✕

Sì del Senato al Melonellum, l’opposizione denuncia: “È una nuova legge truffa”

(ansa)

Ascolta l'audio

Il centrodestra approva la riforma del voto. FI: “Non è perfetta ma non è una deriva”. Timori per il voto alla Camera. Pronti ricorsi
2 minuti di lettura

Poca suspense, elettricità a basso voltaggio. Il Senato, ieri mattina, ha approvato il Melonellum con 113 sì, 71 no e 2 astenuti. Il voto palese non faceva temere sorprese per la maggioranza. Ora tocca di nuovo alla Camera, chiamata alla terza e ultima lettura. La commissione Affari costituzionali incardina oggi, si corre: il testo è atteso in aula il 28 settembre. L’obiettivo è arrivare al via libera definitivo intorno al 6 ottobre. A Montecitorio, però, le opposizioni hanno la possibilità di tentare lo sgambetto con una richiesta di voto segreto che già disturba il sonno della destra. Al punto che la questione di fiducia – ventilata nelle settimane scorse dalla maggioranza – ora è al centro di una riflessione.

A Palazzo Madama, le opposizioni passano in rassegna le storture di una legge elettorale scritta e modificata in solitaria dal centrodestra. «Il Poltronellum», si legge dalla tribuna in una vignetta del senatore dem Filippo Sensi. Un altro schizzo tratteggia la caricatura di M…

Poca suspense, elettricità a basso voltaggio. Il Senato, ieri mattina, ha approvato il Melonellum con 113 sì, 71 no e 2 astenuti. Il voto palese non faceva temere sorprese per la maggioranza. Ora tocca di nuovo alla Camera, chiamata alla terza e ultima lettura. La commissione Affari costituzionali incardina oggi, si corre: il testo è atteso in aula il 28 settembre. L’obiettivo è arrivare al via libera definitivo intorno al 6 ottobre. A Montecitorio, però, le opposizioni hanno la possibilità di tentare lo sgambetto con una richiesta di voto segreto che già disturba il sonno della destra. Al punto che la questione di fiducia – ventilata nelle settimane scorse dalla maggioranza – ora è al centro di una riflessione.

A Palazzo Madama, le opposizioni passano in rassegna le storture di una legge elettorale scritta e modificata in solitaria dal centrodestra. «Il Poltronellum», si legge dalla tribuna in una vignetta del senatore dem Filippo Sensi. Un altro schizzo tratteggia la caricatura di Meloni: «Capolista è dove mi siedo io». Mentre sul tabellone si accendono le luci verdi dell’approvazione, l’emiciclo sinistro si colora di cartelli con la scritta “Legge truffa”, riferimento alla riforma approvata nel 1953 dalla Dc e che assegnava il 65% dei seggi alla Camera alla coalizione con più del 50% dei voti. «È nata perché avete paura di perdere. E perderete», va all’affondo il leader di Italia viva Matteo Renzi. Avviso ai naviganti del proprio campo: «Chi si incaricherà di rompere l’unità per ragioni ideologiche o personali passerà alla storia come colui che darà ancora cinque anni a Meloni, Vannacci e compagnia». Peppe De Cristofaro, capogruppo di Avs, conteggia i «170 giorni persi dietro alla legge elettorale» anziché «occuparsi di crisi salariale, caro prezzi, inflazione, benzina alle stelle». Sottolinea l’effetto boomerang che ha mandato in crisi di nervi la maggioranza: «Questa legge, pensata quando Vannacci e il suo partito erano all’1-2%, ora diventa controproducente», tant’è che «molti a destra sperano venga affossata nel voto segreto della Camera». E infatti il presidente dei senatori dem Francesco Boccia punta sul materiale infiammabile pronto a esplodere quando a Montecitorio lo scrutinio non sarà palese: «State cacciando le donne dal Parlamento: basta celebrare la prima donna presidente del Consiglio se poi danneggia irrimediabilmente le donne stesse». Le preferenze messe a punto dalla maggioranza, è noto, non prevedono l’alternanza di genere tra i capilista. Nemmeno in base al rapporto 60/40 del Rosatellum. «L’80 per cento del Parlamento, se non di più, sarà composto di uomini», prevede la collega dem Valeria Valente.

A far arrabbiare di più la destra, però, è il capogruppo M5S Luca Pirondini: «Nel listone bloccato metteteci anche Caroccia, il prestanome della camorra che avete difeso, impedendo alla procura di Roma di indagare su di lui, perché nelle chat c’era un esponente di FdI». Si altera persino il meloniano solitamente mite Andrea De Priamo: «Non prendiamo lezioni sul contrasto alla mafia dal M5S». Il leghista Andrea Paganella invece ha a cuore un solo punto di caduta: «Governeremo altri cinque anni con Salvini al Viminale». Di colpi di scena c’è solo il calo di voce di Stefania Craxi, capogruppo di FI, costretta a lasciare la parola a Roberto Rosso. Entusiasmo al minimo sindacale: «Si può dire che questa legge non sia perfetta ma nessuno può dire che rappresenti una deriva». Tutti guardano già altrove. La Camera e il buio dell’urna. E se si arrivasse al via libera definitivo, la Consulta. Il coordinamento nazionale di difesa della Costituzione – che ha animato i comitati per il referendum sulla giustizia di marzo – sta già scrivendo i ricorsi da presentare agli ermellini.

Leggi i commenti