Lega, come funziona il congresso e chi potrebbero essere gli sfidanti di Salvini
di Serena RiformatoPer ora le carte sono tutte coperte. Il leader della Lega Matteo Salvini ha annunciato a sorpresa, dal pratone di Pontida, un congresso straordinario per ottobre. L’obiettivo? Essere riconfermato e mettere a tacere la fronda interna, sempre più rumorosa negli ultimi mesi. Il contropiede ha in effetti disorientato “i nordisti”: che fare? Presentare una candidatura alternativa o passare la mano?
Per rispondere a questa domanda sarà fondamentale il Consiglio federale, in programma oggi alle 15 in via Bellerio. Il “parlamentino” leghista, infatti, oltre a convocare ufficialmente il congresso, dovrà discuterne le regole. Solo una volta chiarito il perimetro, si capiranno le intenzioni degli avversari. Almeno in quattro, in via teorica, hanno il profilo di potenziali sfidanti: l’ex “doge” Luca Zaia, il presidente della Lombardia Attilio Fontana, quello del Friuli-Venezia Giulia Massimiliano Fedriga e il capogruppo al Senato Massimiliano Romeo. Nessuno dei quattro, tuttavia, si è ancora fatt…
Per ora le carte sono tutte coperte. Il leader della Lega Matteo Salvini ha annunciato a sorpresa, dal pratone di Pontida, un congresso straordinario per ottobre. L’obiettivo? Essere riconfermato e mettere a tacere la fronda interna, sempre più rumorosa negli ultimi mesi. Il contropiede ha in effetti disorientato “i nordisti”: che fare? Presentare una candidatura alternativa o passare la mano?
Per rispondere a questa domanda sarà fondamentale il Consiglio federale, in programma oggi alle 15 in via Bellerio. Il “parlamentino” leghista, infatti, oltre a convocare ufficialmente il congresso, dovrà discuterne le regole. Solo una volta chiarito il perimetro, si capiranno le intenzioni degli avversari. Almeno in quattro, in via teorica, hanno il profilo di potenziali sfidanti: l’ex “doge” Luca Zaia, il presidente della Lombardia Attilio Fontana, quello del Friuli-Venezia Giulia Massimiliano Fedriga e il capogruppo al Senato Massimiliano Romeo. Nessuno dei quattro, tuttavia, si è ancora fatto avanti.
Linea attendista ribadita dal governatore lombardo: “Vedremo che tipo di congresso intende impostare il nostro segretario e in quella sede continueremo a rappresentare quelle che sono le nostre idee".
Cosa prevede lo statuto
Il Congresso federale ha due funzioni primarie: stabilisce la linea del partito ed elegge il segretario federale. Stando alle dichiarazioni di Matteo Salvini, quello di ottobre dovrebbe essere un “congresso elettivo”, e non solo “programmatico”.
In base allo statuto della Lega è il Consiglio federale – in gran parte composto da figure vicino al leader – a determinare “il numero totale dei delegati al Congresso”. A questi vanno aggiunti “i membri di diritto e votanti”: lo stesso segretario, il Consiglio federale, i segretari regionali e provinciali, i parlamentari, i ministri, i consiglieri regionali, i presidenti di provincia e i sindaci dei comuni capoluogo. Ad aprile 2025, quando si tenne l’ultimo congresso, in totale i votanti del congresso erano 725 (325 di diritto e 400 delegati). Salvini era l’unico candidato alla segreteria e venne riconfermato il 6 aprile per acclamazione, quindi senza una votazione dalla quale sia possibile ricavare il numero dei favorevoli e dei contrari. Il leader parte avvantaggiato anche questa volta. Se la composizione del congresso fosse identica a quella di aprile 2025, difficilmente esprimerebbe equilibri diversi. A criticare il segretario, infatti, è soprattutto la Lega del Nord. Ma i delegati vengono da tutta Italia: Salvini ha di certo dalla sua i rappresentanti del Centro-Sud. E i gruppi parlamentari, poi, sono ancora composti in gran parte di fedelissimi.
Non è chiaro dallo statuto quale sia la procedura per proporsi al timone. Ciò che è certo è che il tempo a disposizione per i “frondisti” è poco, circa un mese per organizzarsi. La prima domanda a cui rispondere, quindi, è quante firme siano necessarie per presentare una candidatura alternativa.
I possibili sfidanti
Solo un nome potrebbe davvero scombinare gli equilibri interni: Luca Zaia. Nato a Conegliano nel 1968, figlio politico della Liga veneta, è stato consigliere comunale, assessore, presidente della Provincia di Treviso a trent’anni, ministro dell’Agricoltura nel quarto governo Berlusconi. Ha governato il Veneto per tre mandati, in totale quindici anni di regno. Il picco nel 2020: riconfermato 76,8% degli elettori veneti. Uscito da Palazzo Balbi nel 2025, alle regionali ha raccolto comunque oltre 203 mila preferenze. Oggi è presidente del Consiglio regionale. Sempre più pop: il suo videopodcast “Il Fienile” – giacca e cravatta tra le balle di fieno – ha avuto talmente tanto successo da attirare l’interesse di Mediaset. Chi lo conosce, però, non crede in un passo avanti per disarcionare Salvini: “Continuerà ad aspettare sulla riva del fiume”.
Tra i papabili, il secondo è il monzese Massimiliano Romeo, 55 anni, capogruppo al Senato e segretario regionale della Lombardia. È nella Lega dal 1992, quando di anni ne aveva 21. Da mesi, con Attilio Fontana, si è fatto voce del malessere del Nord alla linea Salvini. Sempre più esplicitamente. Ad agosto ha pubblicato il libro “Fare la Lega”, che è andato di traverso ai fedelissimi del segretario. Tanto che, da settimane, il suo ruolo a Palazzo Madama è considerato in bilico.
A chiedere “un passo di lato” al leader, quest’estate, è stato ancor più apertamente il governatore lombardo Attilio Fontana: 74 anni, leghista di scuola bossiana e poi maroniana. Avvocato penalista varesino, una carriera da amministratore: sindaco di Induno Olona, presidente del Consiglio regionale, per dieci anni sindaco della sua Varese e dal 2018 presidente della Lombardia, riconfermato nel 2023. Sarà l’ultimo mandato: al prossimo giro non potrà ricandidarsi. Infine, c’è Massimiliano Fedriga, presidente del Friuli-Venezia Giulia, 46 anni, al Carroccio si è iscritto quando ne aveva 15. “Enfant prodige” leghista, alla Camera entra a 27 anni, a 34 anni diventa capogruppo alla Camera. Poi il ritorno a Nordest: dal 2018 governa il Friuli-Venezia Giulia, nel 2023 viene rieletto con oltre il 64% e dal 2021 presiede la Conferenza delle Regioni. Tra i “critici”, però, è il meno scoperto.