Giulio Tremonti, deputato di FdI e presidente della commissione Affari esteri della Camera, dei riverberi italiani del voto in Sassonia-Anhalt non vuole parlare. Niente riferimenti all’emulo di Afd Roberto Vannacci o alle esultanze di Matteo Salvini. Cose piccole. L’ex ministro dell’Economia dei governi Berlusconi, più che agli effetti, è interessato alle cause decennali che hanno portato all’exploit dell’Afd nel piccolo Land nell’est della Germania. L’indiziata numero uno: «La globalizzazione, processo giusto ma in tempi troppo brevi». E poi, strettamente collegati, «la crisi del modello europeo» e «l’inverno demografico». Per il cancelliere Friedrich Merz e il centrodestra italiano, però, ha un paio di linee-guida imprescindibili: «Non si possono inseguire gli estremismi, c’è lo spazio per una proposta politica alternativa. Ma prima, è necessario comprendere gli errori degli ultimi trent’anni».
Quali?
«Nel luglio 1989 ho scritto che la globalizzazione avrebbe svuotato i parlamenti».…
Giulio Tremonti, deputato di FdI e presidente della commissione Affari esteri della Camera, dei riverberi italiani del voto in Sassonia-Anhalt non vuole parlare. Niente riferimenti all’emulo di Afd Roberto Vannacci o alle esultanze di Matteo Salvini. Cose piccole. L’ex ministro dell’Economia dei governi Berlusconi, più che agli effetti, è interessato alle cause decennali che hanno portato all’exploit dell’Afd nel piccolo Land nell’est della Germania. L’indiziata numero uno: «La globalizzazione, processo giusto ma in tempi troppo brevi». E poi, strettamente collegati, «la crisi del modello europeo» e «l’inverno demografico». Per il cancelliere Friedrich Merz e il centrodestra italiano, però, ha un paio di linee-guida imprescindibili: «Non si possono inseguire gli estremismi, c’è lo spazio per una proposta politica alternativa. Ma prima, è necessario comprendere gli errori degli ultimi trent’anni».
Quali?
«Nel luglio 1989 ho scritto che la globalizzazione avrebbe svuotato i parlamenti».
Cosa intendeva?
«A cascata, una serie di fenomeni economici e geografici hanno ridotto il ruolo degli Stati. Bruxelles si è rifugiata in una serra di regole: intanto, da fuori, i vetri della serra sono stati rotti dai Paesi che non avevano i nostri vincoli. L’effetto più evidente in Germania si è visto con il suicidio del settore auto».
Perché i richiami nazisti non sono più repellenti per l’elettorato?
«L’Afd è un partito estremista, ma non ha un elettorato estremista. Alcune dinamiche mi ricordano la Repubblica di Weimar, che del resto dista appena due ore da Magdeburgo: una società traumatizzata, alienata, stressata si rivolge alle figure più strane per protesta».
Merz ha sbagliato strategia spostando il partito a destra?
«Nel nostro ultimo colloquio, Helmut Kohl mi disse: quelli che verranno dopo di me distruggeranno l’Europa. Negli ultimi anni abbiamo visto tanti turisti della storia».
Ha senso il “cordone sanitario” o rischia di alimentare l’ascesa dell’Afd?
«Il cordone sanitario è nato in un altro tempo, ma è ancora l’unica opzione possibile. La priorità è un’altra: capire l’origine dei problemi e formulare proposte concorrenti».
Ne faccia una.
«La demografia è il nostro destino. Ai tempi di Bismarck lo stato sociale funzionava “dalla culla alla tomba”. Adesso va in crisi per poche culle e poche tombe».
Quindi la proposta?
«Una delle tante: bisogna ridare forza ai corpi intermedi, chiese, associazioni, cooperative. Ho depositato alla Camera un testo che prevede l’esenzione fiscale totale per i soggetti del terzo settore».
E in Europa?
«Sono appena state vietate le bustine monodose per lo zucchero: ecco, il primo passo è smettere di perdere tempo così. Le risposte sono nel Manifesto di Ventotene: politica estera e di difesa comune. Il resto libero per i singoli Stati».
L’Afd invece predica l’uscita dall’euro e il riavvicinamento alla Russia. Una minaccia per l’Ue?
«Sono ipotesi fuori dalla storia. La moneta unica ci mette al riparo dalla crisi finanziaria in arrivo. E poi, l’Afd non ha capito che il destino della Russia non è altro che diventare la Bielorussia della Cina: il satellite di un’altra potenza».