Manca la volontà politica?
«Ha ragione Urso, però un governo attento che fa il suo mestiere deve comprendere le sensibilità dei cittadini e deve anche essere capace di rispondere a istanze che non sono nel programma. Da varie parti è emersa la necessità di affrontare il tema del fine vita, è sentito dai cittadini ed è un tema reale. Ci dobbiamo quantomeno confrontare».
Ma il confronto va avanti da tempo. C’è il rischio che quella sul fine vita sia solo una bandierina di Forza Italia che non sarà mai piantata?
«Il mio partito è molto sensibile a questo tema, che penso non debba essere limitato dagli steccati di tipo ideologico o dalle appartenenze. Non penso sia intelligente far finta che il problema non esista o dire che una legge sul fine vita non è nel programma di governo. Tenendo conto del fatto che ci sono sensibilità diverse, dobbiamo muoverci con grande cautela e attenzione».
Anche la Consulta sollecita una legge, Forza Italia ha intenzione di farsi sentire di più al tavolo della maggioranza?
«La Consulta si è espressa diverse volte e ha indicato una via, richiamando alcuni temi come quello del ruolo del Servizio sanitario nazionale».
È il tema che più divide la maggioranza, come pensate di trovare un accordo?
«Noi dobbiamo prendere in considerazione il fatto che il Servizio sanitario nazionale deve essere nella disponibilità dei cittadini anche su questo. Dobbiamo ragionare per trovare soluzioni migliori. Non mi sento di escludere questa ipotesi, anzi dobbiamo includere il Ssn con condizioni chiare e condivise. Ma non possiamo fermarci qui».
Cos’altro va fatto?
«Prima ancora di parlare di fine vita bisogna parlare delle cure palliative e delle cure antidolore. Dobbiamo fare in modo che questi servizi siano accessibili a tutti. Questo è un grande tema che incide sul fine vita. E garantendo a tutti queste cure si ridurrà in modo significativo la necessità di ricorrere a soluzioni estreme. Esprimo questa speranza anche da cattolico».
I cattolici sono però contrari a una legge sul fine vita, è anche per questo che il Parlamento è fermo e non si fanno passi avanti?
«Da cattolico sono il primo a credere alla indisponibilità del valore della vita ma questo rimanda direttamente al valore della dignità umana. Io credo che, quando ci sono situazioni estreme, dobbiamo interrogarci su cosa sia l’indisponibilità del valore della vita».