ROMA – Tutto ruota attorno a una parola: Kiev. Il campo largo attende le proposte che oggi o al massimo domani mattina il Movimento 5 stelle pubblicherà per poi sottoporle al voto online. Il riferimento o meno all’Ucraina farà la differenza. Da domani gli iscritti saranno chiamati a esprimersi e domenica saranno resi noti i punti programmatici che Giuseppe Conte dovrà portare al tavolo della coalizione.
Lo stop all’invio di nuove armi in Ucraina è stato ribadito dall’ex premier fino a qualche giorno fa. «Lo fa per galvanizzare i suoi in vista dell’assemblea», sostiene un esponente dem convinto che poi si possa trattare. Anche perché, al Nazareno, si vive con grande apprensione la posizione assunta da Conte. Così netta e così decisa. «Noi facciamo parte della famiglia dei socialisti europei e lo siamo convintamente», trapela da ambienti dem.
Insomma, l’auspicio è che dall’assemblea dei Cinque stelle venga fuori un concetto più mitigato rispetto alle parole del leader. Che si parli, in …
ROMA – Tutto ruota attorno a una parola: Kiev. Il campo largo attende le proposte che oggi o al massimo domani mattina il Movimento 5 stelle pubblicherà per poi sottoporle al voto online. Il riferimento o meno all’Ucraina farà la differenza. Da domani gli iscritti saranno chiamati a esprimersi e domenica saranno resi noti i punti programmatici che Giuseppe Conte dovrà portare al tavolo della coalizione.
Lo stop all’invio di nuove armi in Ucraina è stato ribadito dall’ex premier fino a qualche giorno fa. «Lo fa per galvanizzare i suoi in vista dell’assemblea», sostiene un esponente dem convinto che poi si possa trattare. Anche perché, al Nazareno, si vive con grande apprensione la posizione assunta da Conte. Così netta e così decisa. «Noi facciamo parte della famiglia dei socialisti europei e lo siamo convintamente», trapela da ambienti dem.
Insomma, l’auspicio è che dall’assemblea dei Cinque stelle venga fuori un concetto più mitigato rispetto alle parole del leader. Che si parli, in pratica, di disarmo, per esempio, ma non in maniera esplicita di stop all’invio di armi in Ucraina. Comunque sia, secondo il senatore del Partito democratico Filippo Sensi «Conte dovrà appoggiare un programma che sosterrà l’Ucraina: «Quindi questa ammuina è inutile, non c’è altra scelta, il sostegno all’Ucraina è incrollabile. Il Pd sostiene l’Ucraina. Non esiste governo europeo che non sostenga l’Ucraina».
L’eurodeputato del Pd, Pierfrancesco Maran, la pensa allo stesso modo: «Nel programma del centrosinistra e del campo largo ci sarà e ci dovrà essere il sostegno all’Ucraina. La pace va cercata in ogni modo, ma finché non tacciono le armi bisogna sostenere il coraggio degli ucraini».
Oggi Conte riunirà il consiglio nazionale per limare ogni singola parola che sarà sottoposta al voto degli iscritti. È possibile che i 5S saranno chiamati a scegliere tra entrambe le proposte, quella sul disarmo in generale e quella su Kiev. La seconda, senza dubbio, avrà la meglio. E in via di Campo Marzio lo sanno. L’ex premier non ha intenzione di fare passi indietro, almeno per adesso. Anche se, viene chiarito, che le proposte non orienteranno in tutto e per tutto il mandato del leader quando si siederà al tavolo della coalizione, ma serviranno da linee guida per capire quali sono le priorità del Paese. Un modo, quindi, per tenere la porta della trattativa aperta. Anche se i toni restano i soliti: «Da anni ci viene detto che l’aumento del sostegno militare all’Ucraina avrebbe contenuto il conflitto. Quattro anni dopo ci troviamo invece davanti ad una escalation per cui è dovuta intervenire la Nato», dice la vicepresidente M5S, Vittoria Baldino. E a peggiorare il clima tra pentastellati e dem ci pensa anche Chiara Appendino che fa sue le parole della segretaria dei Giovani democratici Virginia Libero che si è proposta per organizzare i disertori: «Poche parole, coraggiose, nette e sferzanti».
Sulla politica estera il campo largo non è mai stato così distante. «È una guerra di posizionamento», commenta ancora un esponente dem mentre si discute di primarie. E a sorpresa, ospite di La7, l’ex capogruppo al Senato, Stefano Patuanelli, mette dinamite nella competizione tra Conte e Schlein: «Serve una figura nuova che venga dall’esterno». Per la prima volta un Cinque stelle lancia questa strada.