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Fine vita, anche l’Umbria verso una legge regionale

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Potrebbe essere approvata entro fine settembre e arriverebbero a 15 milioni gli italiani che vivono in Regioni dove esiste una norma ispirata alla sentenza del 2019 della Corte Costituzionale
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L’argine è ormai saltato e nella stasi del Parlamento un’altra Regione si appresta ad approvare la sua legge sul fine vita. Se entro settembre, come viene stimato, anche l’Umbria avrà un suo testo che regolamenta il suicidio assistito si arriverà ad un quarto degli italiani, poco più di 15 milioni, che vivono in una realtà locale dove è presente una norma sul tema. Anche gli altri tre quarti hanno diritto a richiedere ed ottenere l’auto somministrazione del farmaco letale, sulla base della sentenza della Corte Costituzionale del 2019. La differenza è che nelle Regioni dove è presente una norma ci sono indicazioni omogenee per tutte le Asl su aspetti come i tempi di risposta alle istanze dei cittadini, le commissioni che valutano le richieste, la partecipazione del sistema sanitario pubblico alla procedura.

A che punto è l’Umbria

La terza commissione del Consiglio regionale dell’Umbria ha approvato 13 emendamenti alla proposta di legge popolare avanzata dall’associazione Coscioni. Il …

L’argine è ormai saltato e nella stasi del Parlamento un’altra Regione si appresta ad approvare la sua legge sul fine vita. Se entro settembre, come viene stimato, anche l’Umbria avrà un suo testo che regolamenta il suicidio assistito si arriverà ad un quarto degli italiani, poco più di 15 milioni, che vivono in una realtà locale dove è presente una norma sul tema. Anche gli altri tre quarti hanno diritto a richiedere ed ottenere l’auto somministrazione del farmaco letale, sulla base della sentenza della Corte Costituzionale del 2019. La differenza è che nelle Regioni dove è presente una norma ci sono indicazioni omogenee per tutte le Asl su aspetti come i tempi di risposta alle istanze dei cittadini, le commissioni che valutano le richieste, la partecipazione del sistema sanitario pubblico alla procedura.

A che punto è l’Umbria

La terza commissione del Consiglio regionale dell’Umbria ha approvato 13 emendamenti alla proposta di legge popolare avanzata dall’associazione Coscioni. Il testo, "Procedure e tempi per l'assistenza sanitaria regionale al suicidio medicalmente assistito", dovrà essere definitivamente votato con tutte le modifiche in commissione e poi arriverà in aula e dovrebbe essere votato entro la fine di settembre. Se la maggioranza di centrosinistra andrà avanti, quindi, anche l’Umbria avrà la sua legge.

La situazione nelle Regioni

La prima Regione ad approvare un testo, ormai all’inizio del 2025, è stata la Toscana, che è sempre partita dalla proposta Coscioni. Dopo si sono mosse la Sardegna, l’Emilia-Romagna e, di recente il Veneto. In quasi tutte le altre ci si sta muovendo e sono avanti nella procedura che va verso l’approvazione, anche le Province di Trento e Bolzano. C’è poi una proposta depositata o prossima al deposito in Liguria, Campania, Molise, Marche, Sicilia, Puglia, Piemonte e Lombardia (dove nei giorni scorsi una persona ha potuto fare il suicidio assistito in una struttura pubblica grazie all’aiuto della Regione). La raccolta firme deve essere invece depositata in Abruzzo, Basilicata, Friuli Venezia Giulia e Valle d’Aosta, ed è ancora in corso in Lazio e Calabria, le realtà quindi più indietro.

La sentenza della Consulta

In base a quanto stabilito dalla Corte Costituzionale quando ha deciso sul caso di dj Fabo, non è punibile il medico che assiste chi ricorre al suicidio assistito se ci sono quattro condizioni: una malattia irreversibile, una sofferenza anche psicologica insopportabile, la dipendenza da un trattamento vitale (anche farmacologico) e la capacità di esprimere la propria volontà. Basta dunque la sentenza a dare diritto a chi lo chiede di ottenere il suicidio assistito e infatti ci sono stati casi in tutta Italia in questi anni. Avere una legge Regionale serve invece a dare omogeneità di risposta delle strutture pubbliche su tutto il territorio. Ma appunto, non aggiunge un diritto, che già esiste per tutti i cittadini italiani.

La legge nazionale ferma

Nel 2019, ma anche successivamente, la Consulta ha chiesto al Parlamento di legiferare sul tema. Non si è mai arrivati in fondo alle varie proposte di legge, talvolta appesantite da emendamenti più restrittivi della sentenza della Corte Costituzionale. Anche per questa legislatura sembra che non sarà possibile licenziare un testo, né quello della maggioranza, che viene rimasticato ormai da anni, né quello dell’opposizione. E così le Regioni vanno avanti da sole.

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