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Salvini vede i governatori: tregua fino a Pontida e ipotesi nuova segreteria

(agf)

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Il vicepremier: “Io resto segretario”. Il presidente lombardo difende Romeo ma Borghi resta in pista
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Non è la “pace della Camilluccia”, ma una tregua stiracchiata fino a Pontida, poi si vedrà. Le ruggini restano, ma Matteo Salvini per ora riesce a mettere in pausa i mal di pancia del Carroccio. In una giornata già tribolata per le bizze a destra sulla legge elettorale, il vicepremier riceve nella sua casa in zona Roma Nord i dissidenti che chiedono un ritorno alle origini, questione settentrionale e autonomia, meno immigrazione. Davanti a un caffè (e alla compagna Francesca Verdini), arrivano alla spicciolata il governatore della Lombardia, Attilio Fontana, il collega del Friuli, Massimiliano Fedriga, il presidente del Trentino, Maurizio Fugatti, e l’ex “Doge” del Veneto, Luca Zaia. La nota finale della Lega parla di un clima di “assoluta collaborazione”. In realtà non mancano punzecchiate e dissidi.

Salvini lamenta, soprattutto con Fontana, le sparate «sui giornali», che a suo dire «disorientano i militanti e rischiano di spaccare il movimento». Il presidente lombardo ribatte: «Ci a…

Non è la “pace della Camilluccia”, ma una tregua stiracchiata fino a Pontida, poi si vedrà. Le ruggini restano, ma Matteo Salvini per ora riesce a mettere in pausa i mal di pancia del Carroccio. In una giornata già tribolata per le bizze a destra sulla legge elettorale, il vicepremier riceve nella sua casa in zona Roma Nord i dissidenti che chiedono un ritorno alle origini, questione settentrionale e autonomia, meno immigrazione. Davanti a un caffè (e alla compagna Francesca Verdini), arrivano alla spicciolata il governatore della Lombardia, Attilio Fontana, il collega del Friuli, Massimiliano Fedriga, il presidente del Trentino, Maurizio Fugatti, e l’ex “Doge” del Veneto, Luca Zaia. La nota finale della Lega parla di un clima di “assoluta collaborazione”. In realtà non mancano punzecchiate e dissidi.

Salvini lamenta, soprattutto con Fontana, le sparate «sui giornali», che a suo dire «disorientano i militanti e rischiano di spaccare il movimento». Il presidente lombardo ribatte: «Ci aiutano a prendere voti al Nord». Salvini lo fulmina: «È il contrario». Ripeterà lo stesso nella call serale con i dirigenti del Veneto, convocati per accertarsi che per Pontida, il 20 settembre, nessuno marchi visita. Nel vertice, Zaia rilancia invece l’idea di creare una corrente, cioè “l’associazione del Nord”. Perché, dice al segretario, «il Nord è il nostro azionariato di riferimento, senza il Nord scompariamo. Anche se oggi stiamo al 4-5%, il grosso viene da lì». L’associazione sarebbe insomma «un’opportunità». Fontana batte sullo stesso chiodo. Il leader nicchia, ma non chiude: «Ragioniamoci». Sempre Zaia scodella un’altra proposta, su cui invece il vicepremier mostra un’apertura più marcata: «Serve una nuova segreteria politica». Con dentro i governatori. Che potrebbero anche correre, Salvini lo fa capire, da capolista alle prossime Politiche. «Nel partito non voglio decidere da solo».

Il ministro dei Trasporti assicura, prima in privato e poi in pubblico, una gestione collegiale. Anche se resta lui «il segretario». Nessun passo di lato. Ma promette ai ribelli del Nord di stilare insieme un «manifesto programmatico» in vista del raduno sul pratone della Bergamasca. Una sorta di pre-programma elettorale. Così spera di evitare contestazioni. Sul palco delle Officine Farneto, alla due giorni economica del Carroccio, Salvini manda segnali. I governatori gli chiedevano di «non inseguire Vannacci«? Lui prende le distanze da «un aspirante leader che mette in discussione perfino l’aborto, ma bisogna guardare avanti». Poi conferma al microfono la svolta interna: «Non vedo l’ora di condividere, nel partito coinvolgerò tutte le persone che hanno idee, a partire dai governatori, punta di diamante». Scaccia il fantasma della resa dei conti, «alla faccia degli uccelli del malaugurio». Solo quando gli citano la «fronda nordista», gli viene l’orticaria: «Ho ancora cinque camicie verdi nell’armadio a Milano, da quando qualcuno non sapeva ancora di essere al mondo».

Non è una tregua puramente di facciata, ma quanto durerà è la grande incognita. Le ragioni della frattura restano. Come le tensioni sulle prossime mosse. A partire dalla possibile rimozione del capogruppo in Senato, Massimiliano Romeo, che alle Officine Farneto si è presentato solo per salutare Fontana (e abbracciarlo). «Nessuno sfascia la Lega – le parole del presidente dei senatori e segretario lombardo - Capogruppo sì o no, porterò avanti il mio impegno per il partito». In pole per rimpiazzarlo c’è Claudio Borghi, «a disposizione». Ma Fontana, nel faccia a faccia mattutino col leader prima del vertice con gli altri governatori, ha difeso il capogruppo attuale. I salviniani però gliel’hanno giurata. E non basta un caffè a casa Salvini per chiudere la pratica.

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