Cresce la minaccia dei droni. La premier: in Russia sono nervosi
Dall'inviato a Oslo, Lorenzo De Cicco, e di Giuliano FoschiniGuido Crosetto
(reuters)Un briefing mattutino al telefono con Guido Crosetto. E un bilaterale nel pomeriggio di oggi, qui a Oslo, con il primo ministro norvegese Jonas Gahr Støre, che toccherà più dossier critici, dalle commesse per l’energia all’industria della difesa, ma anche, necessariamente, il tema che inquieta da settimane le cancellerie di mezza Europa, soprattutto a Est: le incursioni dei droni russi nei paesi Nato. Giorgia Meloni affronta l’argomento pure nella sala stampa di palazzo Chigi, a margine del Cdm. La batteria di provocazioni di Mosca la inquadra così: un segnale di «nervosismo», come se «si volesse spostare l’attenzione su un conflitto che non va come dovrebbe andare».
Accanto alla premier c’è il vice Matteo Salvini. Meloni non ha digerito - eufemismo - il suo incontro con l’ambasciatore russo in Italia, Aleksej Paramonov, insieme a un gruppo di aziende attive a Mosca. Ma davanti alle telecamere dissimula il malumore, minimizza. E fa capire che la linea su Kiev non cambierà. «Salvini e …
Un briefing mattutino al telefono con Guido Crosetto. E un bilaterale nel pomeriggio di oggi, qui a Oslo, con il primo ministro norvegese Jonas Gahr Støre, che toccherà più dossier critici, dalle commesse per l’energia all’industria della difesa, ma anche, necessariamente, il tema che inquieta da settimane le cancellerie di mezza Europa, soprattutto a Est: le incursioni dei droni russi nei paesi Nato. Giorgia Meloni affronta l’argomento pure nella sala stampa di palazzo Chigi, a margine del Cdm. La batteria di provocazioni di Mosca la inquadra così: un segnale di «nervosismo», come se «si volesse spostare l’attenzione su un conflitto che non va come dovrebbe andare».
Accanto alla premier c’è il vice Matteo Salvini. Meloni non ha digerito - eufemismo - il suo incontro con l’ambasciatore russo in Italia, Aleksej Paramonov, insieme a un gruppo di aziende attive a Mosca. Ma davanti alle telecamere dissimula il malumore, minimizza. E fa capire che la linea su Kiev non cambierà. «Salvini e le imprese in Russia? La cosa più normale del mondo, non c’è mai stato un divieto assoluto di fare qualsiasi cosa in Russia». Insomma, è la versione ufficiale, «niente di strano, nemmeno sulla presenza dell’ambasciatore russo, c’è un’ambasciata regolarmente accreditata in Italia, non abbiamo chiuso i rapporti diplomatici». La postilla però assomiglia a una sterzata, a una correzione di rotta rispetto al posizionamento politico del capo leghista: su Kiev «se l’Italia vuole avere un ruolo è importante che continui ad avere una posizione chiara. E questa non è mai venuta meno».
D’altronde, al netto delle fibrillazioni della maggioranza, nello scenario internazionale il posizionamento italiano è difficilmente equivocabile. Meloni lo ha ribadito più volte, ma a renderlo ancora più evidente è in queste settimane Guido Crosetto, tra le voci europee più nette sul sostegno a Kiev e sulla necessità di rafforzare il fianco Est dell’Alleanza. La vicenda del drone di provenienza «molto probabilmente russa» abbattuto in Lituania mentre stava per arrivare Crosetto viene letta anche come un possibile messaggio politico indirizzato proprio al ministro. E poi c’è un’altra scelta che rende piuttosto chiaro il posizionamento italiano nella dialettica interna alla Nato. Crosetto ha chiamato Mykhailo Fedorov, già ministro della Difesa ucraino, a lavorare come advisor per l’Innovazione della Difesa italiana.
Degli sconfinamenti dei velivoli radiocomandati da Mosca, Meloni discuterà oggi col laburista norvegese Gahr Støre. A Oslo conoscono bene il problema: l’anno scorso l’aeroporto è stato chiuso proprio a seguito dell’avvistamento di droni e un altro aeromodello appena una settimana fa ha messo nel mirino il jet che trasportava Zelensky diretto in Norvegia. Quella di Meloni è la prima visita di un premier italiano a Oslo da 15 anni, come ricordano con una certa enfasi da palazzo Chigi. Il paese scandinavo è diventato via via sempre più cruciale per le forniture di gas, già oggi oltre il 10% delle esportazioni che raggiungono l’Italia proviene da qui. Ecco perché Meloni arriverà con al seguito una folta delegazione di grandi aziende di Stato. Si parla di una rappresentanza dell’Eni, ma anche di attori attivi sulle materie prime e degli ad di Leonardo e Fincantieri, interessati al progetto di rinnovo della flotta navale norvegese e alle tecnologie della rete sottomarina. Sul piano prettamente politico, Meloni sostiene la proposta di von der Leyen di un consiglio di sicurezza allargato a paesi extra Ue, come la Norvegia. Proprio perché le minacce da Est, è la sensazione comune sia a Roma che a Oslo, sono destinate a moltiplicarsi.