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Medico Bonino: “L’ho curata dopo Pannella, mi congedava sempre in fretta. Un esempio per i malati”

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Claudio Santini: “Non voleva essere il suo tumore. Si rifiutava di non fumare. Di recente il suo cuore affaticato”
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È il dottore che le ha dato la diagnosi e che per primo le ha sentito dire la frase-bandiera “Io non sono la mia malattia”. Claudio Santini faceva l’internista a Ostia, quando è diventato il medico di Marco Pannella e poi di Emma Bonino.

Che paziente era?

«Bravissima. Ma, intendiamoci, restava Emma Bonino, con le asperità caratteriali che conoscono tutti. Parlava molto poco, aveva tempi contingentati con tutti e pure con il suo medico. Anche se questa fretta, dovuta ai tanti impegni, forse con me la aveva un tantino meno che con altri, a un certo punto mi congedava».

Da quanto tempo la seguiva?

«Sono entrato nel mondo radicale nel ’98 quando Marco Pannella fu operato al cuore. Gli misero un by-pass, ebbe una complicazione infettiva e siccome io ero internista mi occupai dell’infezione, che durò mesi. Dopo Marco mi chiese di seguirlo e conobbi anche Emma».

Due persone molto diverse.

«Ero il suo medico e Marco veniva a casa mia a cena, magari si portava amici. Emma era riservata, non er…

È il dottore che le ha dato la diagnosi e che per primo le ha sentito dire la frase-bandiera “Io non sono la mia malattia”. Claudio Santini faceva l’internista a Ostia, quando è diventato il medico di Marco Pannella e poi di Emma Bonino.

Che paziente era?

«Bravissima. Ma, intendiamoci, restava Emma Bonino, con le asperità caratteriali che conoscono tutti. Parlava molto poco, aveva tempi contingentati con tutti e pure con il suo medico. Anche se questa fretta, dovuta ai tanti impegni, forse con me la aveva un tantino meno che con altri, a un certo punto mi congedava».

Da quanto tempo la seguiva?

«Sono entrato nel mondo radicale nel ’98 quando Marco Pannella fu operato al cuore. Gli misero un by-pass, ebbe una complicazione infettiva e siccome io ero internista mi occupai dell’infezione, che durò mesi. Dopo Marco mi chiese di seguirlo e conobbi anche Emma».

Due persone molto diverse.

«Ero il suo medico e Marco veniva a casa mia a cena, magari si portava amici. Emma era riservata, non era tipa da incontri conviviali. Ma mi ha fatto entrare nella sua intimità».

La diagnosi di tumore al polmone nel 2015 gliel’ha data lei?

«Sì, facevamo controlli periodici perché era una grandissima fumatrice. Uscì questa immagine radiologica del tumore e glielo dissi. Ha avuto bisogno di qualche giorno per realizzare. Poi, finito lo sbandamento iniziale, mi ha chiamato e mi ha detto: “Sai cosa ho pensato? Che non sono la mia malattia”. Sembrava una cosa ovvia ma non lo è per niente. Da quel momento si è data una serie di regole. Ha cambiato la sua immagine, non ha nascosto niente delle trasformazioni fisiche legate alle cure, è diventata un emblema per i malati oncologici. Tra l’altro, all’inizio Pannella, che non aveva molto pubblicizzato la sua malattia e a quel punto aveva una metastasi al fegato, diceva in modo scherzoso che tutti parlavano di Emma anche se lui aveva due tumori e lei uno».

Ha seguito le cure?

«Certo, ha preso tutto il tempo che serviva per farle. Ma si è anche impegnata a diffondere informazioni sul tumore, ha dato interviste, sostenuto con maggior vigore alcune lotte del partito Radicale e dell’associazione Coscioni sulle Dat, le terapie palliative, il fine vita».

E non ha mai smesso di fumare?

«No, proprio come Marco. All’inizio, dopo la diagnosi di microcitoma non me la sentivo di dirle di smettere, perché temevamo che le cose andassero male. Ma è un tumore che può rispondere alla chemio e con lei è successo, la malattia è scomparsa. Così dopo qualche anno gliel’ho detto: perché non smetti di fumare? “Non mi rompete, è l’unico vizio che ho”, ha detto».

Com’è stato l’ultimo periodo?

«Da un paio d’anni usciva poco di casa, per colpa di una frattura al femore. Era in carrozzina quando è andato a trovarla il Papa, per quella che, mi aveva detto, era stata una delle più grandi emozioni della sua vita. Quest’estate era andata a Sabaudia. Al ritorno l’ho visitata e aveva il cuore un po’ affaticato. Due domeniche fa, poi, mi ha chiamato il medico del 118, perché stava male. Abbiamo concordato di portarla al Santo Spirito. Quando sono arrivato era in rianimazione. Ci siamo guardati senza parlare».

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