Vannacci, partono le espulsioni: la destra radicale di Fn fa fuori Sforzini e Ruvolo
di Matteo PucciarelliEspulsione d’imperio, a insaputa delle persone coinvolte ma con una nota alle agenzie, ovviamente senza neanche la contestazione formale: Roberto Vannacci, fondatore e padre padrone di Futuro nazionale, purga Luca Sforzini, che dirigeva il centro studi del partito Rinascimento nazionale, e Stefano Ruvolo, l’imprenditore che tra le altre cose ha messo a disposizione i locali della sede nazionale a Roma. Contratto che verrà, per forza di cose, stracciato a breve da Ruvolo, chissà se servirà lo sgombero.
«Vogliono solo pupazzi e marionette, sono dei meme, ma sono pericolosi: democrazia zero, autoritarismo, antisemitismo», dice Sforzini, che ha (aveva) la tessera numero 18 di Fn, tra le prime trenta che il generale in pensione aveva distribuito a coloro che riteneva più vicini.
Generale ch…
Espulsione d’imperio, a insaputa delle persone coinvolte ma con una nota alle agenzie, ovviamente senza neanche la contestazione formale: Roberto Vannacci, fondatore e padre padrone di Futuro nazionale, purga Luca Sforzini, che dirigeva il centro studi del partito Rinascimento nazionale, e Stefano Ruvolo, l’imprenditore che tra le altre cose ha messo a disposizione i locali della sede nazionale a Roma. Contratto che verrà, per forza di cose, stracciato a breve da Ruvolo, chissà se servirà lo sgombero.
«Vogliono solo pupazzi e marionette, sono dei meme, ma sono pericolosi: democrazia zero, autoritarismo, antisemitismo», dice Sforzini, che ha (aveva) la tessera numero 18 di Fn, tra le prime trenta che il generale in pensione aveva distribuito a coloro che riteneva più vicini.
Generale che in serata liquida la vicenda: “È un goffo tentativo di mettere in discussione la nostra solidità”.
Ma cosa è successo? Quali sono le ragioni della rottura? Il problema è la polemica che da settimane va avanti dentro Fn tra l’area di destra radicale, apertamente neofascista se non neonazista, e quella più moderata e costituzionale, di cui Sforzini era un po’ il capofila. «C’era un grosso equivoco – ragiona Sforzini – forse si pensava che il centro studi fosse una foglia di fico per nascondere le corbellerie sentite ultimamente. Prendo atto che nel partito vige il “credere obbedire combattere”», il famoso slogan mussoliniano.
Il programma di Fn, ad esempio: è singolare che il centro studi non fosse stato coinvolto nel redigerlo, «è stato elaborato nelle segrete stanze, un partito come può funzionare così?», si domanda Sforzini. Comunque, la cacciata è stata motivata in questo modo: «A seguito delle sue ripetute sortite sulla stampa e sui social network foriere di attacchi ad altri iscritti del partito e di descrizioni del movimento del tutto infondate», e perciò «qui ci sono degli anticorpi talmente forti da bloccare qualsiasi tentativo di sabotaggio».
Insomma, il libero confronto interno, così come le critiche, non sono particolarmente gradite dentro la neo-fiamma. Quanto a Ruvolo, che aveva portato il piccolo partito Patto Italia dentro Fn, paga la vicinanza a Sforzini. L’area nera ha nel mirino un altro nome ancora: quello del generale in pensione Carmelo Burgio, candidato sindaco di Fn a Milano. Colpevole di aver dichiarato pubblicamente di non apprezzare l’esperienza del Ventennio, del regime fascista. Per questo in tanti chiedono la sua testa, o di smetterla con “la retorica antifascista”. Il mondo al contrario, ma per davvero.