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Mattarella: “Violenza sulle donne emergenza di primaria importanza”

(agf)

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Il capo dello Stato ha visitato la Stanza Rosa del pronto soccorso dell'ospedale Misericordia di Grosseto
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Grosseto – Parla a braccio, per dire che nella lotta ai femminicidi la prevenzione comincia nelle scuole: «La violenza sulle donne è un’emergenza di primaria importanza della vita del nostro Paese». Sergio Mattarella a Grosseto visita la Stanza Rosa del pronto soccorso dell’ospedale Misericordia. «Sono venuto per due ragioni», spiega davanti ai medici e ai dipendenti riuniti nell’auditorium. «In primo luogo sono qui per sottolineare e testimoniare l’allarme che continua a essere presente e l’impegno che richiede. I numeri sono significativamente negativi: 97 donne uccise nel 2025, 34 già nel primo semestre. È un impegno pubblico della Repubblica quello di prevenire altre morti, non soltanto quello di impedirle. E in secondo luogo sono venuto per riconoscenza, dirvi grazie per quello che fate».

Non detta c’è una terza ragione: un obbligo morale preso con il padre di Lorena Isceri, la donna di 45 anni gettata da un viadotto proprio qui in Toscana, a Barberino, dal suo ex compagno, Feder…

Grosseto – Parla a braccio, per dire che nella lotta ai femminicidi la prevenzione comincia nelle scuole: «La violenza sulle donne è un’emergenza di primaria importanza della vita del nostro Paese». Sergio Mattarella a Grosseto visita la Stanza Rosa del pronto soccorso dell’ospedale Misericordia. «Sono venuto per due ragioni», spiega davanti ai medici e ai dipendenti riuniti nell’auditorium. «In primo luogo sono qui per sottolineare e testimoniare l’allarme che continua a essere presente e l’impegno che richiede. I numeri sono significativamente negativi: 97 donne uccise nel 2025, 34 già nel primo semestre. È un impegno pubblico della Repubblica quello di prevenire altre morti, non soltanto quello di impedirle. E in secondo luogo sono venuto per riconoscenza, dirvi grazie per quello che fate».

Non detta c’è una terza ragione: un obbligo morale preso con il padre di Lorena Isceri, la donna di 45 anni gettata da un viadotto proprio qui in Toscana, a Barberino, dal suo ex compagno, Federico Vella, che poi si è suicidato. Una vicenda che ha scosso tutti. Franco Isceri in un commovente video aveva chiesto alle istituzioni di riunire le forze contro questi scempi, senza distinzioni di partito, invocando anche il sostegno del Quirinale. La visita è la risposta a quel genitore: a tutti i genitori. Lo Stato c’è. La sua testimonianza racchiude un appello alle istituzioni, al governo. Bisogna lavorare sull’educazione. «Sì», dice, «nelle scuole, e nelle università, come tema di lavoro professionale».

Cos’è la Stanza Rosa? Uno spazio del pronto soccorso dove poter accogliere chi è vittima di violenza, lontano dagli occhi degli altri. Un luogo protetto. L’idea l’ha avuta, nel 2009, la dottoressa Vittoria Doretti. Racconta: «Avevamo avuto appena due casi in tre anni, mentre i centri anti violenza seguivano duecento donne. I numeri non tornavano. Cos’è che non vedevamo? Era il nostro livello culturale che non era all’altezza. Nessuno ce l’aveva insegnato all’università». La prima donna che si è presentata, l’1 gennaio 2010, era incinta: l’avevano violentata. «È bastata aprirla questa stanza, accogliere, e in un anno abbiamo avuto trecento casi. Una donna che ha subito violenza non la si può trascinare per i vari reparti, alla vista di tutti, non può nemmeno aspettare, va vista subito, in un’unica sala, attrezzata di tutto punto». Dalla Stanza Rosa è nato il Codice Rosa. Un modello che hanno ripreso in tanti.

Mattarella arriva alle 17. Doretti, responsabile del Codice Rosa in Toscana, lo porta subito nella Stanza, gli spiega come funziona. «Questo è il lettino per la visita ginecologica, queste sono le docce». In genere sono sette le domande standard che vengono poste: «Ha paura di essere uccisa?» è la prima. Poi gli fanno vedere la stanza dei bambini. Gli spiegano che dopo il Covid c’è stato un aumento di casi di bambini sotto i due anni percossi. Mattarella ha un sobbalzo di orrore.

C’è probabilmente una quarta ragione che l’ha indotto a venire. Ed è quella di contrastare il negazionismo del generale Vannacci e dei suoi accoliti, per i quali «il femminicidio non esiste». Le statistiche e le cronache dimostrano esattamente il contrario. Una donna su tre, in Italia, ha dovuto fare i conti con violenza o soprusi almeno una volta nella vita. Ed è dell’altro giorno la notizia che almeno tre milioni di ragazze sotto i sedici anni hanno subito molestie.

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