La decisione sembra ormai presa: Elly Schlein resterà al timone del Pd fino alle politiche. Ma guai a dare la proroga per scontata. Per allungare il mandato della segretaria oltre i 4 anni serve una modifica dello statuto. E il tempo stringe: in base alle regole sancite dal partito, il presidente dell’assemblea nazionale deve indire l’elezione del nuovo leader — ovvero avviare il congresso — sei mesi prima della scadenza di quello in carica. Termine che, sebbene non tassativo, per l’attuale inquilina del Nazareno spira oggi. Non a caso già da un po’ Stefano Bonaccini è sceso in pressing per concertare il da farsi. Con un’avvertenza: mandarla troppo per le lunghe non si può.
Sui ragionamenti in corso nel Pd pesano due elementi, entrambi cruciali. Intanto il calendario politico: non si è ancora capito quando si voterà per rinnovare il Parlamento, se cioè Giorgia Meloni creerà le condizioni per anticipare le urne ad aprile — come a un certo punto si era vociferato — oppure arriverà sino …
La decisione sembra ormai presa: Elly Schlein resterà al timone del Pd fino alle politiche. Ma guai a dare la proroga per scontata. Per allungare il mandato della segretaria oltre i 4 anni serve una modifica dello statuto. E il tempo stringe: in base alle regole sancite dal partito, il presidente dell’assemblea nazionale deve indire l’elezione del nuovo leader — ovvero avviare il congresso — sei mesi prima della scadenza di quello in carica. Termine che, sebbene non tassativo, per l’attuale inquilina del Nazareno spira oggi. Non a caso già da un po’ Stefano Bonaccini è sceso in pressing per concertare il da farsi. Con un’avvertenza: mandarla troppo per le lunghe non si può.
Sui ragionamenti in corso nel Pd pesano due elementi, entrambi cruciali. Intanto il calendario politico: non si è ancora capito quando si voterà per rinnovare il Parlamento, se cioè Giorgia Meloni creerà le condizioni per anticipare le urne ad aprile — come a un certo punto si era vociferato — oppure arriverà sino alla fine: a settembre 2027, come da richiesta insistente di Matteo Salvini e Antonio Tajani. Per cui, già ritrovarsi nel bel mezzo di un congresso in piena campagna elettorale sarebbe una iattura. Se poi la coalizione progressista, in mancanza di un’intesa sul candidato premier, dovesse optare per le primarie, l’incastro di date potrebbe diventare infernale.
E qui però interviene il secondo aspetto, non proprio secondario. Non tutti nel Pd vedono con favore i gazebo per scegliere chi dovrà guidare il centrosinistra nella corsa verso Palazzo Chigi. Qualcuno lo ha pure detto apertamente: rischiano di essere divisivi, far male anziché bene. Convinti sia più saggio evitarli. Come? Schlein e Conte potrebbero fare un passo di lato a vantaggio di una figura terza in grado di mettere d’accordo l’intero campo. Peccato che da quest’orecchio la segretaria non ci voglia sentire: sicura di battere prima il capo 5S e poi Meloni.
Perciò l’urgenza di Schlein e del suo inner circle, ora, è una sola: blindarsi. Risulterà più chiaro domani, al comizio di chiusura della Festa dell’Unità a Reggio Emilia. Quando potrebbe lanciare l’idea di riunire, entro la prima metà d’ottobre, l’assemblea nazionale del Pd per definire i punti essenziali del programma di governo, da portare al tavolo della coalizione. L’occasione giusta per proporre la modifica statutaria necessaria a prorogare il suo mandato sino alle politiche.
Ma si illude chi pensa sarà una passeggiata di salute. Per approvare la norma transitoria serve la maggioranza assoluta dei circa 700 aventi diritto, chiamati a votare in presenza davanti a un notaio. Senza dimenticare che non tutti gradiscono la prospettiva di allungare così tanto — circa un anno — il mandato della segretaria. Di cui il partito è già pronto a discutere, ma per parti separate: la minoranza riformista si vedrà a Prato il 26 settembre, il correntone di Montepulciano i primi di ottobre.
Le manovre per farle capire che deve cambiare registro, aprire un dialogo su alleanze e soprattutto liste elettorali, sono iniziate. Da questo dipenderà la sua permanenza al Nazareno. Ma potrebbe non bastare. Fra un mese, quando si terrà l’assemblea, il rebus sulla durata della legislatura, vincolata da Meloni alla nuova legge elettorale, dovrebbe essere risolto. E se andrà a scadenza naturale, potrebbe spuntare la richiesta di fare subito il congresso: i tempi, da comprimere al massimo, ci sarebbero, con le primarie del Pd da tenere a dicembre. Avvenne già quando Letta si dimise dopo la batosta del ‘22 e venne eletta lei. A quel punto, però, tutto può succedere.
Il congresso si trasformerebbe in una sfida non solo per la guida del Pd, ma pure su chi farà il candidato premier. E nessuno potrà impedire di correre a chi non ha ancora la tessera del partito, come fu per Schlein quattro anni fa: per esempio Silvia Salis, che a ottobre ha in calendario un tour per presentare il suo libro. E non è l’unica. I papabili sono tanti. In testa il sindaco Roberto Gualtieri, ma anche Gaetano Manfredi o Franco Gabrielli. In tal caso, ça va sans dire, la conferma di Schlein non sarebbe più così scontata.