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Vannacci: “Il voto utile è per noi”. L’abbraccio dei neonazi tedeschi

(lapresse)

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Il presidente di Futuro nazionale chiude all’ipotesi di un’alleanza con il centrodestra. Messaggio di Weidel: “Governeremo insieme”
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ORVIETO – «L’unico voto utile è quello per Futuro nazionale». Roberto Vannacci, sembra chiudere a un’alleanza con il centrodestra alle politiche. O almeno, lascia intendere non sarà certo lui a chiederla. E mentre Gianni Alemanno definisce Ursula von der Leyen «una stronza», a Orvieto, alla seconda giornata della convention di Futuro nazionale, arriva l’endorsement dell’Afd. È l’eurodeputato di Alternative für Deutschland, Marc Jongen, 58 anni, nato in Alto Adige, a portare la benedizione della leader Alice Weidel: «In un futuro non lontano ci incontreremo nelle responsabilità di governo». È proprio quello che volevano sentire dire i cinquecento militanti convenuti da tutta Italia. «Abbiamo un programma simile», gongola il generale. Per Alemanno, Vannacci sarà a palazzo Chigi entro dieci anni, a patto che la destra non ripeta gli errori del passato. «I provvedimenti dello stop al burqa a scuola e del tetto agli stranieri in classe dovevano arrivare anni fa», la liquida Vannacci.

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ORVIETO – «L’unico voto utile è quello per Futuro nazionale». Roberto Vannacci, sembra chiudere a un’alleanza con il centrodestra alle politiche. O almeno, lascia intendere non sarà certo lui a chiederla. E mentre Gianni Alemanno definisce Ursula von der Leyen «una stronza», a Orvieto, alla seconda giornata della convention di Futuro nazionale, arriva l’endorsement dell’Afd. È l’eurodeputato di Alternative für Deutschland, Marc Jongen, 58 anni, nato in Alto Adige, a portare la benedizione della leader Alice Weidel: «In un futuro non lontano ci incontreremo nelle responsabilità di governo». È proprio quello che volevano sentire dire i cinquecento militanti convenuti da tutta Italia. «Abbiamo un programma simile», gongola il generale. Per Alemanno, Vannacci sarà a palazzo Chigi entro dieci anni, a patto che la destra non ripeta gli errori del passato. «I provvedimenti dello stop al burqa a scuola e del tetto agli stranieri in classe dovevano arrivare anni fa», la liquida Vannacci.

Il generale ha fatto un comizio programmatico di quasi un’ora, alla fine di una mattinata nella quale aveva già parlato più volte. È arrivato a dire che Ulisse ed Enea sono esempi di patriarcato mediterraneo, uno dei suoi cavalli di battaglia. Cosa intende? «Non è oppressione, possesso, violenza. È invece rispetto, devozione, il modello di famiglia che ci ha consentito di prevalere da duemila anni. L’idea dell’uomo che abbiamo è Ulisse che lascia la sua terra per difendere la patria. Non cede alla bellezza di Circe, non cede alle lusinghe, ma torna dalla moglie, e quando arriva stermina i proci e difende la propria famiglia». L’altro esempio è Enea, l’uomo che si carica sulle spalle il padre. Tutta la convention, intervento dopo intervento, è stata un inno ai valori iperconservatori, cattolico tradizionali, mentre non lontano da lì un gruppo di manifestanti, di associazioni di sinistra, tra cui Articolo 21, Anpi, Spi Cgil, aveva organizzato un picchetto antifascista. «Le cose che dice Vannacci sono una ferita per l’Italia», spiega il senatore del Pd, Walter Verini, presente al sit-in. «Potete protestare quanto volete, per l’eternità, noi ci saremo sempre», gli ha risposto Vannacci.

Alla fine del suo discorso ha voluto mostrare uno spezzone dell’intervento di Italo Bocchino a Otto e mezzo dello scorso mercoledì, nel quale l’ex An si era detto sicuro che gli elettori di Vannacci alle elezioni voterebbero per il centrodestra, ben sapendo che altrimenti vincerebbe la sinistra. Ed è lì che Vannacci ha detto che l’unico voto utile è quello per il suo partito. Accolto da canti da stadio, «c’è solo un generale», in un clima mistico-elettorale, con citazioni da De Gregori, «un generale dietro la collina», Vannacci, a proposito degli immigrati, dice: «Chi non lavora non mangia». Ha spiegato che Futuro nazionale voterà no al ddl sull’antisemitismo, e ha ripetuto il suo rifiuto «al concetto di femminicidio».

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