“Donna e di sinistra”, Schlein occupa il campo per la sfida a Meloni
dal nostro inviato Francesco BeiREGGIO EMILIA – Dopo un’ora e mezza di comizio, una ragazza appoggiata alla balaustra approfitta di una pausa per gridare con quanto fiato ha in gola: «Elena…sei la nostra premier». Poteva far finta di non aver sentito, invece Schlein si allarga in un sorriso e risponde con convinzione: «Grazie!». In fondo è tutto qui il senso di questo comizio, che la segretaria dem interpreta come un calcio di inizio: della campagna elettorale per le primarie, certo, ma soprattutto della corsa a palazzo Chigi. Non ci sono piani alternativi, non viene preso in considerazione altro scenario se non la vittoria nel vero scontro che conta: Elly contro Giorgia. E in questo colpisce davvero sentire Schlein ripetere quasi con le stesse parole della premier il suo no a governi frutto di intese parlamentari: «C’è chi tifa per il pareggio, chi sogna governi tecnici o di larghe intese, ma noi prendiamo qui un impegno, andremo al governo solo vincendo le elezioni con la nostra alleanza progressista».
Un’alleanza…
REGGIO EMILIA – Dopo un’ora e mezza di comizio, una ragazza appoggiata alla balaustra approfitta di una pausa per gridare con quanto fiato ha in gola: «Elena…sei la nostra premier». Poteva far finta di non aver sentito, invece Schlein si allarga in un sorriso e risponde con convinzione: «Grazie!». In fondo è tutto qui il senso di questo comizio, che la segretaria dem interpreta come un calcio di inizio: della campagna elettorale per le primarie, certo, ma soprattutto della corsa a palazzo Chigi. Non ci sono piani alternativi, non viene preso in considerazione altro scenario se non la vittoria nel vero scontro che conta: Elly contro Giorgia. E in questo colpisce davvero sentire Schlein ripetere quasi con le stesse parole della premier il suo no a governi frutto di intese parlamentari: «C’è chi tifa per il pareggio, chi sogna governi tecnici o di larghe intese, ma noi prendiamo qui un impegno, andremo al governo solo vincendo le elezioni con la nostra alleanza progressista».
Un’alleanza che Elena/Elly (è lei stessa a scherzare sui giovani dem che hanno iniziato a chiamarla così) vede naturalmente e inevitabilmente guidata da una persona sola, se stessa. È il riscatto dell’underdog, anche questa una visione allo specchio rispetto all’altra donna che guida da quattro anni il Paese. «Sono felice di fare il quarto discorso consecutivo alla festa dell’Unità. Scommettevano che non sarei durata sei mesi, invece per la prima volta ci poniamo il problema della scadenza del mandato di un segretario: ci dispiace avervi fatto perdere tutte le vostre scommesse, ma - spoiler - continueremo a farvele perdere». E quale scommessa più ambiziosa da vincere, lottando contro i pronostici e le battute che anche nel suo stesso partito abbondano, che quella di sedersi a palazzo Chigi per interrompere il ciclo europeo delle destre sovraniste? Igor Taruffi, il responsabile dell’organizzazione dem, l’unico che può vantarsi di essere stato votato da Francesco Guccini, rivendica con orgoglio il cammino fatto dal 2022: «Tre anni e mezzo fa eravamo un campo di macerie, siamo stati in grado di ricostruire un’alleanza che è pronta a governare il Paese».
Alla fine di quasi due ore di arringa, al Campovolo di Reggio Emilia, quello dei concerti degli U2, riempito da migliaia di militanti venuti da tutta Italia (anche con 51 pullman), Schlein strappa l’applauso più forte quando rivendica il suo vero obiettivo senza girarci attorno: «C’è chi in questo Paese non vuole un’alleanza progressista al governo e non vuole una persona di sinistra a Palazzo Chigi. Io posso solo offrire le mie aggravanti personali, essendo donna, avendo 40 anni, essendo libera e non conforme a tutti gli standard, ma se questo valesse nella società io non sarei qua e non avrei mai vinto il congresso».
Insomma, l’Italia è più avanti della politica e può accettare una premier che ha una compagna, che non si nasconde, che proclama come non sia un’idea stravagante battersi per i diritti civili insieme a quelli sociali, «perché le due cose stanno insieme, per noi sono inscindibili».
Poi, certo, ci sarebbe quel piccolo problema di decidere chi deve guidare il campo progressista. Ma, anche qui, Schlein sembra sicura del fatto suo, certa di vincere la sfida delle primarie contro Giuseppe Conte o chiunque altro (altra?), «perché figuratevi se abbiamo paura del voto». Sotto il palco, il sindaco di Cesena, Enzo Lattuca, la ascolta e annuisce: «Che vinca Conte è una cosa che non consideriamo possibile. Punto. Non è che uno va a letto la sera pensando che la mattina dopo non si sveglierà». È chiaro che una vittoria di Conte, che guida un partito con la metà dei voti del Pd, sarebbe devastante per il Nazareno, ma nessuno la prende in considerazione.
A ogni buon conto, Schlein si premura di tenere a bada il rivale, che non perde giorno per infilare una banderilla sul corpaccione dem sapendo che c’è un tema che fa più male di tutti: l’Ucraina. A sentire ieri sera il comizio alla festa dell’Unità, sembrava di essere tornati al tempo di Joan Baez, la parola che è più risuonata nel comizio è «pace». La segretaria dem non vuole farsi scavalcare, ha capito il gioco di Conte e quindi dice no all’aumento del 5% delle spese militari, no ai piani di riarmo Ue e invita a seguire l’esempio di Pedro Sanchez. Però, sul punto più sensibile, pronuncia una frase apprezzata dalla minoranza interna, promettendo che il sostegno all’Ucraina non verrà meno. Sostegno senza aggettivi, non si capisce se ancora con l’invio di armi oppure no. Ma il leader dei riformisti, Lorenzo Guerini, vuole vedere il bicchiere mezzo pieno e dice di «apprezzare».