In una palazzina del quartiere Prati, si apre una porta e si entra in una fabbrica di giornalismo all’antica. In una stanza stanno montando un’inchiesta sul disegno di legge sulla caccia, in un’altra guardano il girato di un reportage sulle rinnovabili, su altri schermi scorrono riprese dalla Sassonia-Anhalt. In una televisione inzeppata di programmi tutti uguali di cronaca nera, magari per evitare di raccontare quello che succede nel Paese, domenica 13 settembre riprende un programma diverso dagli altri: PresaDiretta di Riccardo Iacona.
È stata un’estate in cui il vostro “cugino” di rete, il programma Report, stato travolto dalla vicenda Lavitola. Che cosa è successo?
«Intanto è successa una cosa importante, che Report torna in onda l’8 novembre e non era scontato. Con tutto quello che è venuto fuori, con la Rai che ha deciso di togliere la conduzione a Sigfrido Ranucci, la redazione si è trovata senza una direzione di marcia. Con i colleghi con cui ho parlato ho sempre battuto su un…
In una palazzina del quartiere Prati, si apre una porta e si entra in una fabbrica di giornalismo all’antica. In una stanza stanno montando un’inchiesta sul disegno di legge sulla caccia, in un’altra guardano il girato di un reportage sulle rinnovabili, su altri schermi scorrono riprese dalla Sassonia-Anhalt. In una televisione inzeppata di programmi tutti uguali di cronaca nera, magari per evitare di raccontare quello che succede nel Paese, domenica 13 settembre riprende un programma diverso dagli altri: PresaDiretta di Riccardo Iacona.
È stata un’estate in cui il vostro “cugino” di rete, il programma Report, stato travolto dalla vicenda Lavitola. Che cosa è successo?
«Intanto è successa una cosa importante, che Report torna in onda l’8 novembre e non era scontato. Con tutto quello che è venuto fuori, con la Rai che ha deciso di togliere la conduzione a Sigfrido Ranucci, la redazione si è trovata senza una direzione di marcia. Con i colleghi con cui ho parlato ho sempre battuto su un tasto: quello che conta è il prodotto, conta che andiate in onda a novembre, fate tutto il possibile».
A un certo punto sembrava che dovesse saltare il programma...
«C’è stato un momento di grandissima rottura, uno scontro anche all’interno della redazione, poi è stata trovata questa mediazione e sono felice che la Rai mandi in onda Report. Ha bravissimi filmaker, giornalisti, montatori, storie da raccontare, sarebbe stato un delitto e una grave perdita per la Rai, che non si può più permettere di perdere nessuno. Fin troppe persone, cresciute nella terza rete, se ne sono andate via per un motivo o per l’altro. Tanto è vero che è cresciuta una terza rete privata che ci fa concorrenza tutti i giorni».
Lei e Ranucci vi conoscete bene, cosa può essere successo?
«Ranucci era una colonna di Report anche al tempo di Milena Gabanelli, siamo cresciuti professionalmente insieme. Sta preparando un ricorso, cerca il suo giudice a Berlino, non voglio dire nulla sull’inchiesta».
Quando ad aprile scoppiò la bomba cosa ha pensato?
«Abbiamo subito capito la gravità del fatto. L’attentato a Sigfrido ci ha coinvolto come non era mai successo prima, quella mattina all’alba chiamai la redazione, abbiamo fatto un comunicato, abbiamo convocato un’assemblea. Adesso è importante che esca la verità, tutta la verità, perché è una storia incredibile che si aggroviglia ogni giorno di più».
A fare questo tipo di giornalismo d’inchiesta, in Rai siete rimasti solo voi e Report ?
«Secondo me si può fare giornalismo d’inchiesta anche nei tempi di un telegiornale, anche con un minuto e mezzo puoi trovare una notizia. Ma il tempo che ci metti per preparare un’inchiesta e per raccontarla fa la differenza. Le nostre sono quasi delle botteghe artigianali e non ne sono rimaste molte».
Nella bottega di PresaDiretta qual è il metodo?
«Lo stesso titolo del programma prende spunto dagli audio senza filtri, a indicare un racconto che si costruisce con i mattoni della realtà, che prevede l’attraversamento della realtà. Non è mai un racconto pregiudiziale, anche se all’inizio chiaramente c’è la scelta su cosa raccontare».
Un esempio?
«Abbiamo appena visto gli annunci del governo Meloni, ma come sono andati veramente questi quattro anni? È indiscutibile che ci sia stato un aumento dei posti di lavoro, ma quali sono questi lavori? E perchè Stellantis le auto da noi non le fa più ma le fa in Spagna?».
Perché è importante farsi queste domande?
«Perché significa arricchire il dibattito. Perché viviamo in un Paese dove nessuno ascolta e nessuno si parla più. C’è un dibattito politico talmente polarizzato, anche per colpa dei social, che cancella la verità. Tutto deve essere sempre a favore di una parte o a sfavore di un’altra».
In un mondo così polarizzato, è ancora possibile mettersi d’accordo su una base di verità, oppure la realtà stessa è troppo frantumata per essere raccontata e sono rimasti solo i “fatti-alternativi” teorizzati dalla portavoce di Trump?
«Il quadro è molto deteriorato, tutto si risolve in uno scontro tra fazioni. Abbiamo in preparazione una puntata su quanto è stata importante l’intelligenza artificiale in queste elezioni in Germania, con effetti di moltiplicazione delle strategie elettorali. Già ci aveva provato Salvini con la Bestia, ma adesso con l’AI è come se avessi la Ferrari: puoi fare tutto».
E qualche Stato estero può approfittarne?
«Certo, è come se fosse un’arma».
Come affrontate questo anno elettorale?
«L’unica è affrontarlo prendendolo di petto, ma alla nostra maniera. Forse per la prima volta, dopo tanti anni in cui siamo stati una finestra aperta sul mondo, torniamo a parlare soprattutto di Italia. Vogliamo aiutare chi ci guarda a liberarsi dagli slogan».
E i politici ci saranno?
«Li chiamerò tutti. Voglio che esca fuori la responsabilità della politica nelle scelte che sono state fatte».