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Conte: “Programma di Nova mi onora, non disponibile a diluirlo”. E saluta Di Battista: torna con noi

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Il leader del M5S al World Join Center di Milano parla del mandato che gli viene dato con progetto in venti punti che dovrà portare al tavolo della coalizione di centrosinistra: “Non credo al vivacchiare della politica”
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MILANO – Al World Join Center di Milano c’è il tutto esaurito per la prima giornata di Nova, organizzata dal M5S per sancire la proposta di programma per il governo progressista, da presentare poi al tavolo degli alleati di Pd e Avs. L’aria è quella delle grandi occasioni, oggi si chiude la votazione della base, ma la convinzione è abbastanza diffusa: alle primarie del centrosinistra Giuseppe Conte può davvero vincere. Piccolo particolare, il simbolo del partito non c’è da nessuna parte, cioè le cinque stelle minacciate dalla causa del fondatore, Beppe Grillo.

Si rivede dopo un po’ di tempo la ex sindaca di Roma Virginia Raggi, vecchie glorie del Movimento degli esordi come Stefano Buffagni, uno che passò dalle famose graticole; e poi i presidenti di regione Roberto Fico e Alessandra Todde, la vicepresidente vicaria Paola Taverna che si abbraccia con Chiara Appendino, l’ultima protestataria del “partito di Conte”. E poi c’è il lunghissimo applauso per Alessandro Di Battista, considera…

MILANO – Al World Join Center di Milano c’è il tutto esaurito per la prima giornata di Nova, organizzata dal M5S per sancire la proposta di programma per il governo progressista, da presentare poi al tavolo degli alleati di Pd e Avs. L’aria è quella delle grandi occasioni, oggi si chiude la votazione della base, ma la convinzione è abbastanza diffusa: alle primarie del centrosinistra Giuseppe Conte può davvero vincere. Piccolo particolare, il simbolo del partito non c’è da nessuna parte, cioè le cinque stelle minacciate dalla causa del fondatore, Beppe Grillo.

Si rivede dopo un po’ di tempo la ex sindaca di Roma Virginia Raggi, vecchie glorie del Movimento degli esordi come Stefano Buffagni, uno che passò dalle famose graticole; e poi i presidenti di regione Roberto Fico e Alessandra Todde, la vicepresidente vicaria Paola Taverna che si abbraccia con Chiara Appendino, l’ultima protestataria del “partito di Conte”. E poi c’è il lunghissimo applauso per Alessandro Di Battista, considerato a tutti gli effetti — anche se non lo è più — un pezzo del M5s. Rientrato da Cuba dopo il delicato intervento chirurgico, Conte manda «un grande abbraccio a un compagno di questa comunità che non dimentichiamo». Con un invito che ha inevitabilmente anche un peso politico: «Torna con noi, abbiamo ancora tante battaglie che ci accomunano. Forza, fai presto».

L’ex presidente del Consiglio con la platea prende già un impegno sul programma che verrà vidimato dalle votazioni: «Non pensate che sia disponibile a diluirlo. Questo mandato mi onora e mi responsabilizza, cercherò di assolverlo con la massima determinazione, fermezza e chiarezza», dice. «Non credo al vivacchiare della politica. Mi conoscete», aggiunge poi. È una specie di avviso ai naviganti, e se è vero che ai tavoli ci si siede per trattare, Conte non ha intenzione di volare al ribasso. A cominciare dalla politica estera, con il no a nuovi invii di armi all’Ucraina e all’aumento delle spese militari. Conte insiste proprio su questo terreno. Alla domanda sul rischio che un’Italia contraria all’invio di armi a Kiev possa rimanere isolata in Europa, replica: «Sulla costruzione di percorsi di pace e sicurezza vera, cioè quella cooperativa, non quella della deterrenza militare, non saremo mai soli». Anzi, se l’Italia diventasse «capofila e protagonista di questa svolta, saremo contagiosi». Per l’ex premier «la scommessa militare l’abbiamo vista quattro anni e mezzo»: ora serve qualcuno che abbia «la determinazione» di imprimere «la svolta negoziale».

Ma il confronto con il resto del centrosinistra non riguarderà soltanto l’Ucraina. Conte anticipa anche cosa dovrebbe accadere in caso di ritorno al governo: «A leggere bene le proposte, nel primo Consiglio dei ministri dovremo abrogare una serie di norme sulla giustizia, oltre che quelle sulla sicurezza che reprimono la protesta e il dissenso civile». Tra i venti punti in votazione ci sono poi una nuova forma di reddito di cittadinanza, la legge sul conflitto d’interessi, la tassazione delle speculazioni finanziarie e diverse misure sul welfare e sulle famiglie.

C’è un solo argomento che attanaglia un po’ il M5s: ed è l’alleanza con Matteo Renzi. L’elettorato dei 5 Stelle è contrarissimo, l’esperienza della caduta del Conte bis è rimasta lì come monito per il futuro, ma il presidente del partito ha anche capito che difficilmente la spunterà. «Sapete come la penso. E non solo io: lo vedete dai sondaggi che è oltre la metà del popolo progressista a non volerlo. Noi siamo qui per cambiare il Paese...», sottolinea Appendino, la più netta nel no a Iv. I ragionamenti del dietro le quinte allora si fanno più politicisti: ci vorrebbe una vittoria ampia del campo largo, con le forze progressiste capaci di essere autonome dai centristi seppur alleati, per rendere Renzi ininfluente nella futura maggioranza. Una scommessa e insieme una speranza, più che altro, sempre se gli elettori capiranno.

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