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Stefania Craxi sull’exploit dell’Afd: “Non condividiamo nulla della deriva di questa destra”

Stefania Craxi

 (ansa)

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La presidente di Forza Italia alla Camera: “Non vedo un legame tra Afd e Futuro nazionale, che non ha quella base territoriale. Penso sia sbagliato mettere veti nei loro confronti”
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ROMA – Stefania Craxi, capogruppo di Forza Italia al Senato, davanti ai risultati in Sassonia-Anhalt, non si spinge a dire che il “cordone sanitario” intorno all’Afd non serva più. Tuttavia ne vede un limite: «Non è sufficiente. Bisognerà capire se il partito di Alice Weidel sia interessato a un’evoluzione positiva. Il confronto con la realtà, anche nella politica italiana, è spesso servito a far maturare responsabilità di governo».

Come si fa a portare dentro le istituzioni chi ha il coraggio di chiedere le classi differenziate per i rifugiati?

«Dico solo che quando le cifre sono così significative, non si può ignorare la volontà degli elettori. Per quanto, voglio dirlo con forza, non condivido nulla delle loro posizioni estremiste».

Una porzione ampia di cittadini tedeschi non prova più orrore per gli ammiccamenti al passato nazista?

«Chiaramente non tutti quelli che hanno votato Afd sono riconducibili a pulsioni nostalgiche. Io credo che il voto verso forze antisistema sia il sinto…

ROMA – Stefania Craxi, capogruppo di Forza Italia al Senato, davanti ai risultati in Sassonia-Anhalt, non si spinge a dire che il “cordone sanitario” intorno all’Afd non serva più. Tuttavia ne vede un limite: «Non è sufficiente. Bisognerà capire se il partito di Alice Weidel sia interessato a un’evoluzione positiva. Il confronto con la realtà, anche nella politica italiana, è spesso servito a far maturare responsabilità di governo».

Come si fa a portare dentro le istituzioni chi ha il coraggio di chiedere le classi differenziate per i rifugiati?

«Dico solo che quando le cifre sono così significative, non si può ignorare la volontà degli elettori. Per quanto, voglio dirlo con forza, non condivido nulla delle loro posizioni estremiste».

Una porzione ampia di cittadini tedeschi non prova più orrore per gli ammiccamenti al passato nazista?

«Chiaramente non tutti quelli che hanno votato Afd sono riconducibili a pulsioni nostalgiche. Io credo che il voto verso forze antisistema sia il sintomo di una malattia che va affrontata: la crescente percezione di insicurezza economica dei cittadini».

Ha sbagliato Friedrich Merz – vostro alleato nei Popolari europei – a spostare la Cdu a destra per inseguire l’Afd?

«Credo che il problema sia stato l’immobilismo: il cancelliere ha sbagliato a riproporre la formula di governo della Grosse Koalition. Poteva funzionare vent’anni fa, oggi rende più faticoso dare risposte a problemi complessi».

In Italia Roberto Vannacci copia molte proposte dell’Afd. Ha lo stesso potenziale?

«Penso che i sovranisti europei non siano poi così sovrapponibili. Vannacci non è l’Afd e non ha – a differenza dell’Afd nella Germania dell’Est – una forte base territoriale. Sicurezza e politiche migratorie sono temi comuni, certo».

Non è poco mutuare la “remigrazione”. Il retropensiero è espellere anche i migranti regolari “non assimilati”.

«Non è certo il modello di FI, che ha una posizione seria: nessuna tolleranza per chi delinque, integrazione per chi lavora».

La preoccupa che nel suo centrodestra pochi dicano “Mai con Vannacci”?

«No, perché non vedo qualcuno che sostenga qualcosa di diverso. C’è una comune visione su questo punto. È Vannacci che allo stato fa la quinta colonna della sinistra in parlamento come alle suppletive di Reggio Calabria. Da questo punto di vista è simile all’Afd che in Germania guarda ai rossobruni che sostengono Sahra Wagenknecht».

Per Matteo Salvini quello di Alternative è stato un “trionfo clamoroso”, per Antonio Tajani “una pessima notizia”. Come si tengono insieme posizioni opposte nello stesso governo?

«È molto semplice: siamo partiti diversi, abbiamo idee talvolta diverse e alleanze diverse in Ue».

Ma non è una questione di valori fondanti?

«E infatti la nostra valutazione su Afd è molto chiara. Non deve coincidere necessariamente con quella della Lega».

Il partito di Alice Weidel è anti-euro e filorusso. Se l’ascesa dovesse farsi nazionale, teme il contagio in Europa?

«La posizione anti-euro dell’Afd è un paradosso per dei nazionalisti: tutto si può dire tranne che la moneta unica abbia svantaggiato la Germania. La tentazione di fiancheggiare Mosca è diffusa e trasversale agli schieramenti».

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