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D’Andrea: “Quella di Kiev è una resistenza europea come fu la lotta partigiana”

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Il giallista ha devoluto i compensi dei diritti d’autore alla causa ucraina: “Imbarazzante che tra gli scrittori pochissimi abbiano dato vera solidarietà agli ucraini”
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Luca D’Andrea, scrittore altoatesino di gialli e noir, ha devoluto alla popolazione ucraina il ricavato dei diritti d’autore e per la sua opera di volontariato ha ricevuto un encomio dell’esercito di Kiev: «La loro è la più alta forma di resistenza».

In Italia e in Europa c’è chi lo mette in dubbio. Come Matteo Salvini che di recente ha detto che la guerra non si risolve inviando armi.

«Potrebbe andare a Kiev a dirlo. Così gli fanno vedere cosa succede quando c’è un invasore che entra in casa. Questo tipo di discorsi sono una follia. Putin sta perdendo sul campo, perché da super potenza è diventato meno di una potenza regionale, ma sta vincendo la guerra cognitiva».

Sta dicendo che c’è un pensiero filo-russo sempre più diffuso?

«Non viene capito che quella ucraina è una resistenza europea. Ed è ancora più assurdo che non lo abbia capito un paese, come l’Italia, che basa la sua storia sulla Resistenza e su quella famosa canzone che tutti cantano il 25 aprile, Bella ciao. È come se il p…

Luca D’Andrea, scrittore altoatesino di gialli e noir, ha devoluto alla popolazione ucraina il ricavato dei diritti d’autore e per la sua opera di volontariato ha ricevuto un encomio dell’esercito di Kiev: «La loro è la più alta forma di resistenza».

In Italia e in Europa c’è chi lo mette in dubbio. Come Matteo Salvini che di recente ha detto che la guerra non si risolve inviando armi.

«Potrebbe andare a Kiev a dirlo. Così gli fanno vedere cosa succede quando c’è un invasore che entra in casa. Questo tipo di discorsi sono una follia. Putin sta perdendo sul campo, perché da super potenza è diventato meno di una potenza regionale, ma sta vincendo la guerra cognitiva».

Sta dicendo che c’è un pensiero filo-russo sempre più diffuso?

«Non viene capito che quella ucraina è una resistenza europea. Ed è ancora più assurdo che non lo abbia capito un paese, come l’Italia, che basa la sua storia sulla Resistenza e su quella famosa canzone che tutti cantano il 25 aprile, Bella ciao. È come se il partigiano dopo aver trovato l’invasore si fosse messo a dialogare e a offrirgli i fiori. Dimentichiamo il contributo che dai partigiani ha avuto l’esercito regolare».

In Italia esiste un fronte trasversale, che arriva fino al M5S, contrario agli aiuti militari in Ucraina, lei come se lo spiega?

«Putin e la propaganda russa hanno trovato terreno fertile in Italia. Noi diciamo sempre che dobbiamo fare i conti con il fascismo ma ancora non abbiamo fatto i conti anche con la guerra fredda e con quanto sia stata pervasiva la propaganda sovietica. Sono stati bravissimi a convogliare questa narrazione nei paesi dell’Europa occidentale».

Anche tra gli scrittori?

«A me sembra folle che, tra gli scrittori, siano pochissimi quelli che si sono espressi per dare solidarietà totale a chi riceve le bombe sugli ospedali. Uno scrittore lavora con le parole e se non riesce a distinguere i fatti dalla propaganda è un problema. Prima era solo tragico, ora è anche imbarazzante».

La segretaria dei giovani del Pd, Virginia Libero, si è offerta per organizzare la diserzione.

«La diserzione è un concetto bellissimo ma è un dovere di chi aggredisce non di chi difende. L’articolo 11 della Costituzione contiene il verbo “ripudiare” che in italiano è il verbo più forte per indicare il rifiuto come strumento di offesa non come difesa. Anche il presidente Pertini ha difeso la sua terra. Il motivo per cui la guerra non va fatta è perché poi la devi vincere. Per ottant’anni questo concetto ha avuto un effetto deterrente che insieme alla diplomazia ha evitato nuove guerre».

La presidente della commissione europea Ursula von der Leyen ha detto che Kiev va sostenuta con tutte le forze. L’Ue sta facendo abbastanza?

«È l’Ucraina che sta difendendo noi. Dimenticarlo rischia di farci tornare ai tentativi in cui lo stato più forte si sentiva in diritto di minacciare il più debole».

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