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L’abbraccio Franceschini-Renzi: “Le primarie non siano dilanianti”

(ansa)

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I due insieme alla festa dell’Unità. Il fondatore di Iv: “Salis o Manfredi al tavolo del programma per l’area moderata”
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REGGIO EMILIA – La platea è piena, l’acclamazione carica di un affetto discreto. «Questo applauso è per Dario e sappiamo perché», dice Matteo Renzi sul palco della Sala Guccini della Festa dell’Unità a Reggio Emilia. Al suo fianco Franceschini ricambia la cortesia: «Questo applauso è per Renzi che torna dopo dieci anni». La prima volta dell’ex ministro della Cultura a un evento pubblico dopo aver rivelato in un’intervista al Corriere di convivere con il Parkinson. La prima volta in un decennio del leader di Italia viva alla festa nazionale del partito di cui è stato segretario, prima idolo e poi guastatore. Sdoganato agli eventi locali dei dem dal 2024, si compie così la fine della damnatio memoriae. Tanto che ora lo stratega più fine del Pd, Franceschini, lo blinda contro gli assalti di chi sogna un centro senza di lui, o lo vorrebbe marginale: «Matteo può essere simpatico o antipatico, ma lui ha costruito un movimento che c’è, ha personalità e voti. Non immaginino di poter prescinde…

REGGIO EMILIA – La platea è piena, l’acclamazione carica di un affetto discreto. «Questo applauso è per Dario e sappiamo perché», dice Matteo Renzi sul palco della Sala Guccini della Festa dell’Unità a Reggio Emilia. Al suo fianco Franceschini ricambia la cortesia: «Questo applauso è per Renzi che torna dopo dieci anni». La prima volta dell’ex ministro della Cultura a un evento pubblico dopo aver rivelato in un’intervista al Corriere di convivere con il Parkinson. La prima volta in un decennio del leader di Italia viva alla festa nazionale del partito di cui è stato segretario, prima idolo e poi guastatore. Sdoganato agli eventi locali dei dem dal 2024, si compie così la fine della damnatio memoriae. Tanto che ora lo stratega più fine del Pd, Franceschini, lo blinda contro gli assalti di chi sogna un centro senza di lui, o lo vorrebbe marginale: «Matteo può essere simpatico o antipatico, ma lui ha costruito un movimento che c’è, ha personalità e voti. Non immaginino di poter prescindere da Renzi». Citofonare il leader del M5S Giuseppe Conte, che ancora ieri ha ripetuto che «chi c’è già al centro ha già dimostrato la sua capacità di espansione». Avanti il prossimo.

L’ex presidente del Consiglio sa che c’è chi lo ritiene ingombrante. E allora si fa piccolo, un passo indietro: «Io non ci devo stare nella foto dei leader». Annuncia che non chiederà posti nel listone blindato del premio. Offre una soluzione inedita: «In un sussulto inspiegabile di umiltà, il Kraken dice troviamo un altro per andare al tavolo del programma, un sindaco o una sindaca, non iscritto al Pd, che rappresenti il centro». I nomi? «Salis o Manfredi». Concorda Franceschini: «Se ci sarà anche Silvia Salis, lo deciderà lei, ma sarà una protagonista nei prossimi anni». L’urgenza: «È ora che il centro si organizzi».

È la serata dell’armonia ritrovata, dello “scurdammoce ‘o passato”. Ci sono due ex segretari Pd sul palco, un altro, Nicola Zingaretti, è in platea. Nessuno ha più voglia di ricordare chi ha sbagliato più forte. «Matteo torna», urla uno degli spettatori. Alle domande di Giovanna Pancheri sulla leadership del campo che verrà, i due senatori dem rispondono come se non fosse poi così complicato: primarie. E chi dice – insiste Franceschini – che debbano essere «dilanianti»? «Facciamo le primarie la domenica e il lunedì una grande festa di popolo. Se invece saranno dilanianti ci meritiamo di perdere». Renzi fa intendere che presenterà un nome per Casa riformista solo se ci saranno altre candidature oltre a Schlein e Conte. Se invece la sfida dovesse essere a due, non ha dubbi: «Voterò per Elena Elly Schlein», ammiccamento alla campagna ironica – ma poi non troppo – dei Giovani democratici per ridare alla segretaria Pd la gravitas del suo nome di battesimo (e infatti i ragazzi esultano entusiasti). L’applauso più fragoroso, però, Renzi lo guadagna quando cita “Quattro stracci” di Francesco Guccini, al quale è dedicato il palco dell’evento: «Ognuno vada dove vuole andare, ognuno invecchi come gli pare. Ma non raccontate a me che cos’è la libertà». A margine, racconta il suo «amore non corrisposto» per il cantautore emiliano che nel 2014 disse di lui: «Mi apprezza? Fatti suoi». E alle regionali dichiarò di votare per Igor Taruffi, il “Taruffenko”, allora candidato di Sel, oggi responsabile Organizzazione dem e regista della festa nazionale.

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