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Tra i giovani di Fratelli d’Italia il fantasma Vannacci: “Lui non è la destra”

(lapresse)

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A Fenix, la festa all’Eur dove domenica è attesa Meloni c’è anche Gianfranco Fini: “Loro sono i nipoti del Fronte della Gioventù”
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Ma i giovani meloniani cosa pensano di Roberto Vannacci? Chiacchierata a Fenix, la festa di Gioventù nazionale iniziata ieri sera all’Eur a Roma, con Lorenzo Carlino, 22 anni, della direzione nazionale. «Vannacci cerca d’inserirsi nella gara a chi la spara più grossa». Quindi qui non attrae? «Nessuna fascinazione. Noi veniamo tutti da un percorso. Non è che all’improvviso può arrivare uno e dice: ecco, io sono la vera destra». Sì, ma come si spiega questa ascesa? «Ma è una cosa fisiologica, se vai al governo stai dentro alla realtà, poi ci sta che c’è qualcuno che viene illuso da chi è fuori dal reale». Carlino, studente in Legge, cresciuto nel quartiere Trieste, non viene da una famiglia di destra. «I miei non avevano particolare preferenze politiche, però il nonno paterno era comunista, quello materno dc. Io a 14 anni, studente al Giulio Cesare non ho avuto esitazioni: mi sono iscritto a Gioventù nazionale. È stata la voglia di giustizia a spingermi a fare questo passo. I miei valor…

Ma i giovani meloniani cosa pensano di Roberto Vannacci? Chiacchierata a Fenix, la festa di Gioventù nazionale iniziata ieri sera all’Eur a Roma, con Lorenzo Carlino, 22 anni, della direzione nazionale. «Vannacci cerca d’inserirsi nella gara a chi la spara più grossa». Quindi qui non attrae? «Nessuna fascinazione. Noi veniamo tutti da un percorso. Non è che all’improvviso può arrivare uno e dice: ecco, io sono la vera destra». Sì, ma come si spiega questa ascesa? «Ma è una cosa fisiologica, se vai al governo stai dentro alla realtà, poi ci sta che c’è qualcuno che viene illuso da chi è fuori dal reale». Carlino, studente in Legge, cresciuto nel quartiere Trieste, non viene da una famiglia di destra. «I miei non avevano particolare preferenze politiche, però il nonno paterno era comunista, quello materno dc. Io a 14 anni, studente al Giulio Cesare non ho avuto esitazioni: mi sono iscritto a Gioventù nazionale. È stata la voglia di giustizia a spingermi a fare questo passo. I miei valori: Dio, patria, famiglia». Come Giorgia Meloni. «Sono valori eterni». È per il nucleare, «l’apoteosi dell’ecologia». Sogna uno di destra al Quirinale, «sarebbe ora». E il fascismo, cos’è stato? «Una cosa di cent’anni fa, un fatto storico da studiare».

Sul laghetto dell’Eur scendono le ombre della sera. Cinque giorni dibattiti, su Pino Rauti, San Francesco, il confronto tra Giovanni Donzelli e il direttore di Fanpage, Francesco Cancellato, (Fanpage fece l’inchiesta sulla gioventù meloniana tra saluti fascisti, insulti antisemiti e razzista), anni Settanta con Giampiero Mughini e Franco Cardini, il funerale del woke celebrato dall’ex sottosegretario Andrea Delmastro, ci sarà pure Giovanni Malagò per parlare “Quale futuro per il calcio italiano”, e cosa avrebbe detto Marinetti sull’intelligenza artificiale, con Giordano Bruno Guerri. Domenica chiude la premier, celebrata con un video: “In ogni tempesta, la tua nave pirata. Ti aspettiamo, Giorgia”. Centinaia di ragazzi con le magliette verdi e la fiamma rossa accesa. Clima già pre elettorale. Lo slogan è: “Il tempo del coraggio”. Sull’Europa “o va a destra o non si fa”. “Mi rivolto dunque sono”.

Allo stand delle felpe, ecco Marco Picardi, 21 anni, studente in lingue, e Christian Polli, 16 anni. Vengono dalla Garbatella, il quartiere icona della premier. La conoscete? «No, mai incontrata personalmente». Loro vengono da famiglie di destra. Perché fate politica? «Per metterci in gioco, per stare dentro una comunità, per crescere, ad Atreju ho seguito dei dibattiti sulla guerra in Ucraina che mi hanno appassionato». Inutile insistere su cosa ne pensi. «Non lo dico, è la mia opinione personale». «Io per informarmi guardo tutto, anche La 7», dice Christian. Hanno un format, su Youtube: Fucina podcast.

Comunità è una parola che usano in tanti. La utilizza anche Gianfranco Fini, chiamato a raccontare la sua esperienza come leader del Fonte della Gioventù dal 1977 al 1987, negli anni di piombo. Saluta idealmente Gianni Alemanno, oggi vannacciano, «per quello che ha subito», chiama questi giovani «figli di Azione giovani e nipoti del Fronte della gioventù», ma li rimprovera di non avere invitata nessuna donna sul palco a parlare di quella stagione quando a sinistra urlavano “uccidere un fascista non è reato”, «c’erano, erano poche, ma c’erano, tipo Paola Frassinetti». Ricorda ai ventenni, un tempo in cui Rampelli e Alemanno, finivano in carcere per la loro contestazione agli Usa nel 1989. Poi Fini si dilunga, il moderatore, Francesco Todde, lo invita a chiudere. «All’epoca bisognava avere carattere per entrare nel Fronte, nessuno lo faceva per fare carriera».

Oggi la destra governa l’Italia. Si è imborghesita? Il ministro Foti strappa applausi per il voto ai fuorisede, «la battaglia vinta della destra giovanile». Attesi sette ministri. Arianna Meloni, Ignazio La Russa intervistato da Peter Gomez. Tra gli ospiti: Roberto Giachetti e Riccardo Magi. Ricordata la militante Anna Cece, di recente scomparsa, che nel 1982 rimediò uno schiaffone da Enzo Bearzot dopo averlo chiamato “scimmione” perché non aveva convocato Beccalossi al Mundial del 1982.

Inutile girarci attorno: il fantasma di Vannacci aleggia anche qui. Farà perdere la destra le prossime elezioni? Chiediamo a Carlino se alla fine invece prevarrà il realismo, e si farà l’alleanza. «Non lo so» risponde.

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