Ridimensionare, per quanto possibile. Tenersi alla larga dalle polemiche tra alleati, che anche ieri si sono accapigliati attorno alla vittoria dell’Afd nelle regionali in Sassonia-Anhalt. E soprattutto: slegare il trionfo dei neonazisti tedeschi dalla parabola di Roberto Vannacci. Se c’è una linea che inizia a prendere forma a Palazzo Chigi, è proprio questa: sedare, sopire, andare oltre. Certo, la confusione politica generata nelle ultime settimane dalla crescita di Futuro nazionale non aiuta a maneggiare al meglio la notizia dell’estrema destra che trionfa in Germania, ma Giorgia Meloni prova comunque a mettere un po’ di ordine nel caos.
La preoccupazione non manca ai vertici dell’esecutivo, nessuno lo nasconde. L’obiettivo è provare almeno a trarre insegnamenti utili per i prossimi mesi, visto che punti di contatto tra il quadro politico di Roma e Berlino non mancano.
Uno, in particolare. Lo ripetono a caldo i meloniani nelle chat di alto livello: non ripetere gli errori di Friedr…
Ridimensionare, per quanto possibile. Tenersi alla larga dalle polemiche tra alleati, che anche ieri si sono accapigliati attorno alla vittoria dell’Afd nelle regionali in Sassonia-Anhalt. E soprattutto: slegare il trionfo dei neonazisti tedeschi dalla parabola di Roberto Vannacci. Se c’è una linea che inizia a prendere forma a Palazzo Chigi, è proprio questa: sedare, sopire, andare oltre. Certo, la confusione politica generata nelle ultime settimane dalla crescita di Futuro nazionale non aiuta a maneggiare al meglio la notizia dell’estrema destra che trionfa in Germania, ma Giorgia Meloni prova comunque a mettere un po’ di ordine nel caos.
La preoccupazione non manca ai vertici dell’esecutivo, nessuno lo nasconde. L’obiettivo è provare almeno a trarre insegnamenti utili per i prossimi mesi, visto che punti di contatto tra il quadro politico di Roma e Berlino non mancano.
Uno, in particolare. Lo ripetono a caldo i meloniani nelle chat di alto livello: non ripetere gli errori di Friedrich Merz, non alimentare l’idea che Vannacci vada tenuto alla larga dal governo del Paese (e dal centrodestra) per le sue nostalgie del Ventennio, come provano a fare da anni i democristiani tedeschi con i nazi di casa. Detta ancora meglio: l’ex generale va contrastato perché si è posto all’opposizione dell’esecutivo e aiuta quindi la sinistra, e non per effetto di un cordone sanitario democratico. Ecco perché il capogruppo di FdI alla Camera Galeazzo Bignami non sembra sconvolto per la vittoria dell’Afd e quando gli chiedono un parere sul risultato risponde cauto: «Non è una valutazione positiva o negativa. Quando gli elettori si esprimono, il risultato va accettato sempre e comunque».
Ma l’interprete autentico delle riflessioni meloniane sembra soprattutto Carlo Fidanza, capo delegazione di Fratelli d’Italia-Ecr al Parlamento europeo, che in un’intervista al Secolo d’Italia dice: la Cdu «non è riuscita ancora a trovare la giusta lettura per arginare Afd». Di più: la demonizzazione «non sta funzionando e anzi sta portando acqua al mulino» di Alternative fuer Deutschland.
Fin qui, la teoria. Poi c’è la pratica, che complica la situazione. Ad esempio: la crisi del Cancelliere potrebbe indebolirne anche il peso specifico a Bruxelles, facendo venir meno una sponda importante su cui la presidente del Consiglio ha potuto contare negli ultimi mesi nella gestione di diversi dossier sensibili. Nello stesso tempo, però, è probabile che Merz sia costretto a irrigidire alcune posizioni, ad esempio sui migranti, per reagire allo schiaffo del voto in Sassonia-Anhalt. Per Meloni, potrebbe rappresentare una buona notizia, visto che proprio in queste ore la premier sostiene che «è possibile preservare lo spazio Schengen solo se si difendono gli spazi esterni dell’Unione e se tutti fanno la loro parte nella lotta ai trafficanti». Ma questa dinamica potrebbe spingere Berlino anche a rivolgersi a Roma per accogliere nella penisola un numero crescente di “dublinanti”, vale a dire di immigrati entrati in Europa attraverso l’Italia. Un problema, per la presidente del Consiglio, soprattutto in campagna elettorale.
Mentre Meloni studia la novità che arriva dalla Germania e ribadisce il sostegno all’Ucraina – invisa all’Afd e pure a Vannacci – per una pace «giusta e duratura», gli alleati di governo continuano a litigare. A “L’aria che tira” chiedono a Matteo Salvini cosa pensi delle parole di Antonio Tajani, per il quale il successo dell’Afd rappresenta un problema. «Le elezioni non sono mai un problema – replica il leghista - In Islanda hanno appena votato per dire di No all’avvicinamento alla Ue e non è un problema. Se l’anno prossimo i francesi sceglieranno Marine Le Pen come presidente della Repubblica è un problema? No, si chiama democrazia». È la linea Vannacci, a dire il vero. Un altro segnale della difficoltà del leader del Carroccio di gestire la concorrenza con il generale.