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Salvini chiede aiuto ai governatori: “A Pontida evitate che mi fischino”

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L’aspro incontro di un’ora e mezza tra il leader e gli amministratori Fontana, Fedriga, Fugatti e Zaia si chiude con una “tregua”
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«Ci garantite che non ci saranno fischi e contestazioni?», chiede infine Matteo Salvini, preoccupatissimo. Risposta di Attilio Fontana a nome dei governatori: «Se ci saranno dei fischi noi non possiamo saperlo, ma se dovessero arrivare non verranno dai nostri…». Salvini resta in silenzio. Forse si aspettava una risposta meno larga. Accenna il mezzo sorriso di quando prova a dissimulare la tensione. Poi cerca ancora rassicurazioni. «Pontida è Pontida, ne usciremmo male tutti, lo sapete vero?», avverte. Nessuno aggiunge più nulla.

Il botta e risposta finale è il momento clou di un incontro teso, con toni spigolosi da entrambe le parti. Andato in scena ieri nella sede del partito in via Bellerio. Un incontro ancora interlocutorio come lo era stato quello a Roma dieci giorni fa a casa del ministro e vicepremier. Di qua il segretario federale, Salvini, di là il presidente della Lombardia, Attilio Fontana, il governatore del Fvg, Massimiliano Fedriga, il presidente della Provincia autonoma …

«Ci garantite che non ci saranno fischi e contestazioni?», chiede infine Matteo Salvini, preoccupatissimo. Risposta di Attilio Fontana a nome dei governatori: «Se ci saranno dei fischi noi non possiamo saperlo, ma se dovessero arrivare non verranno dai nostri…». Salvini resta in silenzio. Forse si aspettava una risposta meno larga. Accenna il mezzo sorriso di quando prova a dissimulare la tensione. Poi cerca ancora rassicurazioni. «Pontida è Pontida, ne usciremmo male tutti, lo sapete vero?», avverte. Nessuno aggiunge più nulla.

Il botta e risposta finale è il momento clou di un incontro teso, con toni spigolosi da entrambe le parti. Andato in scena ieri nella sede del partito in via Bellerio. Un incontro ancora interlocutorio come lo era stato quello a Roma dieci giorni fa a casa del ministro e vicepremier. Di qua il segretario federale, Salvini, di là il presidente della Lombardia, Attilio Fontana, il governatore del Fvg, Massimiliano Fedriga, il presidente della Provincia autonoma di Trento, Maurizio Fugatti, e il presidente del consiglio regionale del Veneto, Luca Zaia. Assenti sia il capogruppo leghista al Senato Massimiliano Romeo — il “grande imputato” a cui Salvini non parla da luglio — sia il presidente del Veneto, Alberto Stefani. Dopo avere rotto il ghiaccio nel primo appuntamento romano, le due parti si sono riaggiornate ieri a Milano, alla vigilia della due giorni di Pontida che inizia domani. Chi si aspettava — pochi, a dire il vero — qualcosa di sostanzioso, un documento o un accordo politico, è rimasto ancora una volta a bocca asciutta: quello che è venuto fuori dopo un’ora e mezza di confronto è stata un’altra tregua (non disarmata). Suggellata da una nota congiunta: «La volontà comune è quella di rafforzare e far crescere la Lega e di valorizzare ancora di più il ruolo degli amministratori e dei territori».

Ma restano le incognite. È vero: formalmente i governatori del Nord hanno messo una distanza prudenziale tra sé stessi ed eventuali fischi a Salvini («Nessuno verrà a contestarti»). Ma è pure vero che nessuno può escluderli a priori. Il fu Capitano sperava, con la “convocazione” di ieri, di garantirsi una vigilia tranquilla: così insomma non sarà. Due sarebbero stati, si dice, i punti politici messi sul tavolo da Fontana, Zaia, Fedriga e Fugatti (il convitato di pietra era Romeo che l’altra sera a Lazzate, insieme a Fontana, è stato applaudito da 300 “nordisti”i). Il primo: l’agibilità politica della questione settentrionale in cima all’agenda della Lega. Secondo: la gestione collegiale del partito, ovvero nuovi vicesegretari espressione, appunto, del Nord. «Lui ha provato ancora a lanciare la palla in tribuna…», riferisce un deputato bene informato.

Perché? Forse il timore, se dovesse concedere qualcosa, di perdere i suoi elettori fedelissimi, magari quelli che dal Lazio e dal Sud saliranno domenica a Pontida coi pullman e un treno speciale per assicurargli la claque? «Salvini è in una roulette messicana», dice Gianluca Pini, il frondista che vuole rilanciare la Lega Nord (con tanto di simbolo dell’Alberto da Giussano) attraverso un congresso. «Trovo curioso che i governatori continuino a voler trattare con Salvini quando lui se ne frega e va avanti dritto verso un baratro politico che potrebbe essere, oltre che suo personale, anche del partito», ragiona Paolo Grimoldi, segretario di Patto per il Nord. Il caos Lega, insomma, continua: altro che pax. Tra ventiquattro ore a Pontida si capirà a cosa porterà.

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