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“Stop all’avanzata neonazista”. Centrosinistra unito sul palco

Nicola Fratoianni, Elly Schlein, Angelo Bonelli e Giuseppe Conte

 (lapresse)

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I segretari dei partiti del campo largo (con l’eccezione di Renzi) tornano insieme alla festa nazionale di Avs
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ROMA – Il primo a dirlo è Angelo Bonelli: «Dobbiamo salvare il Paese e l’Europa dall’avanzata dei neonazisti». Elly Schlein rincara: «Quanto avvenuto in Sassonia è molto preoccupante, da tempo diciamo che il Ppe a furia di rincorrere l’estrema destra apre la strada all’estrema destra. Come è già successo qui da noi». E quindi, avverte Giuseppe Conte: «Se noi faremo il nostro dovere, se presenteremo un programma realmente progressista che ponga con chiarezza il problema dei flussi migratori e del bisogno di sicurezza dei cittadini, lo spazio ai nazionalisti noi lo togliamo. Se invece evitiamo il tema, c’è il rischio di non vincere anche in Italia». Ergo: «Occorre una risposta politica in grado di svuotare l’acqua nella quale nuotano tutti i fascisti continentali», fa eco Nicola Fratoianni: «Quella della paura, della solitudine, della precarietà, per questo siamo qui stasera: per dire che se andiamo al governo noi cambiano le cose».

Dal palco della festa nazionale di Avs, dove i quattro…

ROMA – Il primo a dirlo è Angelo Bonelli: «Dobbiamo salvare il Paese e l’Europa dall’avanzata dei neonazisti». Elly Schlein rincara: «Quanto avvenuto in Sassonia è molto preoccupante, da tempo diciamo che il Ppe a furia di rincorrere l’estrema destra apre la strada all’estrema destra. Come è già successo qui da noi». E quindi, avverte Giuseppe Conte: «Se noi faremo il nostro dovere, se presenteremo un programma realmente progressista che ponga con chiarezza il problema dei flussi migratori e del bisogno di sicurezza dei cittadini, lo spazio ai nazionalisti noi lo togliamo. Se invece evitiamo il tema, c’è il rischio di non vincere anche in Italia». Ergo: «Occorre una risposta politica in grado di svuotare l’acqua nella quale nuotano tutti i fascisti continentali», fa eco Nicola Fratoianni: «Quella della paura, della solitudine, della precarietà, per questo siamo qui stasera: per dire che se andiamo al governo noi cambiano le cose».

Dal palco della festa nazionale di Avs, dove i quattro leader del campo stretto si ritrovano dopo la pausa estiva per provare a rilanciare sulla costruzione dell’alternativa, arriva un messaggio limpido: il tempo delle scaramucce, dei dispetti, del tatticismo esasperato fra alleati è scaduto. Incomprensibile e fuori sincrono rispetto all’urgenza della storia i rinvii sul perimetro della coalizione e la definizione di una piattaforma condivisa con cui lanciare l’assalto a Palazzo Chigi. Con quale candidato premier, però, è tutto da vedere. Un nodo che resta irrisolto. Ma le elezioni nel piccolo land tedesco hanno suonato la sveglia. E ora le principali forze d’opposizione hanno deciso di stringere. Di presentarsi insieme alla ripresa, dopo lo sfortunato debutto a Napoli, per riaprire il cantiere progressista.

La road map era stata fissata prima dell’estate: settembre il mese decisivo per confezionare il pacchetto di proposte sul quale poi sfidarsi alle primarie. Ma è qui che cominciano i problemi. Perché se sulla politica economica e sociale, dal salario minimo alle misure contro il caro-energia, le distanze sono esigue, sulla politica estera molto meno.

«Dobbiamo sostenere Kiev, ma la svolta negoziale e un mediatore per l’Europa sono necessari per difendere la popolazione ucraina», ribadisce Conte: «Non cambio idea. Non sarà con le armi, poche, che raggiungeremo la pace». Incoraggiato dal duo di Avs, mentre Schlein prova a smussare: «Questo è l’unico argomento divisivo fra noi, sapremo fare sintesi».

Intanto dalla platea «sbrigamose» urlano in romanesco e Bonelli raccoglie al volo: «Sono d’accordo», replica evocando l’elefante nella stanza, la sfida per la leadership, «una disputa personalistica che non importa a nessuno, agli italiani interessa che risposte diamo al Paese», taglia corto. Ergo: «Il 20 settembre si conclude il percorso interno al M5S e dal giorno dopo si parte», detta i tempi Fratoianni. D’accordo Schlein: «Prima il programma, poi i gazebo», mentre Conte preferisce sorvolare per concentrarsi sugli eventuali compagni di viaggio che «devono essere affidabili», avverte. E per lui Matteo Renzi non lo è, pur prendendo atto che la segretaria del Pd «ormai lo ha coinvolto».

Fratoianni dà man forte: quella stagione al governo «ha fatto cose che hanno indebolito una parte della società». Il finale è un appello a Meloni: «Dicci quando si vota. C’è una trattativa con Salvini e Tajani sulla data delle elezioni, ma la democrazia non è di sua proprietà». I quattro giurano di essere pronti. Ma poi a cena si ritrovano in tre. Conte è già scappato.

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