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Mattarella da Amatrice: “La scuola sia aperta a tutti e aiuti a non creare ghetti”

(ansa)

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Il presidente nei luoghi del sisma tra gli studenti per inaugurare il nuovo anno: “Gli istituti leva di integrazione. Unire, non lacerare”. Presente anche Valditara
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AMATRICE – La scuola è la più efficace leva di integrazione per chi viene da altri Paesi e per i giovani nati in Italia che sono figli di emigrati». Ecco il pensiero del presidente della Repubblica Sergio Mattarella 24 ore dopo la proposta della premier Giorgia Meloni, che pensa a un decreto legge per fissare al trenta per cento la quota stranieri per ogni scuola e vietare di indossare il burqa nelle aule. Dice: «La scuola deve aiutare a non formare ghetti». Includere. Non escludere. Integrare. Non respingere. Aggiunge: «La scuola deve stabilire legami, conquistare la fiducia delle famiglie, aiutare a non alzare barriere, a rendere più sicure le nostre comunità, a unire e a non lacerare, superando i muri della diffidenza e dell’incomunicabilità. La scuola è chiamata a produrre coesione sociale».

E quando sottolinea che «la scuola prepara tutti, è aperta a tutti, così dispone l’articolo 34 della Costituzione», parte spontaneo un applauso fragoroso tra gli studenti e i professori riunit…

AMATRICE – La scuola è la più efficace leva di integrazione per chi viene da altri Paesi e per i giovani nati in Italia che sono figli di emigrati». Ecco il pensiero del presidente della Repubblica Sergio Mattarella 24 ore dopo la proposta della premier Giorgia Meloni, che pensa a un decreto legge per fissare al trenta per cento la quota stranieri per ogni scuola e vietare di indossare il burqa nelle aule. Dice: «La scuola deve aiutare a non formare ghetti». Includere. Non escludere. Integrare. Non respingere. Aggiunge: «La scuola deve stabilire legami, conquistare la fiducia delle famiglie, aiutare a non alzare barriere, a rendere più sicure le nostre comunità, a unire e a non lacerare, superando i muri della diffidenza e dell’incomunicabilità. La scuola è chiamata a produrre coesione sociale».

E quando sottolinea che «la scuola prepara tutti, è aperta a tutti, così dispone l’articolo 34 della Costituzione», parte spontaneo un applauso fragoroso tra gli studenti e i professori riuniti. In prima fila c’è il ministro della pubblica istruzione Giuseppe Valditara, che definisce il discorso «bellissimo».

Sono parole piuttosto nette, pronunciate ad Amatrice, all’inaugurazione dell’anno scolastico nazionale, dieci anni dopo il terribile terremoto che il 24 agosto 2016 provocò trecento vittime. L’istituto omnicomprensivo, ospita dalla materna al liceo scientifico, è stato ricostruito ex novo, finanziato dalla Ferrari e intitolato a Sergio Marchionne, che ebbe l’idea, e trovò i finanziamenti mettendo all’asta una Rossa. Così furono trovati sette milioni di euro. È stato inaugurato nel 2019, un anno dopo la morte di Marchionne. «In trent’anni abbiamo costruito o ricostruito trenta scuole in tutta Italia», ha detto il presidente della Ferrari, John Elkann, presente alla cerimonia.

Mattarella non ha mai interferito con le politiche del governo. Anche stavolta, di fronte a un provvedimento dal sapore vannacciano, fa un discorso valoriale, Costituzione alla mano. L’esecutivo infatti non viene mai citato. La sua scuola però è molto diversa da quella propugnata dal governo. E pertanto il messaggio non poteva essere più chiaro, proprio mentre infuria la polemica politica. «La scuola — insiste — deve includere, recuperare, ricostruire».

Mattarella ricorda che «gli insegnanti non devono essere lasciati soli dalla società e le istituzioni non devono recedere dalla loro responsabilità in contesti difficili». Bisogna investire sull’istruzione, perché significa puntare sul futuro. «Un Paese che investe sulla conoscenza sarà più forte e resiliente. I nostri bambini, i nostri studenti sono avanti a noi per tante cose, ma sappiamo che hanno bisogno di trovare fiducia, che il disagio può nascondersi nei loro comportamenti. Può nascondersi persino ai genitori». Difatti ricorda che «la violenza si manifesta in molte forme. Prepotenze esplicite, gruppi e bande che si consolidano fuori dalle aule. Le violenze contro gli insegnanti: l’ultimo grave episodio di pochi giorni addietro si aggiunge a quelli già avvenuti, non dimenticati». Più di frequente alzano le mani i genitori. «Ben più colpevoli dei ragazzi in questo tradimento del loro compito educativo».

Dialoga poi con Alberto Angela. Qual era la sua materia preferita da studente? «La storia». Cosa consiglia ai giovani: «Di non guardare al passato, ma al futuro, con fiducia». Angela invita i ragazzi e le ragazze che si affacciano alla vita adulta a «sfruttare le vocazioni: siate piloti di voi stessi». Mattarella torna un po’ professore — ha insegnato all’università prima di diventare parlamentare — e spiega che anche lo sforzo mnemonico è utile, «a volte mi ripeto le poesie imparate a scuola, come esercizio. Vedete, la cultura è libertà. E mai una macchina, per quanto intelligente, potrà spiegare meglio di un insegnante».

Da mesi Mattarella mette in guardia sui rischi dell’intelligenza artificiale, dello strapotere delle big tech americane. «Compito della scuola è formare ragazze e ragazzi che abbiano voglia di usare le potenzialità dei loro cellulari per pensare in proprio, liberamente, e non per consegnarsi a qualcuno che pensi al loro posto: per cercare spazi nuovi e non per rassegnarsi a ciò che l’algoritmo decide di proporci. Custodire e allenare la nostra umanità e le nostre menti, senza farle atrofizzare dallo strapotere computazionale, questa è la missione della scuola». Una scuola “aperta a tutti”. Mattarella poi ricorda gli altri centri colpiti dal sisma. Arquata del Tronto, Norcia. Salendo ad Amatrice si vedono ancora tante gru. È una giornata caldissima. E di festa. Il provvedimento del governo Meloni è davvero così urgente da necessitare un decreto legge? Ci sarà probabilmente un’interlocuzione col Colle su questo punto nelle prossime ore.

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