Una lunga prova di forza, oltre quattro ore di interventi molto duri – anche contro di lui - al termine dei quali Matteo Salvini ha infine dettato la sua sintesi alle agenzie: «L’unanimità dei presenti mi ha ribadito la fiducia nel mio ruolo di segretario, ma, come ho detto a Pontida, voglio che sia il Congresso ad avere l’ultima parola». Poi ha aggiunto, con tono di sfida: «Conto e mi aspetto che si candidi qualcun altro».
Il caos che si sta consumando da mesi nella Lega sta diventando una partita a scacchi e anche un’ estenuante battaglia di nervi. Dopo la mossa del congresso messa sul pratone di Pontida domenica da Salvini, un nuovo scontro tra il capo leghista e i “ribelli” del fronte dei governatori del Nord è andato in scena ieri durante il consiglio federale convocato d’urgenza dal leader. L’assemblea dirigenziale del partito doveva servire a ratificare la proposta della consultazione prevista (non c’è ancora una data) a ottobre: il congresso, appunto, nel quale Salvini chieder…
Una lunga prova di forza, oltre quattro ore di interventi molto duri – anche contro di lui - al termine dei quali Matteo Salvini ha infine dettato la sua sintesi alle agenzie: «L’unanimità dei presenti mi ha ribadito la fiducia nel mio ruolo di segretario, ma, come ho detto a Pontida, voglio che sia il Congresso ad avere l’ultima parola». Poi ha aggiunto, con tono di sfida: «Conto e mi aspetto che si candidi qualcun altro».
Il caos che si sta consumando da mesi nella Lega sta diventando una partita a scacchi e anche un’ estenuante battaglia di nervi. Dopo la mossa del congresso messa sul pratone di Pontida domenica da Salvini, un nuovo scontro tra il capo leghista e i “ribelli” del fronte dei governatori del Nord è andato in scena ieri durante il consiglio federale convocato d’urgenza dal leader. L’assemblea dirigenziale del partito doveva servire a ratificare la proposta della consultazione prevista (non c’è ancora una data) a ottobre: il congresso, appunto, nel quale Salvini chiederà ai delegati di esprimersi sulla sua riconferma alla guida del partito. Un dribbling che ha spiazzato i “nordisti”. I quali, trascorse ventiquattro ore, si sono presentati in via Bellerio tutt’altro che arrendevoli. Assenti Luca Zaia (in missione istituzionale in Armenia) e il governatore del Fvg, Massimiliano Fedriga, a battersi sul campo c’erano il presidente della Lombardia, Attilio Fontana, Massimiliano Romeo, capogruppo al Senato, e Maurizio Fugatti, presidente della Provincia autonoma di Trento.
Gli interventi più decisi e frontali sono arrivati proprio da Fontana e Romeo. E hanno riguardato il congresso, ovvero il coniglio uscito dal cilindro di Salvini in partnership con il vicesegretario Claudio Durigon. Fontana, a un certo punto, ha sbottato: «Hai convocato il congresso solo perché ti vuoi blindare coi vecchi delegati». La convinzione maturata dei “frondisti” è questa: la “concessione” politica del congresso anticipato e ravvicinato altro non sarebbe che un escamotage salviniano. Per mettere in cassaforte la leadership, pur traballante e, a quel punto, rimuovere ogni opposizione interna («Se verrò riconfermato e arriveranno ancora voci contro chi lo farà spiegherà al popolo della Lega perché continua a fare favori alla sinistra», ha detto domenica a Pontida). E ieri ha rincarato la dose: «Fronda nordista? Semmai altre 19 regioni arrabbiate»
Nuovo casus belli, emerso ieri in via Bellerio, sono dunque le modalità del congresso. Quel riferimento di Fontana ai «vecchi delegati» è stato completato da Massimiliano Romeo nel suo intervento, non meno deciso. Il capogruppo dei senatori, che da mesi con Fontana guida la rivolta interna, ha incentrato le sue parole intorno al disappunto, suo e di altri, per il fatto che il congresso federale non sarà preceduto, come prassi vorrebbe, dai congressi provinciali e regionali. Sarà solo un “one shot”. Salvini chiederà ai delegati di votare (con voto palese, alzata di mano) la sua mozione. Chi sono i (vecchi) delegati? Gli stessi che l’anno scorso lo hanno rieletto al congresso di Firenze, dove era l’unico candidato. Sono per la maggior parte “delegati di diritto”, deputati e dirigenti nominati da lui. Qui c’è un tecnicismo da spiegare. Già prima dell’ultimo congresso il capo leghista aveva rovesciato i vecchi equilibri tra delegati di diritto e delegati elettivi - questi ultimi espressione del voto delle sezioni. Il motivo della nuova impostazione è intuibile. Romeo ha ribadito di non voler mettere in discussione la leadership di Salvini ma la linea “inefficace” e lo sprofondamento del partito. A fare quadrato intorno a segretario ieri sono intervenuti i fedelissimi, i Crippa, i Durigon, Silvia Sardone. La candidata in pectore a sindaca anti-Islam di Milano – ultrà salviniana - avrebbe attaccato i “nordisti” definendo una «stupidaggine» continuare a parlare di autonomia: «Dobbiamo picchiare sull’immigrazione, altrimenti i voti li prende tutti Vannacci».