Csm, il sì del plenum ai test psicoattitudinali per i magistrati
di Conchita SanninoOltre diciotto mesi di mediazione e lavoro con gli esperti. Ma c'è un anno avanti, ancora, prima che scatti la sperimentazione ed entrino nella vita istituzionale del Paese. I test psicoattitudinali per i magistrati sono stati approvati in via definitiva al plenum del Consiglio superiore della magistratura, guidato da Fabio Pinelli. Li prevede la legge già da due anni. Entreranno subito nel prossimo bando: previsto a ottobre. Ma non saranno immediatamente operativi.
Spesso branditi come arma vendicativa nella lotta della politica contro le toghe, mai amati dai magistrati di ogni orientamento, poi imposti dal decreto legislativo del marzo 2024 che lasciava al Consiglio superiore lo studio e l'elaborazione della nuova "prova", questi accertamenti arrivano a definizione - nella delibera che è passata all’esame di Palazzo Bachelet - dopo un serrato confronto tra magistrati e laici delle diverse aree in Sesta commissione.
Dopo un dialogo non sempre facile tra consiglieri di opposte aree (s…
Oltre diciotto mesi di mediazione e lavoro con gli esperti. Ma c'è un anno avanti, ancora, prima che scatti la sperimentazione ed entrino nella vita istituzionale del Paese. I test psicoattitudinali per i magistrati sono stati approvati in via definitiva al plenum del Consiglio superiore della magistratura, guidato da Fabio Pinelli. Li prevede la legge già da due anni. Entreranno subito nel prossimo bando: previsto a ottobre. Ma non saranno immediatamente operativi.
Spesso branditi come arma vendicativa nella lotta della politica contro le toghe, mai amati dai magistrati di ogni orientamento, poi imposti dal decreto legislativo del marzo 2024 che lasciava al Consiglio superiore lo studio e l'elaborazione della nuova "prova", questi accertamenti arrivano a definizione - nella delibera che è passata all’esame di Palazzo Bachelet - dopo un serrato confronto tra magistrati e laici delle diverse aree in Sesta commissione.
Dopo un dialogo non sempre facile tra consiglieri di opposte aree (su tutti: i togati Roberto Fontana, indipendente di sinistra, e Antonello Cosentino, di Area, con il laico Felice Giuffré, professore in quota meloniani e Edoardo Cilenti, giudice di Mi). Soprattutto, dopo l'ascolto dei quattro prof designati, gli esperti di psicologia del lavoro e psicometria: Santo Di Nuovo, emerito all'Università di Catania, Monica Molino dell'Ateneo di Torino, Giuseppe Sartori e Andrea Spoto, entrambi dall'Università di Padova. Non si tratterà comunque dei test che sognava Silvio Berlusconi, già dal 2003 - ai tempi del primo clamoroso affondo sui giudici "doppiamente matti, mentalmente disturbati", affetti "da turbe psichiche". Né somigliano a quelli che gli irriducibili della destra meloniana avrebbero voluto anche oggi: tanto che le laiche Claudia Eccher e Isabella Bertolini si astengono, perché li ritengono annacquati. “Ancora una volta il Csm utilizza le proprie prerogative per depotenziare quella che poteva essere una importante innovazione, trasformandola nell'ennesima occasione persa", è la loro posizione. “Per questo consideriamo grave introdurre una disciplina attuativa, che rischia di allontanarsi dal chiaro mandato ricevuto dal legislatore".
“I test? Servono a normalizzare la magistratura”
Una lunga discussione in plenum ha accompagnato il sì definitivo ai test. Sei gli astenuti, in tutto. Tra loro, anche il laico di centrtodestra Enrico Aimi, quello del Pd, il costituzionalista Roberto Romboli, le ’indipendente dei “101” Andrea Mirenda.Stessa scelta per la togata di Md, la giudice Domenica Miele. Che fa mettere a verbale: “Pur apprezzando il lavoro fatto dalla Sesta commissione, i test non sono altro che un tassello del progetto di normalizzazione della magistratura, già previsto dal piano Gelli”. Il risultato di oggi soddisfa invece il professor Giuffré. Che, in netto contrasto più con il fuoco amico di Eccher e Bertolini che con le toghe rosse, rivendica: “Quello di oggi è un passo avanti decisivo. Il Csm dimostra di saper esercitare con serietà e rigore le competenze che il legislatore gli ha affidato”, chiarendo che il test “non è né uno strumento diagnostico, né tanto meno un filtro di tipo ideologico. E’ il primo momento di un percorso che prosegue nel colloquio e si conclude con la valutazione collegiale della commissione esaminatrice”.
La road map
L’agenda contempla due tappe: in tempi non brevi. La prima: nel 2027 partirà una sorta di “collaudo” dei test, solo su base volontaria, e solo per i mot, ovvero i magistrati in tirocinio, e senza alcuna incidenza per chi si mette alla prova. Gli esperti dovranno definire infatti la griglia dei quesiti e hanno già tassativamente chiesto il periodo di “sperimentazione", in cui le giovani matricole di oggi si sottoporranno alla prova, al fine di "verificare quali incognite possano presentare i test".
La seconda: nel 2028, per i nuovi candidati che avranno superato la prova scritta, l’accertamento sarà a regime e nessuno potrà sottrarsi. In teoria, un aspirante magistrato che abbia superato il primo importante scoglio potrebbe essere scartato per “esito negativo” sul test cognitivo o emotivo, e non arrivare mai in fondo alla prova. Facile immaginare, a quel punto, la pioggia di ricorsi.
Che cosa prevede la delibera
Ma in cosa consiste la prova psico attitudinale? L'accertamento, è scritto nella delibera, è "diretto non all’individuazione di patologie o alla formulazione di diagnosi, ma alla verifica della idoneità funzionale del candidato rispetto allo specifico ruolo da ricoprire". Tradotto in concreto: non saranno invasivi, non si tratta di "indagine" clinica in senso stretto, il candidato magistrato dovrà affrontare il colloquio con l'esperto dopo la prova scritta, e prima di quella orale. Una nuova prova che "si colloca nell'ambito della discrezionalità tecnica", è la sottolineatura. E si articolerà in due momenti. Uno "ricognitivo", "consistente nell’acquisizione dei dati (l'esito dei test, osservazioni comportamentali, elementi emersi nel colloquio)". E l'altro cosiddetto "valutativo", che porterà alla sintesi "tecnico-professionale degli elementi raccolti, finalizzata all’espressione del giudizio di idoneità". Momenti che "risultano tra loro inscindibilmente connessi", tanto che "non è sempre possibile distinguere" la prima fase dalla seconda.
Come si comportano gli altri Paesi
L'introduzione del colloquio psicoattitudinale, aveva già chiarito la Rete europea dei Consigli della giustizia (Encj), "non è in contrasto con i principi di autonomia e indipendenza", purché sia garantita la possibilità di un ricorso contro un esito negativo, oltre alla protezione dei dati e alla trasparenza del processo. Ma il ministro Carlo Nordio era andato oltre: «L’esame psico-attitudinale per i magistrati lo fa praticamente tutta l’Europa».Non è esattamente così. Alcune varianti di esame "caratteriale" sono previste in Ungheria, in Croazia, nella Repubblica Ceca, in Belgio e in Portogallo, tra gli altri. Non ci sono però in Spagna. E non sono obbligatori in Germania, dove li applicano prevalentemente alcune regioni. Mentre la Francia li ha praticamente aboliti nel 2017: alla prova dei fatti, si sarebbero rivelati inutili. Cioè privi di efficacia nell'individuare criticità o sospette devianze, a dispetto di costi molto elevati.