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Lega, i ribelli vanno avanti: dopo Pontida nascerà l’associazione per il Nord

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La tregua armata dovrebbe reggere fino all’evento tradizionale sul pratone, ma le posizioni non si avvicinano
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Se tregua si vuole considerare, è tregua armata. Ci fossero dubbi, a fugarli ci ha pensato il presidente della Lombardia Attilio Fontana, ieri, commentando l’incontro del giorno prima a Roma tra i governatori leghisti del Nord e il segretario Matteo Salvini. Prima la diplomazia: «Un passo avanti». Poi la pistola sul tavolo: «L’associazione per il Nord resta in piedi, sì, ne abbiamo parlato e ci stiamo lavorando per presentare il progetto definitivo».

La data spartiacque è, ovviamente, il tradizionale ritrovo di Pontida in calendario per il 20 settembre. Rispetto al quale, nella riunione di martedì a casa Salvini, tutti i presenti hanno concordato: non deve diventare l’occasione di lavare i panni sporchi in pubblico: «Il pratone è sacro». E quindi l'associazione per il Nord arriverà subito dopo. Alla manifestazione-simbolo del leghismo sarà «concordia», almeno apparente. Per quanto non siano ancora noti gli interventi dal palco. L’organizzazione – che fa capo a Salvini – lascerà ai “di…

Se tregua si vuole considerare, è tregua armata. Ci fossero dubbi, a fugarli ci ha pensato il presidente della Lombardia Attilio Fontana, ieri, commentando l’incontro del giorno prima a Roma tra i governatori leghisti del Nord e il segretario Matteo Salvini. Prima la diplomazia: «Un passo avanti». Poi la pistola sul tavolo: «L’associazione per il Nord resta in piedi, sì, ne abbiamo parlato e ci stiamo lavorando per presentare il progetto definitivo».

La data spartiacque è, ovviamente, il tradizionale ritrovo di Pontida in calendario per il 20 settembre. Rispetto al quale, nella riunione di martedì a casa Salvini, tutti i presenti hanno concordato: non deve diventare l’occasione di lavare i panni sporchi in pubblico: «Il pratone è sacro». E quindi l'associazione per il Nord arriverà subito dopo. Alla manifestazione-simbolo del leghismo sarà «concordia», almeno apparente. Per quanto non siano ancora noti gli interventi dal palco. L’organizzazione – che fa capo a Salvini – lascerà ai “dissidenti” il microfono davanti ai militanti? Questi ultimi, poi, sono la vera incognita. I dirigenti possono anche sospendere le ostilità grazie a una stretta di mano, ma nessuno potrà impedire ai partecipanti eventuali contestazioni.

Per i prossimi dieci giorni, la fronda nordista si prepara, in ogni caso, a una guerriglia a più bassa intensità. Senza tuttavia fermarsi. Prova ne sia l’appuntamento del 16 settembre a Lazzate, dove il capogruppo al Senato Massimiliano Romeo – che i salviniani vorrebbero rimuovere per mettere al suo posto Claudio Borghi – terrà una nuova presentazione del suo libro “Fare la Lega”, rimasto indigesto ai fedelissimi del segretario. Ça va sans dire, sarà accompagnato dal presidente Fontana. Il duo, ormai consolidato, dopo aver picchiato duro contro il segretario il 15 agosto alla Versiliana, sta girando il Nord per diffondere l’idea che al Carroccio serva un restyling urgente.

Nel rendez-vous casalingo di martedì, presenti oltre a Fontana anche l’ex “doge” Luca Zaia e i governatori Massimiliano Fedriga e Maurizio Fugatti, le due parti, ancora una volta, hanno parlato una lingua diversa. Il leader ha proposto un nuovo «manifesto programmatico» e avrebbe cercato di ammaliare soprattutto Fedriga e Zaia con la prospettiva di una candidatura in Parlamento e un futuro nazionale. La richiesta dei critici, però, ormai riguarda un aspetto strutturale, non solo tematico: la leadership. Che vorrebbero affidare a una segreteria politica – davvero con potere decisionale – da affiancare al segretario. Se l’ex presidente della regione Veneto è stato più morbido degli altri, assicura chi ci ha parlato, non è per la tentazione di una candidatura che potrebbe già facilmente ottenere (anche in altri partiti). Tra i nordisti, è il meno convinto che la linea dura possa pagare: preferirebbe rimanere in riva al fiume in attesa che il ciclo politico di Salvini si concluda, come sta già accadendo. Teme che se il partito continuerà a perdere quota nei sondaggi – processo inesorabile da settimana – la colpa possa essere strumentalmente addossata ai “ribelli”. Guardando il dito e non la luna.

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