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Scuola, Meloni attacca Mattarella: “Da ministro voleva il tetto per gli stranieri in classe”

(agf)

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La premier tira in ballo il presidente della Repubblica: “Redigeva circolari sul tema”. Ma il caso risale al 1990. Schlein: “Totale mancanza di senso dello Stato”. Bonelli: “La leader FdI è senza limiti”
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ROMA – Non credo che il presidente della Repubblica abbia paura delle classi ghetto, non la leggo come una contestazione dell’iniziativa del governo. Dice di superarli e possiamo farlo creando classi più equilibrate, con una migliore distribuzione degli alunni che non parlano la nostra lingua». Sono passate ventiquattr’ore dal discorso di Sergio Mattarella ad Amatrice per una «scuola aperta a tutti», quando la presidente del Consiglio Giorgia Meloni lo tira in ballo, ospite di Bruno Vespa a Cinque minuti. E lo fa per difendere il provvedimento che domani arriverà in Consiglio dei ministri per fissare per legge un tetto del 30% agli alunni stranieri che non conoscono l’italiano. Poi al capo dello Stato fa arrivare una frecciata: «Quando il presidente era ministro dell’istruzione redigeva circolari invitando a distribuire gli alunni stranieri». Rinfocolare due tenui note dell’‘89-‘90, quando a viale Trastevere sedeva Mattarella, serve alla premier a dire: «Mi pare giusto andare avanti c…

ROMA – Non credo che il presidente della Repubblica abbia paura delle classi ghetto, non la leggo come una contestazione dell’iniziativa del governo. Dice di superarli e possiamo farlo creando classi più equilibrate, con una migliore distribuzione degli alunni che non parlano la nostra lingua». Sono passate ventiquattr’ore dal discorso di Sergio Mattarella ad Amatrice per una «scuola aperta a tutti», quando la presidente del Consiglio Giorgia Meloni lo tira in ballo, ospite di Bruno Vespa a Cinque minuti. E lo fa per difendere il provvedimento che domani arriverà in Consiglio dei ministri per fissare per legge un tetto del 30% agli alunni stranieri che non conoscono l’italiano. Poi al capo dello Stato fa arrivare una frecciata: «Quando il presidente era ministro dell’istruzione redigeva circolari invitando a distribuire gli alunni stranieri». Rinfocolare due tenui note dell’‘89-‘90, quando a viale Trastevere sedeva Mattarella, serve alla premier a dire: «Mi pare giusto andare avanti con questa misura».

Quanto basta per scatenare la reazione inviperita delle opposizioni. Per Elly Schlein, segretaria Pd, quella di Meloni è «una provocazione diretta alla più alta carica dello Stato, segno evidente di una totale mancanza di senso delle istituzioni». «La premier non ha più limiti», rincara da Avs Angelo Bonelli, «apre uno scontro istituzionale creando problemi seri al Paese».

A Chigi intanto si lavora per chiudere i dettagli del provvedimento voluto dal governo. Il ministro dell’Istruzione, Giuseppe Valditara, ribadisce al Tg1 che il limite massimo del 30% per classe riguarderà soprattutto i nuovi arrivati e tutti «quei ragazzi stranieri che hanno una scarsa conoscenza della lingua italiana». Saranno le scuole a testarne il livello. Escluso invece chi ha «fatto almeno due anni di scuola dell’infanzia o ha frequentato per tre anni con successo una scuola» di qualsiasi ordine e grado. La norma prevederà deroghe in tutte quelle zone ad alta densità migratoria in cui è difficile trovare altri istituti nelle vicinanze. Dalla stessa maggioranza era stata chiesta «flessibilità» (Flavio Tosi, europarlamentare di FI) e «capacità di calare la norma nella realtà» (Anna Maria Bernini, ministra in quota FI). Così, «laddove non fosse possibile inserire lo studente in una scuola di prossimità — assicura Valditara — abbiamo deciso di stanziare 14 milioni di euro per potenziare l’insegnamento dell’italiano». I docenti assunti dal ministero sono poco meno di mille. Prima venivano impiegati solo nei Centri per l’istruzione degli adulti.

Nel provvedimento ci sarà poi il divieto di indossare burqa e niqab («Una norma di buonsenso», dice Meloni) e i corsi obbligatori per i genitori degli studenti con background migratorio che hanno maggiori difficoltà a scuola.

Le opposizioni attaccano nel merito: «Valditara agita solo fumo razzista in campagna elettorale», dice Betta Piccolotti di Avs. «I bambini non sono pacchi», aggiunge Irene Manzi dal Pd. Ma c’è anche un problema di metodo. E cioè il dubbio, aperto anche all’interno della maggioranza, sull’urgenza di un provvedimento che vedrebbe la luce comunque ad anno già in corso, con le classi già formate. Per questo esiste l’ipotesi che il testo, partito come decreto legge e così sostenuto con forza da Valditara, possa trasformarsi in un disegno di legge, senza la fretta di approvarlo in Parlamento in 60 giorni. «Potrebbe accorparsi con altri ddl» sulla stessa materia, «tra cui quello contro il separatismo religioso, che prevede il divieto di burqa e niqab in tutti i luoghi pubblici», suggerisce il meloniano Francesco Filini. Anche nella Lega, che stamattina illustrerà un pacchetto di norme «contro l’integralismo islamico», c’è chi sostiene che lo strumento legislativo potrebbe alla fine cambiare. Dal mondo della scuola si chiede un’unica certezza: «Che la legge preveda fondi — sintetizza il capo dell’associazione dei presidi, Antonello Giannelli — altrimenti l’integrazione si allontana».

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