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Meloni chiama Schlein sul patto per l’energia ma è lite nel campo largo

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Dopo la lettera della segretaria dem, scambio di messaggi con la premier. Conte e Bonelli: “Un errore, non ci sono le condizioni”
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OSLO – Cartoline dalla Norvegia e bizze romane. Giorgia Meloni sente via Whatsapp Elly Schlein e non chiude alla proposta di un dialogo sull’energia, ma intanto il campo largo bisticcia, con Giuseppe Conte e Angelo Bonelli che prendono le distanze dalla mossa del Pd: «Non ci sono le condizioni». Quasi offuscando la (timida) apertura di Meloni. La premier parla da Oslo, dopo una serie di contatti informali con l’avversaria del Nazareno. Sotto gli stucchi dell’Inkognitogata 18, la residenza del primo ministro norvegese, la presidente del consiglio non cestina in fretta la lettera che la segretaria dei democratici le ha spedito ieri dall’Italia – dalle colonne di Repubblica – per chiederle di concertare assieme le strategie su energia e clima, una sorta di patto in 5 punti, che incrocia piano casa, conto termico, trasporti eco, imprese e reti elettriche da ammodernare. La premier non si aspettava la domanda in una trasferta all’estero e non camuffa troppo lo stupore: «Non credo che la le…

OSLO – Cartoline dalla Norvegia e bizze romane. Giorgia Meloni sente via Whatsapp Elly Schlein e non chiude alla proposta di un dialogo sull’energia, ma intanto il campo largo bisticcia, con Giuseppe Conte e Angelo Bonelli che prendono le distanze dalla mossa del Pd: «Non ci sono le condizioni». Quasi offuscando la (timida) apertura di Meloni. La premier parla da Oslo, dopo una serie di contatti informali con l’avversaria del Nazareno. Sotto gli stucchi dell’Inkognitogata 18, la residenza del primo ministro norvegese, la presidente del consiglio non cestina in fretta la lettera che la segretaria dei democratici le ha spedito ieri dall’Italia – dalle colonne di Repubblica – per chiederle di concertare assieme le strategie su energia e clima, una sorta di patto in 5 punti, che incrocia piano casa, conto termico, trasporti eco, imprese e reti elettriche da ammodernare. La premier non si aspettava la domanda in una trasferta all’estero e non camuffa troppo lo stupore: «Non credo che la lettera di Schlein interessi ai norvegesi…». Poi però non svicola, al limite prende tempo, provando a pungere l’opposizione che da 24 ore le ricorda di quando biasimava chi proponeva di cancellare il bollo auto in campagna elettorale, misura appena approvata (a tempo) dall’esecutivo.

Il segnale di disponibilità comunque va registrato: «Chiaramente intendo approfondire» la proposta della segretaria del Pd «senza pregiudizi», mette a verbale la premier. «Non ne ho mai quando si fanno proposte sensate». Segue frecciata in romanesco: «Sicuramente non ho i pregiudizi dell’opposizione italiana che quasi quasi sta chiedendo di andare a pagà il bollo della macchina per contestare il governo…». Tornando seria, Meloni aggiunge che «se ci sono proposte utili le prenderò in considerazione». Dalle sue parole, s’intuisce anche qualche punto di contatto su cui si potrebbe lavorare: «Da una lettura velocissima della lettera posso dire che sono contenta che vi sia un implicito riconoscimento del lavoro del governo. Il Pd diceva che il Piano casa non serviva a niente, mentre oggi chiede di metterci più risorse, come sul conto termico». Meloni non fornisce cifre, né dichiara apertamente se l’esecutivo, alle prese con una manovra ancora densa di incognite, sia davvero intenzionato a investire su queste specifiche voci. Però «se ci sono cose interessanti, non ho problemi».

Schlein sceglie di non replicare, ma nel Pd si augurano che quella di Meloni non sia una finta. Se si avviasse sul serio un dialogo, la prospettiva è un incontro a Palazzo Chigi. Anche Confindustria, col presidente Emanuele Orsini, chiede risposte alla svelta: «Sono sei mesi che aspettiamo il decreto bollette, in politica sull’energia non ci possono essere divisioni ideologiche». Il richiamo all’iniziativa di Schlein non è esplicito, ma il senso sì: più che rimbeccarsi, i partiti trovino soluzioni.

Ma appunto, in realtà, la stessa opposizione si spacca, sulla lettera della segretaria dem. Il capo M5S Giuseppe Conte punge a sera in tv: «Sono quattro anni che abbiamo fatto proposte e soprattutto oggi non ci sono le condizioni per lavorare insieme con chi, governo Meloni, ancora l’altro giorno ha detto che vuole le trivellazioni e ha lasciato che si gonfiassero i prezzi dei carburanti». Insomma, per l’ex premier «adesso Meloni è meglio che vada a casa e lasci lavorare noi». Ancora più affilato il giudizio del verde Bonelli: quello di Schlein sarebbe «un errore», la mano tesa «incomprensibile». Per ricomporre gli attriti, in questo caso, servirà più di un Whatsapp.

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