Carla Taibi, lei che è stata la sua assistente, com’era Emma Bonino vista da vicino?
“Piuttosto sbrigativa, sempre fattiva, concretissima”.
Mossa dall’urgenza del fare?
“Quando c’era un’urgenza ti mandava le mail scritte tutte in maiuscolo”. (Ride)
Come vi siete incontrate?
“Alla fine del 2010 chiesi di fare uno stage a “Non c’è pace senza giustizia”, fondata da Bonino. Avevo trent’anni, bruciavo dalla voglia di aiutare gli altri. Mi misero in una stanzetta, seduta accanto alla sua portavoce, Sabrina Gasparini. Un giorno entrò Emma, china su una carta, chiese lumi su una cosa, ottenuta la risposta da Sabrina, uscì senza degnarmi di uno sguardo».
Ci rimase male?
“Notai la differenza con Marco Pannella, che avevo incontrato in ascensore ed era stato istintivamente affabile, simpatico”.
Carla Taibi, lei che è stata la sua assistente, com’era Emma Bonino vista da vicino?
“Piuttosto sbrigativa, sempre fattiva, concretissima”.
Mossa dall’urgenza del fare?
“Quando c’era un’urgenza ti mandava le mail scritte tutte in maiuscolo”. (Ride)
Come vi siete incontrate?
“Alla fine del 2010 chiesi di fare uno stage a “Non c’è pace senza giustizia”, fondata da Bonino. Avevo trent’anni, bruciavo dalla voglia di aiutare gli altri. Mi misero in una stanzetta, seduta accanto alla sua portavoce, Sabrina Gasparini. Un giorno entrò Emma, china su una carta, chiese lumi su una cosa, ottenuta la risposta da Sabrina, uscì senza degnarmi di uno sguardo».
Ci rimase male?
“Notai la differenza con Marco Pannella, che avevo incontrato in ascensore ed era stato istintivamente affabile, simpatico”.
Come divenne la sua assistente e poi portavoce?
“Tempo dopo Sabrina andò a vivere a Parigi, e io mi ritrovai a gestire da sola tutta l’agenda di Emma. Un lavoro h 24. Aveva richieste da tutto il mondo, ricercatissima, faceva mille cose”.
Suona impegnativo.
“Era come fare cinque o sei lavori in uno”.
Giorno e notte.
“Era capace di chiamarti in piena notte, dall’altra parte del pianeta, ignara del fuso orario”.
E lei?
“Io col tempo imparai a schiarirmi la voce, come se stessi perfettamente sveglia”.
Com’era lavorare con lei?
“Si lavorava benissimo. Mi disse subito: “Io sono Emma, dammi del tu”.
Non era difficile starle dietro?
“Sì, ma ti regalava sprazzi di vita con tutto quell’impegno. Spaziava nei campi più diversi, studiando da sé i dossier. Non dovevi mai rincorrerla. Però la stessa severità che pretendeva da sé la chiedeva anche a te”.
Era asciutta.
“Grazie me l’ha detto la prima volta cinque anni fa. La stima che nutriva per te la percepivi da come ti guardava”.
Era una ruvidezza che nasceva dal suo essere controcorrente?
“Quando nacque Più Europa in tanti le facemmo notare che era un nome impopolare. E lei tagliò corto: “Ma se non la difendiamo noi l’Europa, chi la difende?”
Hai fumato fino all’ultimo?
“Sì, le Muratti blu. Le accendeva e le spegneva”.
Aveva superato un tumore.
“Se glielo dicevi ti rispondeva: “Mi vuoi togliere il mio unico vizio?”
Insomma, non era semplice.
“Dovetti imparare a conoscerla. I primi tempi ero molto in soggezione. In realtà il suo modo di essere sbrigativa era il mezzo per riuscire a fare tutto”.
Avete mai litigato?
“Una volta, per un convegno, mi allargai negli inviti, senza consultarla. Ne nacque un pasticcio. Mortificata, offrii le mie dimissioni. “Se mi fossi dovuta dimettere per tutti gli sbagli che ho fatto io non avrei fatto più politica”, mi rispose subito, respingendole”.
Ma era ruvida con tutti, giusto?
“Anche con figure di alto livello i suoi incontri non potevano durare più di un’ora. Ricordo che nel suo ufficietto al Senato c’era la processione di persone che volevano omaggiarla, ma lei li congedava in fretta, odiava le cerimonie, era tutta presa dal suo lavoro”.
Pur non essendo seduttiva ha avuto un’enorme popolarità.
“Era una donna libera. Ed era autentica. Una che si era battuta non solo per sé, ma per gli altri. Con molta serietà, senza mai risparmiarsi. Queste cose la gente le percepisce”.
Le invidiava un tratto della sua personalità?
“Non si perdeva mai d’animo. Solo nelle cose pratiche andava in difficoltà”
Tipo?
“E’ stata l’unica persona che conosco a ritrovarsi il Mac infestato di malware”
Come sono state le ultime settimane?
“Io non la vedevo da fine luglio. L’ho ritrovata un mese dopo che non fumava più, anche il suo sguardo era cambiato”
Presagiva la fine?
“Non so. Non era la solita Emma”.
Come ha saputo che era morta?
“Ero nel piazzale della clinica ed aspettavo che si facessero le nove per entrare. Mi ha chiamato sua cognata: “Emma non c’è più”. Mi sono sentita svenire. Non si è mai preparati”.
Non voleva accanimenti.
“Penso che fino alla fine abbia fatto di testa sua, e abbia pire deciso lei quando morire”.
Lei davanti alla clinica ha detto a Matteo Hallisey, il presidente di Più Europa, che non poteva prendersi la scena.
“E’ giovane, aveva avuto pochi contatti con Emma, e lei era stata contraria alla sua candidatura a presidente, i rapporti si erano interrotti e non ne aveva grande stima, eppure lui adesso era lì, a favor di telecamera, a ricordarla: “Anche no, per favore”, gli ho detto”.
Bonino aveva manifestato dei rimpianti?
“Può darsi che ne abbi avuti. Non parlava mai delle sue emozioni. Faceva un po’ la dura”.
Aveva dato tutto alla politica.
“Diceva: i figli sono per sempre, e io non riesco a impegnarmi per sempre. Le mancava un affetto sincero, credo, uno che ci fosse in maniera disinteressata”.
Alla fine era stanca?
“Non si era mai presa cura del suo corpo. Non aveva mai fatto sport. Al massimo qualche passeggiata”.
Fu coraggiosa nel rivelare il tumore?
“Diceva: io non sono il mio tumore. Fece coraggio a tanti. Tenne duro, lo sconfisse”.
Che rapporto è stato il vostro?
Alla fine molto di più di un semplice rapporto lavorativo. A un congresso venne a trovarla, suo fratello, Giovanni. E lei lì mi lodò davanti a lui per tutto quello che avevo fatto per lei. Fu la prima volta e questo mi rese orgogliosa”.
C’era gratitudine.
“Ci è capitato di abbraciarci e piangere insieme: una cosa inimmaginabile quando l’ho conosciuta”.
Adesso cosa le mancherà?
“La sua visione. Lucida, lucidissima. Il confronto di alto livello. Mi mancherà anche il suo brutto carattere e il senso di libertà esercitato su di sé e per gli altri”.