A Pontida un ulivo per Bossi e le critiche dei nordisti a Salvini: “Irriconoscente”
dal nostro inviato Paolo BerizziPONTIDA - "Mi chiedo: ma con che coraggio, e con quale faccia domani Salvini omaggerà Bossi sullo stesso palco sul quale nel 2017 gli vietò di salire? Cioè: Salvini che non fa salire Bossi sul palco...qui... a Pontida... che è la casa dell'Umberto, il luogo che lui ha scelto per la Lega. Ora: è vero che in politica la coerenza non esiste e la riconoscenza nemmeno, ma almeno un minimo di decenza. Anche perché la gente non dimentica, i veri leghisti sanno... ". Morale: va bene provare a fare la pace, dice Giuseppe Leoni a Repubblica - e lui sta provando a costruirla - ma "non si può nemmeno far finta che le cose non siano successe".
Pontida, giorno 1. Tra il parco giochi di via Leonardo Da Vinci dove viene piantato l' "ulivo della pace" e l'abbazia di San Giacomo dove alle cinque si celebra la messa in ricordo di Umberto Bossi oggi che ricorre il genetliaco, il gran cerimoniere è lui: Giuseppe Leoni. Ex senatore, ma soprattutto co-fondatore della Lega insieme a Bossi e Manuela Marrone, …
PONTIDA - "Mi chiedo: ma con che coraggio, e con quale faccia domani Salvini omaggerà Bossi sullo stesso palco sul quale nel 2017 gli vietò di salire? Cioè: Salvini che non fa salire Bossi sul palco...qui... a Pontida... che è la casa dell'Umberto, il luogo che lui ha scelto per la Lega. Ora: è vero che in politica la coerenza non esiste e la riconoscenza nemmeno, ma almeno un minimo di decenza. Anche perché la gente non dimentica, i veri leghisti sanno... ". Morale: va bene provare a fare la pace, dice Giuseppe Leoni a Repubblica - e lui sta provando a costruirla - ma "non si può nemmeno far finta che le cose non siano successe".
Pontida, giorno 1. Tra il parco giochi di via Leonardo Da Vinci dove viene piantato l' "ulivo della pace" e l'abbazia di San Giacomo dove alle cinque si celebra la messa in ricordo di Umberto Bossi oggi che ricorre il genetliaco, il gran cerimoniere è lui: Giuseppe Leoni. Ex senatore, ma soprattutto co-fondatore della Lega insieme a Bossi e Manuela Marrone, moglie del Senatur. Di Bossi, Leoni è stato amico, sodale, confidente, umile ma anche efficace suggeritore. Uno di famiglia, anche se, dice, "mi dispiace che la Manuela dopo la morte di Umberto si sia chiusa a riccio".
Leoni ha più volte raccontato che, prima di andarsene, Bossi gli consegnò una specie di testamento politico: "Mi ha chiesto di mettere insieme tutte le voci e le anime del Nord, ed è quello che da mesi provo a fare... ". Già. Il problema è riuscirci. Assai critico con Salvini ("anche l'Umberto non condivideva la linea e diceva che così saremmo andati a sbattere"), Leoni continua a scrivere messaggi al segretario federale. "Ma non risponde". Per oggi pomeriggio, prima dell'inizio del raduno Pontida Giovani che riunisce i giovani militanti (anche loro in subbuglio), il co-fondatore si è inventato questo pomeriggio molto bossiano e molto nordista.
L’ulivo piantato nel parco e bagnato con l'acqua del Po sversata dall' "ampolla di Bossi" da Roberto Calderoli, unico della Lega di oggi (di governo) presente; il Va Pensiero cantato in coro, la messa per l'Umberto in abbazia dove furono celebrati i funerali a cui si sono aggiunte anche le europarlamentari Susanna Ceccardi e Anna Maria Cisint. Poi un "momento comunitario" sul sagrato. "Per conoscerci meglio", dice Leoni.
Il punto è che chi è qui si conosce già benissimo. E condivide un'idea: "La Lega torni a essere il partito nel Nord, basta ultranazionalismo, basta con gli immigrati, basta schiacciamento a destra". Sono i tasti toccati dal tandem Fontana-Romeo e dai "governatori". Al raduno organizzato da Leoni ci sono vecchi leghisti della prima ora, quelli delle cornamuse e delle corna vichinghe, pochi giovani, sono tutti all'esterno del parco nel campeggio allestito da Lega Giovani. Dentro il parco rivive per un'oretta Il mito di Bossi, 'ampolla, il Monviso, l'Alberto da Giussano che l'ex parlamentare "frondista" Gianluca Pini vorrebbe portare via alla Lega Salvini Premier per rilanciare la Lega Nord.
E c’è anche Renzo Bossi, figlio del Senatur, che rompe il silenzio per la prima volta dalla scomparsa del papà: “Questa è una giornata particolare. Sei mesi sembrano tanti e pochissimi allo stesso tempo. Oggi avrebbe compiuto 85 anni e inevitabilmente i ricordi sono tanti. Mio padre aveva costruito quello che io continuo a considerare, prima di tutto, un grande sindacato del Nord. Un movimento che doveva difendere chi viveva, lavorava e produceva nei nostri territori. L'operaio e l'imprenditore. L'artigiano e il commerciante. Il pensionato e il giovane che voleva costruirsi un futuro qui. Persone magari molto diverse tra loro, ma accomunate da una richiesta molto semplice: che il proprio territorio venisse rispettato e che una parte adeguata delle risorse prodotte rimanesse sul territorio. Quella era la forza della Lega Nord. Non rappresentare una categoria contro un'altra, ma rappresentare un territorio. Esistono delle radici. E se utilizzi il nome, la storia o l'immagine di Umberto Bossi, credo che quelle radici vadano rispettate”, dice Renzo Bossi all'Adnkronos.
Il sabato di Pontida era ed è atteso non meno della domenica liturgica sul pratone. Dalle cinque e fino a tarda notte, forse l'alba per chi come da tradizione dormirà in tenda, i giovani del partito discuteranno, si conteranno, canteranno. Il timore è che ci possano essere tensioni anche li. Tanti, soprattutto la fazione di non stretta osservanza salviniana, sono in rivolta contro Luca Toccalini, il responsabile di Lega Giovani, deputato fedelissimo a Salvini. Roba di nomine e gestione. I vertici della Lega temono che, facendo leva sui malumori e lo sgradimento verso Toccalini, dai giovani possa arrivare una sfiducia al segretario federale. Che vorrebbe dire rafforzare il fronte "nordista" guidato da Fontana e Romeo. Del resto se dici Toccalini dici Salvini: e dunque.
"Qui o si cambia o succede un casino e il partito implode: anche Lega Giovani", dice un militante veneto, 23 anni. "Al due Toccalini-Salvini conviene ascoltare le nostre voci, se non lo faranno potrebbero arrivare spiacevoli sorprese". Il clima è questo. Nonostante la moral suasion di Salvini ("niente polemiche a Pontida, non roviniamola" ) e la mano tesa ai governatori ma solo per evitare i fischi domani, la sensazione è che i malumori nei confronti del segretario federale siano ormai troppo diffusi e accesi per poter essere messi sotto il tappeto. Il tappeto è il pratone, il "sacro suolo" di bossiana memoria. È possibile che in questi due giorni il sacro suolo si trasformi in un terreno di scontro politico interno alla Lega. In una resa dei conti dopo mesi di guerra fredda. Il "campo" è già allestito: per cercare di evitare l'effetto "vuoti" legato alle presenze di domani, l'organizzazione ha "ristretto" il pratone. I gazebo enogastronomici e il tendone sono stati portati in avanti per ridurre lo spazio per la folla. Il popolo leghista si conterà e verrà contato. Molto dipenderà da chi salirà sul palco e da chi parlerà. Al momento, carte e programma sono ancora coperti.